• 22 Giugno 2024 7:45

Corriere NET

Succede nel Mondo, accade qui!

Maldini, che errore il no al Milan!

Ott 8, 2016

Xavier Jacobelli

sabato 8 ottobre 2016 10:08

MILANO – E’ un vero peccato che Maldini abbia detto no alla proposta di diventare direttore tecnico del nuovo Milan cinese. Almeno per ora, perché Han Li e Marco Fassone non hanno chiuso definitivamente la porta a Paolo e faranno il punto della situazione la settimana prossima in Cina. E’ un vero peccato ed è un peccato mortale perché Maldini è Maldini, un’autentica bandiera in un calcio che s’è venduto pure i pennoni. Maldini è sinonimo universale di classe, correttezza, stile. Egli incarna il vero spirito del Milan, amava dire Berlusconi quando parlava del Figlio di Cesare e gli brillavano gli occhi. Per questo, nessuno meglio di Maldini potrebbe recitare un ruolo fondamentale nell’anno uno dell’era post berlusconiana.

MONTOLIVO, LESIONE AL CROCIATO

GALLIANI – Come dicono a Milano, “Ofelè fa el to mesté”, pasticcere fa il tuo mestiere. L’esortazione è simpaticamente rivolta a chi si improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è esattamente in grado di fare. Rummenigge, per esempio, prima di diventare il Signor Bayern, ha lavorato in Sabener Strasse ricoprendo gli stessi ruoli proposti a Maldini e maturando esperienza nei diversi settori del club bavarese. Se, da grande, Paolo vuol fare il Galliani, ne ha piena facoltà: proprio per questo, potrebbe risultare molto proficua la gestione Formula Tre (decisamente, è questo il numero magico dell’ex terzino) che ha in testa Fassone con l’ex capitano della Nazionale e con Mirabelli. Nel nuovo Milan che nascerà entro la fine dell’anno, Maldini non dovrebbe fare il Galliani, ma il Maldini, come ha scritto il Corriere dello Sport-Stadio martedì 5 ottobre, anticipando la notizia della trattativa intavolata ormai da diverse settimane. Le sue competenze sarebbero suddivise fra l’area tecnica; il settore giovanile; il mercato; la rappresentanza politica del club in sede Fifa, Uefa, Eca, Figc, Lega; la cura del rapporto fra la squadra e la società; il ruolo di punto di riferimento assoluto per un gruppo che, tramontata l’era dei Veterani, ha un gran bisogno di un centro d’identità permanente.

Leggi il resto dell’articolo sull’edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Guarda la Policy

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close