• 21 Ottobre 2026 11:02

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Niente più stop alle auto termiche dal 2035, cambia di nuovo tutto

Ott 21, 2026

Chi sperava di avere finalmente una data certa per il futuro dei motori a benzina e diesel dovrà rimandare le certezze. A Bruxelles il dibattito sulle auto termiche si è riacceso con un’intesa che ridisegna, almeno sulla carta, uno dei pilastri della politica climatica europea: lo stop alle nuove auto a combustione dal 2035 perde un altro pezzo.

Dopo l’accordo di pochi giorni fa tra Francia e Germania, anche i principali gruppi del Parlamento europeo hanno trovato un compromesso per allentare le regole sulle emissioni, riaprendo la strada alla vendita di vetture non completamente elettriche oltre quella scadenza.

Niente più blocco

Il compromesso è stato raggiunto da Partito Popolare Europeo, Socialisti e Democratici e Renew Europe, che hanno concordato di rivedere la normativa approvata nel 2023, quella che prevedeva l’azzeramento al 100% delle emissioni di CO2 per le nuove auto e i nuovi furgoni dal 2035. Una regola che, di fatto, avrebbe impedito la vendita di auto nuove a benzina e diesel.

Il testo che emerge dalle trattative cambia l’impostazione: l’obiettivo non è più zero, e questo apre la porta alla commercializzazione di auto con motore a combustione anche dopo il 2035, mantenendo comunque l’elettrico al centro della strategia comunitaria.

Per gli automobilisti la prima buona notizia è un’altra, ed è sempre valsa: nessuna delle regole discusse impone di rottamare nel 2035 le auto già acquistate. Le vetture a benzina e diesel già in circolazione potranno continuare a viaggiare senza problemi, come previsto anche dalla normativa attuale.

Si scende all’87,5%

Il cuore dell’intesa sta in un numero: 87,5%. È la riduzione delle emissioni di CO2 che i costruttori dovranno garantire entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021, invece del taglio totale.

A questo si aggiunge un ulteriore 7,5% che potrà essere compensato attraverso crediti legati all’impiego di acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione, una concessione pensata per sostenere la filiera industriale europea. Per i furgoni è previsto un percorso a parte, con una riduzione del 35% nel 2030 e dell’80% nel 2035.

Il compromesso introduce inoltre maggiore flessibilità sui cosiddetti super crediti riservati ai veicoli elettrici a batteria.

Il testo ricalca da vicino l’intesa di Francia e Germania, che puntava a un taglio del 90% senza compensazioni per la quota rimanente, e va incontro alle richieste di costruttori come Stellantis, Volkswagen e BMW, da tempo in pressing per ottenere più tempo e più margini.

Anche la Commissione, del resto, aveva già avviato la revisione con il pacchetto automotive del dicembre 2025, proponendo di scendere dal 100 al 90%.

Intesa al momento solo politica

Prima di brindare, però, bisogna ricordare che si tratta soltanto di un accordo politico. Il compromesso raggiunto dai negoziatori deve ancora ottenere il via libera dei gruppi parlamentari e affrontare il confronto con i governi dei Paesi membri, passaggi tutt’altro che scontati. Fino all’approvazione della riforma resta in vigore il target del 100% previsto per il 2035.

C’è poi una questione di sostanza: la portata delle concessioni all’industria e il futuro concreto delle motorizzazioni tradizionali devono ancora essere definiti nel dettaglio. Non significa, insomma, che dal 2035 si potrà vendere liberamente qualsiasi auto a benzina o diesel, ma che il quadro è destinato a essere riscritto. Una partita ancora aperta, in cui l’ultima parola spetterà alle istituzioni europee.

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