Quattordici milioni di dollari. È la cifra che Ron Firman, investitore immobiliare di Miami, ha pagato per la canotta numero 23 dei Chicago Bulls che Michael Jordan indossò in Gara 2 delle Finali NBA del 1998 e che porta la sua firma.
Nessun oggetto legato alla pallacanestro era mai stato venduto a un prezzo così alto.
L’affare non è passato da un’asta pubblica, ma si è chiuso con una vendita privata gestita dalla casa americana Hunt Auctions.
La partita che rese storica quella maglia
Per capire perché quella maglia valga tanto bisogna tornare al 5 giugno 1998.
I Bulls avevano perso Gara 1 al supplementare sul campo degli Utah Jazz, 88-85, e rischiavano di tornare a Chicago sotto di due partite.
Jordan non lo permise.
Chiuse con 37 punti, il migliore della serata, e i Bulls vinsero 93-88 rimettendo la serie in equilibrio.
L’ultimo titolo della dinastia Bulls
Nove giorni dopo, ancora a Salt Lake City, arrivò Gara 6: palla rubata a Karl Malone, tiro su Bryon Russell a 5,2 secondi dalla sirena, serie chiusa sul 4-2.
Fu il sesto e ultimo titolo di Michael Jordan con i Chicago Bulls e, per la sesta volta su sei, venne eletto MVP delle Finali.
Quella stagione, l’ultima della dinastia di Chicago, è diventata nel 2020 la docuserie di ESPN e Netflix “The Last Dance”, che ha riportato il numero 23 davanti a una generazione che non l’aveva mai visto giocare.
Un mercato in continua crescita
Il mercato dei cimeli di Jordan corre da anni, ma nelle ultime settimane ha accelerato.
Nel 2022 Sotheby’s aveva venduto per 10,1 milioni di dollari la canotta rossa di Gara 1 delle stesse Finali.
Appena due settimane fa la maglia di Gara 3, senza autografo, è passata di mano per 12,26 milioni di dollari su Joopiter, la piattaforma d’aste fondata da Pharrell Williams, con un’unica offerta arrivata prima della chiusura.
Sembrava un primato destinato a durare.
È caduto in quindici giorni.
Seconda maglia sportiva più costosa di sempre
Il nuovo prezzo scavalca anche il precedente massimo per il basket, che non apparteneva a una maglia ma a una carta collezionabile del 2007-08 con Michael Jordan e Kobe Bryant, venduta l’anno scorso per 12,9 milioni di dollari.
Considerando tutti gli sport, la canotta acquistata da Firman si ferma al secondo posto.
Più cara è soltanto la casacca dei New York Yankees che Babe Ruth indossava nelle World Series del 1932, quella del leggendario “called shot“.
Secondo il racconto entrato nella mitologia del baseball, Ruth indicò le tribune del Wrigley Field prima di spedirci la palla contro i Chicago Cubs.
Nel 2024 è stata venduta per 24,12 milioni di dollari.
Hunt Auctions: «Come un’opera d’arte iconica»
David Hunt, presidente di Hunt Auctions, legge la vendita come un cambio di categoria.
“Il peso di Michael Jordan nel mercato dei cimeli sportivi era consolidato da tempo”, ha dichiarato in una nota, “ma ora si è spinto fino a una classe di beni d’élite, di solito riservata alle opere d’arte iconiche”.
Quattordici milioni di dollari. È la cifra che Ron Firman, investitore immobiliare di Miami, ha pagato per la canotta numero 23 dei Chicago Bulls che Michael Jordan indossò in Gara 2 delle Finali NBA del 1998 e che porta la sua firma.
Nessun oggetto legato alla pallacanestro era mai stato venduto a un prezzo così alto.
L’affare non è passato da un’asta pubblica, ma si è chiuso con una vendita privata gestita dalla casa americana Hunt Auctions.
La partita che rese storica quella maglia
Per capire perché quella maglia valga tanto bisogna tornare al 5 giugno 1998.
I Bulls avevano perso Gara 1 al supplementare sul campo degli Utah Jazz, 88-85, e rischiavano di tornare a Chicago sotto di due partite.
Jordan non lo permise.
Chiuse con 37 punti, il migliore della serata, e i Bulls vinsero 93-88 rimettendo la serie in equilibrio.
L’ultimo titolo della dinastia Bulls
Nove giorni dopo, ancora a Salt Lake City, arrivò Gara 6: palla rubata a Karl Malone, tiro su Bryon Russell a 5,2 secondi dalla sirena, serie chiusa sul 4-2.
Fu il sesto e ultimo titolo di Michael Jordan con i Chicago Bulls e, per la sesta volta su sei, venne eletto MVP delle Finali.
Quella stagione, l’ultima della dinastia di Chicago, è diventata nel 2020 la docuserie di ESPN e Netflix “The Last Dance”, che ha riportato il numero 23 davanti a una generazione che non l’aveva mai visto giocare.
Un mercato in continua crescita
Il mercato dei cimeli di Jordan corre da anni, ma nelle ultime settimane ha accelerato.
Nel 2022 Sotheby’s aveva venduto per 10,1 milioni di dollari la canotta rossa di Gara 1 delle stesse Finali.
Appena due settimane fa la maglia di Gara 3, senza autografo, è passata di mano per 12,26 milioni di dollari su Joopiter, la piattaforma d’aste fondata da Pharrell Williams, con un’unica offerta arrivata prima della chiusura.
Sembrava un primato destinato a durare.
È caduto in quindici giorni.
Seconda maglia sportiva più costosa di sempre
Il nuovo prezzo scavalca anche il precedente massimo per il basket, che non apparteneva a una maglia ma a una carta collezionabile del 2007-08 con Michael Jordan e Kobe Bryant, venduta l’anno scorso per 12,9 milioni di dollari.
Considerando tutti gli sport, la canotta acquistata da Firman si ferma al secondo posto.
Più cara è soltanto la casacca dei New York Yankees che Babe Ruth indossava nelle World Series del 1932, quella del leggendario “called shot”.
Secondo il racconto entrato nella mitologia del baseball, Ruth indicò le tribune del Wrigley Field prima di spedirci la palla contro i Chicago Cubs.
Nel 2024 è stata venduta per 24,12 milioni di dollari.
Hunt Auctions: «Come un’opera d’arte iconica»
David Hunt, presidente di Hunt Auctions, legge la vendita come un cambio di categoria.
“Il peso di Michael Jordan nel mercato dei cimeli sportivi era consolidato da tempo”, ha dichiarato in una nota, “ma ora si è spinto fino a una classe di beni d’élite, di solito riservata alle opere d’arte iconiche”.