C’è un momento, nelle mattine d’inverno, in cui l’automobilista deve agire con prudenza e un pizzico di saggezza. Succede quando il respiro fa fumo, le mani sono intorpidite, e c’è nell’aria un silenzio che viene tagliato esclusivamente dall’apertura della macchina. In questo scenario bisogna agire con massima cautela, perché siamo al cospetto di un parabrezza ghiacciato: una lastra opaca, ostile, che evita una chiara visione per chi si siede al posto di comando. È lì che molti, ogni anno, commettono gli stessi errori. Piccoli gesti istintivi, figli della fretta e dell’abitudine, che possono trasformare una mattinata qualsiasi in una spesa imprevista o, peggio, in un rischio per la sicurezza. Tre errori in particolare, più comuni di quanto si creda, meritano di essere messi sotto la lente.
L’acqua calda non è una buona idea
Il primo è forse il più diffuso, quasi automatico: versare acqua calda sul parabrezza per sciogliere il ghiaccio. Sembra la soluzione più rapida, quella da film, e invece è la più pericolosa. Il vetro dell’auto è progettato per resistere, sì, ma non agli shock termici improvvisi. Passare in un attimo da temperature sottozero a una colata d’acqua bollente significa sottoporre il parabrezza a una tensione violenta, invisibile ma micidiale. Il risultato può essere una crepa immediata o, peggio, una microfrattura che si allargherà col tempo, magari alla prima buca o alla prima bufera. È l’errore di chi vuole vincere la battaglia contro il gelo in dieci secondi, senza capire che il conto arriverà dopo.
Non grattare il parabrezza con ciò che trovi a tiro
Il secondo errore è quello della forza bruta: raschiare il ghiaccio con qualsiasi oggetto capiti a tiro. Carte di credito, spatole improvvisate, persino coperchi o chiavi. In quel gesto c’è tutta l’impazienza dell’era moderna, ma anche una scarsa consapevolezza dei materiali che si vanno a utilizzare. Il parabrezza non è solamente un blocco di vetro: è un sistema complesso, stratificato, trattato per garantire visibilità e resistenza. Graffiarlo significa comprometterne la trasparenza, creare aloni che di notte si trasformano in riflessi fastidiosi, ridurre la capacità di drenare l’acqua piovana. Un parabrezza segnato non è solo brutto da vedere, è meno sicuro. Eppure, ogni inverno, migliaia di automobilisti lo maltrattano come se fosse una finestra qualsiasi, dimenticando che davanti a loro non c’è un vetro, ma il loro unico orizzonte sulla strada.
Non basta una “finestrella”
Il terzo errore è più subdolo, perché nasce da una falsa sensazione di sicurezza: partire con il parabrezza solo parzialmente pulito. Un oblò ricavato a colpi di raschietto, giusto il necessario per “vederci qualcosa”, e via. È una pratica pericolosa, e anche sanzionabile. Il ghiaccio residuo, ai lati o nella parte alta del vetro, può staccarsi durante la marcia, scivolare improvvisamente nel campo visivo o riflettere la luce del sole in modo accecante. Senza contare che un parabrezza non completamente pulito altera la percezione delle distanze e dei movimenti laterali, soprattutto in città. Guidare così significa accettare un compromesso al ribasso sulla sicurezza, propria e altrui, per risparmiare due minuti al freddo.
Il parabrezza ghiacciato, in fondo, è una prova di pazienza. Non chiede gesti eroici, né scorciatoie figlie della furbizia. Richiede tempo, gradualità, rispetto per le regole della meccanica. Accendere l’auto, attivare lo sbrinamento, usare strumenti adeguati e aspettare. Questo è ciò che bisogna fare. In un’epoca che corre, anche contro il meteo, forse è proprio questo il messaggio più scomodo: il ghiaccio non si vince con la fretta. Si supera con calma. E con la consapevolezza che, tra noi e la strada, c’è un vetro che merita attenzione.