• 21 Febbraio 2026 9:23

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Perché le radio rischiano di sparire dalle auto

Feb 21, 2026

Per decenni, l’autoradio è stata l’anima dell’intrattenimento di ogni viaggio in macchina, trasformando lunghi viaggi in autostrada e noiosi ingorghi urbani in spazi di divulgazione, racconto e informazione. Tuttavia, oggi questo legame storico tra uomo e frequenze è messo seriamente in discussione da un’ondata di digitalizzazione che rischia di cancellare il ricevitore fisico dai cruscotti delle vetture più moderne e tecnologiche. Alcuni produttori automobilistici, infatti, spinti da una politica di estrema riduzione dei costi produttivi, stanno mettendo in dubbio il futuro dell’autoradio tradizionale a bordo dei nuovi modelli. Contro questa tendenza, Confindustria Radio Televisioni (CRTV) ha deciso di reagire lanciando la campagna di sensibilizzazione #RadioInAuto, con l’obiettivo di garantire che il ricevitore rimanga un elemento imprescindibile su ogni vettura.

I numeri in Italia

La portata sociale del fenomeno è confermata dai numeri impressionanti che caratterizzano il mercato italiano: tutti i giorni, ben 35 milioni di persone scelgono la radio come mezzo d’informazione o svago. Di queste, la stragrande maggioranza — circa 26 milioni —usufruisce dei programmi proprio mentre si trova al volante, confermando la radio come il mezzo prediletto per fare compagnia durante una traversata in auto. Uno strumento che resiste anche all’avanzata dei servizi di streaming e dei podcast on demand.

La richiesta di CRTV alle Case automobilistiche è chiara: nelle auto del futuro, la radio deve rimanere un elemento presente sia in forma analogica che digitale. Inoltre, il dispositivo deve essere “facilmente individuabile, immediatamente accessibile e fruibile con un solo click“. Il timore dell’associazione è che il sintonizzatore venga “nascosto in menu complessi” o penalizzato da soluzioni tecnologiche che dipendono esclusivamente dalla connessione internet dello smartphone.

Uno strumento gratuito e molto utile

La radio, infatti, non è un semplice accessorio di svago, ma un “servizio gratuito e accessibile a tutti”, caratterizzato da un’ubiquità del segnale che nessun servizio streaming può eguagliare. Questa capillarità diventa vitale nei momenti di crisi e di emergenza, dove la radio funge da canale di comunicazione prioritario. È riconosciuta ufficialmente come un “servizio di interesse generale” e rappresenta un “ambiente editoriale sicuro e regolato”, offrendo una garanzia di affidabilità superiore rispetto ai flussi non moderati della rete.

Nonostante queste premesse, il quadro normativo appare frammentato e incerto. Nell’aprile del 2025, l’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) aveva già denunciato una pericolosa “lacuna normativa”. Attualmente, il Codice delle comunicazioni elettroniche impone la presenza di un ricevitore digitale DAB+ solo nei veicoli dotati di un’autoradio tradizionale. Alcuni costruttori stanno sfruttando questo vuoto legislativo vendendo versioni prive di hardware radio, sostituite da sistemi multimediali che riproducono le stazioni esclusivamente tramite internet. Di conseguenza, questi veicoli non sono obbligati per legge a montare un sintonizzatore DAB+, una tecnologia che oggi è disponibile solo sul 35% del parco circolante italiano.

I tentativi di metterci una pezza

Per tentare di risolvere l’impasse, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy aveva proposto di imporre l’obbligo di ricezione FM, AM e DAB+ per tutti i sistemi di connessione internet delle nuove automobili vendute in Italia. Tuttavia, questo progetto ha subito uno stop imprevisto da parte della Commissione Europea, che ha sospeso il provvedimento chiedendo al governo italiano di fornire “giustificazioni più dettagliate e solide” a supporto di tale scelta. La battaglia per la sopravvivenza della radio in auto resta dunque aperta, sospesa tra l’esigenza di sicurezza pubblica e le dinamiche di risparmio dell’industria automobilistica.

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