• 13 Agosto 2026 11:05

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Oltre 650 km/h con il motore di una ruspa: la folle impresa da record

Ago 13, 2026

C’è qualcosa di profondamente britannico e anche di profondamente folle, nel modo in cui è nato il nuovo record di velocità su terra a idrogeno. A Bonneville, un prototipo streamliner ha raggiunto la velocità di 653,909 km/h grazie a due motori derivati da quelli utilizzati sulle macchine movimento terra JCB. A guidarlo verso il record c’era ancora lui: Andy Green, l’uomo che ha già infranto il muro del suono sulla Terra. Nelle scorse ore, il JCB Hydromax, ha scritto una nuova pagina nei libri della velocità.

Il risultato di Bonneville

Due motori destinati alle macchine da cantiere, infilati dentro un siluro lungo quasi 10 metri nel deserto dello Utah. La velocità che ha fatto storia è 406,320 mph, equivalenti a 653,909 km/h. È la media ottenuta da due passaggi sulla distesa bianca delle Bonneville Salt Flats: 400,623 mph nel primo senso di marcia e 412,135 nel ritorno. Due percorrenze, una per direzione, completate entro un’ora come previsto dalle procedure FIA, perché sulla terra la velocità non si misura soltanto contro il cronometro ma occorre neutralizzare il più possibile l’effetto del vento. Il risultato è stato un nuovo record FIA provvisorio per un veicolo a combustione interna alimentato a idrogeno. Nelle prossime ore arriverà anche la ratifica definitiva della Commissione FIA competente e il precedente record verrà letteralmente polverizzato. Il riferimento FIA per la combustione a idrogeno era il BMW H2R del 2004, 185,5 mph, meno della metà della velocità raggiunta oggi dall’Hydromax.

Andy Green, vent’anni dopo

A far parlare di sé non è solo il nuovo record ottenuto, ma chi lo ha ottenuto. Vent’anni dopo, stesso deserto e stesso pilota. Nell’agosto 2006, Andy Green era seduto dentro un altro missile firmato JCB. Si chiamava Dieselmax e utilizzava due motori diesel derivati dalla produzione dell’azienda britannica. Green lo portò a 350,092 mph, stabilendo il record mondiale FIA per i veicoli diesel. Vent’anni dopo, lo stesso pilota è tornato nello stesso luogo ma con un combustibile diverso e il vecchio record è stato superato di oltre 56 miglia orarie. Un record quello dell’Hydromax che smette di essere soltanto una cifra da Guinness e diventa una storia. È un ponte tra due epoche della tecnologia JCB: dal diesel all’idrogeno, dalla macchina da cantiere alla ricerca sulla mobilità del futuro.

Andy Green ha oggi 63 anni e secondo Reuters ed è una delle figure più straordinarie della storia della velocità. Nel 1997, al volante della ThrustSSC, raggiunse 763,035 mph, 1.227,986 km/h, diventando il primo e tuttora unico uomo ad aver superato la velocità del suono sulla terra. Il record dell’Hydromax non è, naturalmente, un assalto a quel primato assoluto, ThrustSSC appartiene a un’altra categoria tecnologica e a un altro universo. Ma la firma è la stessa. Green è tornato a Bonneville per dimostrare che si può ancora spostare in avanti il limite.

Il commento

Andy Green ha commentato così il risultato: “Bonneville è la patria spirituale del record mondiale di velocità su terra e il JCB Hydromax è appena entrato a far parte di questa storia. Il veicolo è stato eccezionale: stabile, robusto e veloce. Stabilire un record mondiale di velocità terrestre con la propulsione a idrogeno, vent’anni dopo il Dieselmax, è un privilegio enorme. Questo record rappresenta un traguardo straordinario, frutto del lavoro di un team di livello mondiale e di una tecnologia eccellente“.

Il Presidente di JCB, Anthony Bamford, ha guidato il progetto: “Vent’anni fa siamo arrivati a Bonneville con il JCB Dieselmax e abbiamo dimostrato cosa fosse in grado di fare l’ingegneria britannica con la propulsione diesel. Oggi ci siamo riusciti di nuovo, questa volta con motori alimentati a idrogeno. Questo record è stato stabilito utilizzando motori derivati dalla produzione di serie, gli stessi che attualmente equipaggiano gli escavatori JCB. È proprio questo il senso del progetto JCB Hydromax: dimostrare che l’idrogeno funziona, e che funziona oggi ai massimi livelli“.

Il Presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, ha dichiarato: “Si tratta di un traguardo davvero storico per il motorsport, che dimostra come innovazione, prestazioni, velocità e sostenibilità possano procedere di pari passo. Questo nuovo record di velocità terrestre prosegue tale tradizione, mettendo in luce il potenziale della combustione a idrogeno per il futuro della mobilità sostenibile“.

La vetrina tecnica: i motori da ruspa

Il dettaglio che rende l’immagine dell’Hydromax quasi surreale sono i motori sotto la carrozzeria del lungo streamliner giallo e nero, affilato come una lama. Il cuore del mezzo è composo da due motori JCB a combustione interna alimentati a idrogeno, derivati da unità di produzione. In configurazione record sviluppano complessivamente circa 1.600 cavalli. Non c’è quindi una cella a combustibile a trasformare l’idrogeno in elettricità e non c’è un enorme pacco batterie a spingere il mezzo. Qui l’idrogeno viene bruciato in un motore a combustione interna, la vera scommessa tecnologica di JCB.

L’azienda britannica ha investito circa 100 milioni di sterline nello sviluppo dei propri motori a idrogeno e sostiene che questa tecnologia possa rappresentare una strada concreta soprattutto per mezzi pesanti e macchine da lavoro, dove peso, autonomia e tempi di rifornimento sono questioni particolarmente complesse. L’Hydromax diventa così una gigantesca vetrina tecnica, non è soltanto un’auto costruita per andare forte. È una dimostrazione estrema di ciò che quei motori possono fare.

Acqua, l’immagine destinata a rimanere

Un siluro lungo 32 piedi, quasi dieci metri, che attraversa una distesa di sale a più di 650 km/h. E dietro di sé, invece del caratteristico fumo nero associato alla vecchia tecnologia diesel, lascia il prodotto principale della combustione dell’idrogeno: acqua. Attenzione, però, la semplificazione “zero emissioni” va usata con cautela perché la combustione dell’idrogeno non produce CO₂ allo scarico, ma può generare ossidi di azoto a causa delle temperature elevate della combustione. In pratica, JCB non sta dicendo che il futuro sia già risolto ma sta cercando di dimostrare che l’idrogeno può essere utilizzato anche in un motore termico e spinto fino all’estremo delle prestazioni e più veloce anche dell’elettrico

Il dato curioso, la fotografia di un’epoca

Con i suoi 406,320 mph, Hydromax ha superato anche il riferimento delle vetture a idrogeno alimentate da celle a combustibile, che era nell’ordine delle 303 mph, oltre al precedente record FIA per la combustione interna. Secondo Top Gear, la velocità media dell’Hydromax supera anche il record di velocità di un veicolo elettrico a quattro ruote, la Buckeye Bullet 3, accreditata di una media di 341,264 mph a Bonneville nel 2016. Ciò non significa che l’idrogeno abbia superato l’elettrico nella corsa alla mobilità del futuro. Significa che in una gara estrema di velocità, una tecnologia alternativa ha dimostrato di poter competere con le soluzioni più avanzate.

A ragionare sul futuro ci sono un’azienda che costruisce escavatori, c’è un motore nato per scavare la terra e c’è un pilota che 29 anni fa aveva già portato un’auto oltre Mach 1. Un paradosso magnifico, per guardare avanti, JCB è tornata indietro a Bonneville. Nel frattempo la FIA ha supervisionato verifiche tecniche, sicurezza, cronometraggio e procedure, insieme all’Automobile Competition Committee of the United States. Il record è dunque già entrato nel processo ufficiale di certificazione, resta da aspettare l’ultimo timbro. A Bonneville il futuro, stavolta, non è arrivato in silenzio, è arrivato a 406,320 miglia all’ora.

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