• 26 Marzo 2026 18:30

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Palermo e lo Zen, un’enclave di sofferenza

Mar 26, 2026

AGI – Sulla mappa del sociologo la macchia rossa indica un’enclave di sofferenza e al tempo stesso di risorse potenziali: è il quartiere di San Filippo Neri, passato alla cronaca e alla storia quotidiana di Palermo con il nome asettico di ‘Zen‘ (Zona espansione nord), un’ingiustizia linguistica che a tante altre ingiustizie si somma per consegnare chi vi abita alla marginalità o, perfino, all’invisibilità: all’anagrafe risultano 13.534 abitanti ma, secondo una stima contenuta in un rapporto di Save the Children, in quei casermoni concepiti negli anni Settanta ci vivono 21.093 persone. “È una quota sommersa, da tenere presente quando ci confrontiamo con dati statistici“, spiega in un’intervista all’AGI Laura Azzolina docente di Sociologia economica nell’Ateneo del capoluogo siciliano, impegnato nel progetto “Ricuciamo Palermo”, che oggi inaugura il Corso di laurea magistrale in Politiche pubbliche del Dipartimento di Scienze politiche e delle relazioni internazionali.

“Nessuno sa con precisione quante persone risiedano nel quartiere – continua Azzolina, che insieme a Girolamo D’Anneo dell’Ufficio Statistica del Comune di Palermo, Roberto Foderà dell’Istat e Francesca Montemagno del Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Catania ha cominciato a mappare in un report risorse e sofferenze del quartiere – e questo è un dato da tenere presente perché il sommerso sfugge alla nostra possibilità di controllo“. Il report consiste “in un’analisi strutturale e comparata” del quartiere San Filippo Neri rispetto agli altri quartieri di Palermo. “Noi – spiega Azzolina – siamo partiti dal disagio socio-economico, utilizzando un indice calcolato sul 2021. Questo indice mette dentro diversi indicatori che fanno riferimento, fra le altre, a variabili relative all’istruzione, all’occupazione, al reddito, agli effetti dell’invecchiamento della popolazione“.

La mappa del disagio a Palermo

Attraverso questa lente i sociologi hanno colorato sulla mappa della città i quartieri: verso il blu quelli più benestanti, virano sul rosso quelli con più disagio. “C’è una direttrice – prosegue Azzolina lasciando scorrere il dito sulla mappa – che parte dal centro storico e va verso nord, e questa è l’area più benestante, ma quella zona, quella macchia di rosso intenso la interrompe: lì, al San Filippo Neri, c’è la maggiore concentrazione di disagio socio-economico. Rispetto non solo alla media di Palermo e ovviamente dei quartieri più benestanti, ma anche rispetto alle altre aree periferiche“.

Istruzione, occupazione e reddito: le variabili in negativo

Istruzione, occupazione e reddito: sono queste le “variabili in negativo” che pesano sul destino del quartiere, che ne avverte una carenza enorme. Il tasso di scolarizzazione, per cominciare: solo il 20,1% ha il diploma di maturità superiore, laddove il dato complessivo di Palermo è del 47,5%; nella fascia 25-44 solo il 4,1% possiede la laurea (o un titolo terziario), mentre il dato medio della città è del 25,9%. Cosa ci dicono questi dati? “C’è una difficoltà di accesso ai percorsi formativi“, risponde la sociologa. Quanto al tasso di occupazione, nella fascia di età da 15 a 64 anni solamente il 28,2% è occupato; il dato complessivo di Palermo è 46,3%. Infine, il reddito: lo Zen è il quartiere dove c’è la maggiore concentrazione di persone che vivono in famiglie a basso reddito, ovvia conseguenza del peso della precedente variabile, rispetto al resto di Palermo.

Povertà educativa e marginalità sociale

Nel quartiere “esistono condizioni – prosegue la sociologa – che rendono difficoltose per gli individui e le famiglie l’accesso e la permanenza nei percorsi di istruzione con conseguenti difficoltà a entrare nel mercato del lavoro“. Si è di fronte a “una mancata o limitata partecipazione alla vita sociale ed economica“. “Parliamo – sottolinea la docente universitaria – di povertà educativa, difficoltà economiche, pochi servizi: un insieme composito di difficoltà che produce marginalità“.

L’astensionismo elettorale come sintomo

Vivere questa condizione di marginalità si riflette nel comportamento elettorale: alle ultime politiche il tasso di astensionismo è stato il 61,3%; alle regionali il 62,9%; alle amministrative il 72,1%. Guardando il dato complessivo di Palermo il tasso di astensionismo è stato del 45% alle politiche; il 48% alle regionali e il 58% alle amministrative. Nel referendum l’astensionismo della città di Palermo è stato al 53,64%; il quartiere San Filippo Neri ha registrato un 74,5%: “È vero – dice Azzolina – che l’astensionismo è ormai un problema cronico della nostra democrazia, cresciuto un po’ dappertutto, ma questa sfiducia nei confronti della politica è molto superiore in un quartiere che vede i cittadini lasciati indietro nelle forme di partecipazione sociale ed economica e che si tirano fuori anche dalle forme di partecipazione elettorale e politica“.

Lo stigma e il potenziale dei giovani

Infine, lo stigma. “Non è stato oggetto di misurazione”, premette la ricercatrice. Ma “sullo Zen si è nel tempo stratificato, sedimentato ed è cresciuto un forte peso dell’etichettamento“, complici anche i recenti fatti di sangue avvenuti a Monreale e nel centro di Palermo. Il grande potenziale dello Zen, e forse la sua via d’uscita dalla disperazione, è costituito dai giovani, proprio gli stessi colpiti dallo stigma, dall’etichettamento. Sono risorse che “aspettano di essere valorizzate”.

L’inverno demografico non tocca lo Zen

“La variabile dell’invecchiamento della popolazione – prosegue la sociologa – è quella meno critica qui rispetto ad altri quartieri”. L’inverno demografico non sembra ancora investire il quartiere. “La situazione di Palermo è abbastanza differenziata: ci sono i quartieri centrali, cioè quelli più benestanti, con un invecchiamento della popolazione maggiore. Le periferie hanno livelli di invecchiamento minori, e lo Zen ha il più basso indice di vecchiaia“. Ci sono più bambini che vecchi, dunque? “Sì, e questo vuol dire che le tensioni demografiche, cioè lo squilibrio demografico, nel quartiere è meno grave che negli altri quartieri. Ci sono più giovani“.

La sfida: valorizzare il capitale umano

“Se solo trovassimo il modo di riconquistare queste persone – conclude Azzolina – alla partecipazione ai processi di formazione e poi da lì all’occupazione nel mercato del lavoro, avremmo dato un futuro a loro e valorizzato una risorsa per l’intera città. La nostra sfida, di tutte le istituzioni, dalla scuola all’università alla politica, è attrarre queste persone nei nostri circuiti della formazione e dell’istruzione. Non dobbiamo lasciarli lì, esposti ad altre forme di aggregazione anche criminale: dobbiamo valorizzare questo capitale umano“.

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