• 17 Gennaio 2026 19:11

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Oratorio troppo rumoroso, condannata una parrocchia. E scatta la colletta

Gen 17, 2026

AGI – Promuovere una colletta per contribuire al pagamento del risarcimento stabilito dal Tribunale. Un gesto di responsabilità collettiva e di solidarietà verso uno spazio educativo che appartiene, di fatto, all’intera città. È la proposta del sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, dopo la sentenza emessa dal tribunale in merito alla vicenda che ha coinvolto la parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù e i residenti di via Filippo Parlatore, imponendo alla chiesa di pagare un risarcimento di 45 mila euro per presunti disagi provocati da ‘eccessivi rumori’ ai condomini dello stabile attiguo.

“La proposta di una colletta cittadina – ha aggiunto l’assessore alle Politiche Sociali Mimma Calabrò – è pienamente coerente con il lavoro che l’Assessorato alle Attività Sociali porta avanti da tempo, sostenendo e valorizzando le attività sociali, educative e ricreative promosse dagli oratori, soprattutto nei quartieri più fragili, dove rappresentano un presidio fondamentale di inclusione e prevenzione del disagio. Difendere questi luoghi significa investire nella crescita dei più piccoli e nel futuro della comunità. Per questo confermo la piena disponibilità dell’Assessorato a continuare a collaborare con le parrocchie e con tutte le realtà educative che operano quotidianamente sul territorio, nella convinzione che la cura dei bambini e delle fragilità sia una responsabilità condivisa“. (AGI)

La posizione del sindaco Lagalla e il valore degli oratori

“Ritengo doveroso riconoscere e comprendere le ragioni dei cittadini che si sono rivolti alla giustizia per tutelare un diritto fondamentale come quello alla quiete e alla salute. Allo stesso tempo, questa vicenda – spiega Lagalla – interroga profondamente tutta la nostra comunità. Gli oratori rappresentano da sempre un presidio educativo, sociale e umano di valore inestimabile. Il gioco non è solo rumore: è crescita, prevenzione del disagio, inclusione, relazione. Difendere il diritto alla quiete non può significare considerare il gioco dei bambini un problema, ma piuttosto impegnarsi tutti affinché diritti diversi possano convivere in modo equilibrato”.

Con la sua proposta il sindaco intende ribadire “quanto riteniamo importanti gli oratori e, più in generale, i luoghi di crescita e socialità per i più piccoli. Confermo al parroco, a titolo personale, la mia disponibilità a partecipare a questa iniziativa, offrendogli i primi mille euro, con l’auspicio che anche amministratori comunali, consiglieri, istituzioni, associazioni e singoli cittadini possano aderire liberamente. Ove non si sia riusciti a trovare un percorso condiviso per portare avanti le attività dell’oratorio, ribadisco inoltre la disponibilità del Comune a favorire un confronto serio e costruttivo tra la parrocchia, i residenti e le istituzioni competenti. Credo fermamente che una città capace di rispettare le regole, tutelare i diritti di tutti e prendersi cura dei bambini sia una città che investe nel proprio futuro. La coesione sociale, il rispetto reciproco e l’attenzione alle fragilità sono un bene comune: difenderli è una responsabilità che ci riguarda tutti, come cittadini ancora prima che come amministratori”.

Il paradosso della sentenza e la crisi di socialità

Gli Stati Generali per l’infanzia, l’adolescenza e le Politiche giovanili esprimono piena solidarietà alla parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù di Palermo, coinvolta nella vicenda giudiziaria relativa alle attività del suo oratorio ritenute troppo rumorose dai condomini di un palazzo di via Filippo Parlatore. “Al di là degli aspetti legali, questa sentenza conferma – affermano – un paradosso drammatico: in una città che sempre più manifesta una crisi di socialità e valori fra i più giovani, un luogo educativo storico viene messo in difficoltà proprio per aver svolto la propria funzione sociale ed educativa”.

Le voci dei bambini e dei ragazzi, che “sono e sempre saranno segno di vita e di comunità, diventano motivo di contenzioso, rivelando una carenza strutturale intollerabile. Questa situazione conferma tragicamente che Palermo soffre di una cronica mancanza di spazi di aggregazione aperti, accessibili e ben integrati nel tessuto urbano. Invece di ridurli o limitarne l’attività, dovremmo moltiplicarli, incentivarli e sostenerli attraverso una pianificazione urbana partecipata e intelligente“.

L’urgenza di un patto per gli spazi educativi

E ancora: “Tutto questo dimostra ancora una volta l’urgenza di un patto tra istituzioni pubbliche, realtà del Terzo Settore, comunità anche parrocchiali e cittadini, per progettare insieme spazi vivi, in cui i diritti alla socialità, al gioco e all’educazione siano conciliati con la qualità della vita di tutti. Gli oratori, come tutti i centri e gli spazi educativi sono presidi di democrazia e prevenzione; vanno protetti, potenziati e affiancati da nuove progettualità condivise”.

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