Il Comune di Milano sta valutando di erogare incentivi economici a chi rinuncia all’auto privata, premiando con denaro concreto chi sceglie il trasporto pubblico, la bici o altri mezzi a bassa emissione. Non è un esperimento visionario nato dal nulla: è uno dei progetti contenuti nella candidatura del Comune di Milano al Programma integrato di interventi sulla mobilità urbana e metropolitana, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica insieme ai Ministeri dell’Economia e delle Infrastrutture.
La notizia è di quelle che dividono subito l’opinione pubblica tra chi applaude e chi storce il naso. E forse è giusto così, perché siamo di fronte a un cambio di paradigma vero: non più solo divieti e sanzioni per chi usa l’auto, ma incentivi positivi per chi ci rinuncia.
La proposta
La candidatura di Milano si articola su tre filoni principali, tutti interconnessi. Il primo riguarda l’ottimizzazione del traffico attraverso sensori intelligenti per la gestione dei flussi veicolari, installati su punti strategici della rete stradale. Sistemi simili esistono già in diverse città europee e permettono di modulare i semafori in tempo reale, ridurre le code, deviare il traffico su percorsi alternativi prima che si formino ingorghi. Milano ha già qualche esperienza in questo campo, ma la proposta punta a un salto di scala.
Il secondo filone tocca la sosta: digitalizzazione del sistema di prenotazione dei parcheggi, con l’obiettivo di rendere più prevedibile e meno caotica la ricerca del posto auto. Anche qui, l’idea di fondo è che un automobilista che sa dove parcheggerà prima di partire è un automobilista che gira meno a vuoto, produce meno emissioni e contribuisce meno alla congestione.
Il terzo filone è quello che ha fatto più rumore. Il Comune vuole promuovere la domanda di mobilità sostenibile e intermodale attraverso l’erogazione di incentivi a chi cambia mezzo di trasporto nel tragitto casa-lavoro e casa-studio, l’integrazione tra bici e trasporto pubblico locale con accesso alle velostazioni, lo sviluppo della sharing mobility a basse emissioni e la promozione di iniziative educative e di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza e al sistema scolastico. In pratica: se lasci la macchina in garage e prendi il metrò o la bici, il Comune potrebbe riconoscertelo con un incentivo economico diretto.
17,57 milioni per Milano
Il contesto finanziario entro cui si inserisce questa proposta è quello del programma ministeriale che mette a disposizione complessivamente 500 milioni di euro per le città metropolitane e i principali Comuni italiani. Per Milano è prevista una quota di finanziamento pari a 17,57 milioni di euro.
Non è una cifra enorme, se rapportata alla scala della città e alla complessità dei problemi di mobilità che Milano affronta ogni giorno, ma è concreta, già assegnata, che aspetta solo di essere spesa bene. E il fatto che il Comune si stia candidando significa che c’è una visione progettuale sviluppata, non solo un’idea buttata sul tavolo.
Il programma di incentivi è probabilmente la parte più visibile e discussa della proposta, ma nel quadro complessivo rappresenta solo uno degli strumenti. L’idea di fondo è sistemica: non si può risolvere il problema del traffico milanese con una sola misura, né solo con divieti né solo con premi. Servono sensori, dati, pianificazione, infrastrutture alternative convincenti e poi, su tutto questo, la spinta psicologica e economica di un incentivo diretto.