ROMA. Battage, attesa, suspence per Matteo Renzi a “Porta a porta”. Tutti lo aspettavano al guado, pronti a indicarlo al pubblico ludibrio come lo “sfasciacarrozze d’Italia” e lui – ben conoscendo le regole del gioco – ha puntualmente “deluso” queste aspettative e si è “inventato” il sindaco d’Italia. Nella sua apparizione notturna negli studi di Bruno Vespa, davanti alla “terza Camera”, Renzi da una parte ha lanciato un messaggio forte ma implicito: niente sfiducia a Conte, niente crisi di governo, mentre l’annunciata sfiducia al Guardasigilli Bonafede è rinviata alle calende greche («Prima di Pasqua…»), ma al tempo stesso ha rilanciato in grande stile sul piano delle riforme strutturali: «Siccome non si può andare avanti così con le scene che abbiamo visto, fermi tutti: faccio un appello a tutte le forze politiche, a Zingaretti, Di Maio, Crimi, Conte, Leu, Salvini, Berlusconi, Meloni. Dico: portiamo il sistema del sindaco d’Italia a livello nazionale. Si vota una persona che sta lì cinque anni ed è responsabile. Per me la soluzione è l’elezione diretta del presidente del Consiglio».

Proporre nel 2020 un presidenzialismo all’italiana significa gettare la palla in tribuna? Intanto Matteo Renzi allontana da sé l’immagine dello sfascista, tanto è vero che nelle stesse ore alla Camera i suoi parlamentari votavano la fiducia al governo Conte e al tempo stesso l’ex leader del Pd ha lanciato nella discussione pubblica una proposta destinata a far discutere le forze politiche, ma anche a far consenso tra una parte dell’opinione pubblica. Un consenso da andare a cercare: «Lancerò una raccolta di firme perché si arrivi al sindaco d’Italia».

E se mai la suggestione renziana di una legislatura costituente dovesse prendere corpo, a quel punto Renzi immagina che un processo di questo tipo potrebbe essere accompagnato da un governo costituente, guidato da una personalità super partes.

Matteo Renzi pensa che l’ex presidente della Bce Mario Draghi sia l’uomo giusto per guidare – nei prossimi mesi – un governo di questo tipo, capace di varare le riforme istituzionali e al tempo stesso di impostare quelle riforme economiche necessarie per far uscire dallo stallo il Paese. Qualche tempo fa Renzi si confidava: «È possibile che un uomo della autorevolezza di Draghi, dopo aver concluso il suo incarico alla Bce, senta il richiamo del civil servant. Naturalmente dopo un periodo di guida del Paese, il suo approdo al Quirinale sarebbe naturale».

Ma queste sono riflessioni affidate alla sfera privata, che Renzi – per non compromettere la chance – non ripeterebbe in pubblico. Ma lo scenario che l’ex presidente del Consiglio ha tratteggiato in tv è quello di una crisi economica globale da Coronavirus destinata a pesare più di quanto non si immagini e di un’Italia ormai paralizzata nell’indecisionismo. Renzi ha usato una di quelle formule pubblicitario-televisive, che gli sono care: «Ci sono due modi di far politica. Il primo è il modo Lines Notte assorbe tutto. Quello di chi assorbe qualsiasi proposta pur di mantenere la seggiola».

Certo, Renzi continua a pensare che Conte sia un potenziale rivale nell’area “centrale” presidiata da Italia Viva, e dunque accompagnarlo alla porta resta una delle sue principali mission: «Non butto la palla in tribuna. Quando anche venisse meno la maggioranza di governo, per la fase politica che stiamo vivendo non si può votare fino all’autunno». E ancora: «Non sono io che tolgo la fiducia a Conte ma è Conte che ha tolto la fiducia a Italia viva, con una dichiarazione molto forte sulla giustizia. Se loro vogliono togliere noi, siamo noi a togliere il disturbo».

E davanti all’obiezione che manca il clima politico per fare una riforma costituzionale, Renzi ha replicato con un lessico molto esplicito: «Sì, ma dove vanno questi? Questo Parlamento non vuole andare a casa. Diciamo che 945 parlamentari vogliono fare il proprio servizio al Parlamento e al Paese e non andranno a casa. Anche perché il M5s se gli va bene prenderebbe il 10 per cento».