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Per il Censis l’Italia è una nazione di sonnambuli

Dic 8, 2023

Il rapporto annuale 2023 del Censis, intitolato “I Sonnambuli” , offre un’analisi approfondita della situazione socio-economica dell’Italia. Il titolo stesso del rapporto suggerisce un’immagine di una società che sembra muoversi in uno stato di sonnambulismo, senza una chiara consapevolezza dei problemi e delle sfide che affronta. Come sempre, il Censis basa il suo esame su un’ampia mole di dati, che coprono una vasta gamma di argomenti, tra cui economia, lavoro, istruzione, salute, ambiente e benessere sociale. Attraverso l’analisi di questi dati, il rapporto cerca di fornire una panoramica completa della situazione attuale e delle tendenze che caratterizzano il paese.

Uno dei principali punti di attenzione del rapporto riguarda l’economia italiana. Secondo i dati presentati, l’Italia continua a lottare con una crescita economica stagnante e una bassa produttività. Nel 2022, il PIL italiano è cresciuto solo dello 0,4%, una percentuale significativamente inferiore rispetto alla media europea. Inoltre, il rapporto evidenzia che il tasso di disoccupazione in Italia è del 10,2%, con una disoccupazione giovanile che raggiunge il 32,8%. Per quel che riguarda poi la salute e il benessere sociale, si evidenzia ancora una volta la necessità di affrontare le sfide legate all’invecchiamento della popolazione, all’accesso ai servizi sanitari e alla salute mentale. Attualmente, il 22,3% della popolazione italiana ha più di 65 anni, e si prevede che questa percentuale aumenterà nel corso degli anni. Inoltre, il rapporto sottolinea che solo il 56,7% degli italiani ha accesso a un medico di famiglia, mentre il 18,5% della popolazione ha dichiarato di aver avuto problemi di salute mentale nell’ultimo anno.

In merito alla partecipazione civica e politica, il Censis evidenzia la necessità di promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica e di rafforzare la fiducia nelle istituzioni democratiche. Attualmente, solo il 56,9% degli italiani si sente coinvolto nella vita politica del paese, mentre solo il 32,7% ha fiducia nel Parlamento italiano: un risultato disastroso, che indica sia la crisi della fiducia nelle istituzioni sia la lontananza fra cittadini e politica. Io vorrei tuttavia spendere qualche parola in più per quel che riguarda i dati preoccupanti sul sistema educativo italiano. Secondo il rapporto, il 18,7% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni non ha completato l’istruzione secondaria superiore. Questo dato mette in luce una significativa percentuale di giovani che non riescono a ottenere un diploma di scuola superiore, con ovvie limitazioni per le loro opportunità future. 

Inoltre, il rapporto sottolinea che solo il 32,9% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni ha conseguito un diploma di laurea. Questo dato è inferiore alla media europea, che si attesta intorno al 40%. Ciò indica che rispetto ad altri paesi europei, gli italiani hanno mediamente maggiori limiti nelle prospettive di carriera e di sviluppo personale dei giovani. Un altro dato allarmante riguarda le disuguaglianze regionali nell’istruzione. Secondo il rapporto, solo il 55,6% dei giovani del sud Italia ha completato l’istruzione secondaria superiore, rispetto al 74,2% del nord Italia. Questo divario evidenzia una disparità significativa nell’accesso all’istruzione e nelle opportunità educative tra le diverse regioni del paese. Infine, il rapporto evidenzia che solo il 18,3% dei giovani italiani tra i 18 e i 24 anni frequenta un corso di istruzione terziaria, come l’università o l’istituto tecnico superiore. Questo dato è inferiore alla media europea, che si attesta intorno al 34,6%. 

Ora, vorrei dire che sono ormai anni che diverse organizzazioni, fra cui appunto il Censis ma anche Istat, suonano l’allarme su tutti i fronti, indicando chiaramente quali sono le direzioni su cui la politica dovrebbe investire il grosso dei suoi sforzi. Eppure, di fronte ai numeri impietosi che ho citato e che sembrano peggiorare sempre più, assistiamo a incredibili battaglie contro “il cibo di laboratorio” e su altre simili amenità, trascinando il dibattito e i titoli di giornale all’infinito su questioni di nessuna rilevanza. Peggio ancora, il rapporto Censis mostra con evidenza palmare che il problema non è (solo) la politica: il problema più grosso siamo noi, “i sonnambuli”. Il rinchiudersi in una sorta di apatico solipsismo, nella droga cognitiva dei social o nelle briciole di divertimento che riusciamo ad afferrare, è quello di cui ci contentiamo per passare da un giorno all’altro, come se lo Stato, il paese e le Istituzioni potessero fare a meno dei cittadini – i quali, come abbiamo visto, crescono sempre più ignoranti ed ignari mentre il sistema di educazione pubblico va a pezzi.

Forse è perché stiamo tutti, in massa, invecchiando sempre di più, e la gerontocrazia che abbiamo creato pesa sulle spalle sempre più esili e sempre più scarse dei nostri giovani; forse è per il sommarsi di crisi mondiali, obiettivamente fuori la portata del singolo individuo; forse è, invece, solo per un’abitudine al disinteresse, ma è chiaro che la radice del male siamo noi, e la politica, al più, è il nostro specchio.

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