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F1, Newey: «Mi sento responsabile per la morte di Senna»

Nov 6, 2017

lunedì 6 novembre 2017 12:46

ROMA – È il mago dell’aerodinamica in Formula 1, e i numeri parlano chiaro: le “sue” monoposto hanno vinto 9 mondiali piloti, 10 titoli costruttori e 142 gran premi. C’è però un grande rimorso che affligge Adrian Newey e riguarda la tragica fine di Ayrton Senna nel 1994. Newey, all’epoca, era uno degli ingegneri capo del team Williams e sente ancora una grande responsabilità per l’accaduto. Lo spiega nel suo nuovo libro “How to build a car”: «Che sia stato il piantone dello sterzo o meno a provocare l’incidente di Ayrton cambia poco: resta il fatto che quella macchina nacque da un cattivo progetto e non avrebbe mai dovuto scendere in pista – scrive Newey parlando dell’incidente di Imola – e io ero uno degli ingegneri del team che progettò una macchina dentro la quale morì un grande uomo. Sentirò sempre una certo grado di responsabilità per la morte di Ayrton».

OLTRE IL LIMITE La causa dell’incidente di Senna resta ancora un mistero e non si sa se a provocare la sua fatale uscita di pista fu, appunto, il cedimento del piantone dello sterzo o un problema con le ruote posteriori. Sia come sia, Newey ribadisce che il progetto aerodinamici di quella vettura non era all’altezza: «Quello di cui mi sento responsabile – precisa – è aver rovinato l’aerodinamica di quella macchina» rendendola difficile da guidare e costringendo quindi Senna a spingere oltre il limite. «Sono stato ingannato dalla transizione dalla sospensione attiva a quella passiva e ho disegnato una macchina aerodinamicamente instabile: Ayrton provava a fare cose che quella vettura non era capace di fare».

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