Per migliaia di ragazzi (e non solo) l’esame della patente è uno dei momenti emotivamente più carichi. Se barare nella prova pratica è pressoché impossibile — o sai guidare, o l’istruttore se ne accorge alla prima rotatoria — la prova teorica ha sempre rappresentato un terreno più scivoloso. Dal vecchio foglietto nascosto nella manica a veri e propri “kit da spia”, i quiz a crocette hanno spesso generato tentativi di truffa, tuttavia quei giorni potrebbero essere ormai giunti al capolinea. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dichiara guerra aperta ai furbetti introducendo il jammer in centinaia di centri della Motorizzazione Civile per premiare il merito e, come effetto indiretto, garantire una maggiore sicurezza sulle strade che percorriamo ogni giorno.
Come funziona il jammer
Fino ad oggi, i controlli nelle aule della Motorizzazione Civile si basavano principalmente sulla vigilanza umana e sulla consegna obbligatoria dei dispositivi elettronici prima dell’inizio della prova. Ma la tecnologia corre veloce e non rimanere al passo coi tempi può fare il gioco dei malintenzionati, pronti a capitalizzare qualsiasi fragilità per aggirare il sistema.
Auricolari invisibili accoppiati a smartphone occultati permettono a complici esterni di leggere le domande e suggerire le risposte in tempo reale, ma cosa accadrebbe se il segnale venisse disturbato? Lo scopo del jammer è esattamente questo: rendere impossibile qualsiasi tipo di comunicazione wireless all’interno dell’aula. Entrando nel dettaglio, l’apparecchio satura le bande di frequenza dedicate allo scambio dati. Che si tratti di un segnale internet o di una connessione satellitare, il jammer rende la linea inutilizzabile, una specie di bolla digitale dove nessun bit riesce a passare, e neutralizza perciò all’istante qualsiasi tentativo di connessione tra l’aula e complici presenti fuori dall’aula.
Le aule blindate e le eccezioni
Il piano del Ministero prevede l’installazione di questi dispositivi in 130 aule della Motorizzazione Civile sparse su tutto il territorio nazionale al fine di creare un ambiente sterile, in cui l’unica risorsa a disposizione del candidato sia la propria preparazione teorica. Del resto, permettere di conseguire la licenza senza conoscere la segnaletica o le precedenze rischia di mettere a serio repentaglio l’incolumità del guidatore stesso e degli altri utenti della strada.
Nonostante l’efficacia del sistema, esiste comunque un limite invalicabile: la salute. Le onde emesse dal dispositivo potrebbero infatti interferire con il corretto funzionamento di apparecchiature come pacemaker, defibrillatori sottocutanei o glucometri per il monitoraggio del diabete. L’ente regolatore ha pertanto previsto la possibilità per chiunque debba sostenere l’esame e sia portatore di tali strumenti di presentare un apposito certificato medico. In questi casi, verranno organizzati turni d’esame specifici durante i quali i jammer rimarranno spenti, in modo da garantire la sicurezza del candidato con però la sorveglianza tradizionale dei commissari.
L’applicazione del jammer nelle sessioni di prova per l’esame della patente rimette al centro della valutazione il merito e la conoscenza. Il ricorso alla tecnologia solleva in parte il controllore della responsabilità di individuare eventuali anomalie e gli studenti preparati manterranno un percorso lineare, mentre gli imbroglioni affronteranno una salita ripidissima verso l’abilitazione al volante.