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Mercati nervosi, vendite sugli emergenti e i rendimenti Btp ritornano al 2%

Nov 11, 2016

MILANO – Ore 10:00. Mercati finanziari nervosi dopo la giornata di alti e bassi che ha fatto seguito all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti. Le vendite si concentrano sui mercati emergenti, penalizzati dalla prospettiva che i rendimenti nei Paesi occidentali tornino a crescere: in questa lunga fase di tassi azzerati, i capitali si sono mossi verso i fronti più rischiosi alla ricerca di qualche prospettiva di guadagno. Ora che Trump sembra intenzionato a mettere in atto una politica economica che dovrebbe sostenere l’inflazione, con la conseguente possibilità che la Fed rialzi più rapidamente il costo del denaro, i rendimenti dei titoli di Stato americani sono tornati sopra il 2% per la prima volta da gennaio. L’effetto collegato è che l’indice Msci di valute e azioni emergenti è scivolato ai minimi da quattro mesi.

Paga il conto lo spread tra Btp e Bund che sale 167 punti in apertura e con i rendimenti sul decennale che sfiorano il 2%, tornando ai massimi del 2015 e in attesa dell’asta di Btp a 3, 7 e 30 anni per un importo complessivo compreso fra 5,25 e 7,25 miliardi. In Europa, dopo una giornata iniziata trionfalmente e chiusa incolore, Piazza Affari lima il rialzo al +0,1%. Continua a soffrire Italgas. In ordine sparso le altre: Parigi cede lo 0,2%, Francoforte sale dello 0,2% e Londra lima lo 0,4%.

In Germania l’inflazione si è attestata a ottobre allo 0,8% annuo, confermando la stima preliminare. Il dato è in leggero aumento rispetto a quello di settembre quando l’inflazione era pari allo 0,7 per cento. Su base mensile l’indice dei prezzi al consumo ha segnato un aumento dello 0,2 per cento, in linea con le attese. L’euro tratta in area 1,09 contro il dollaro, mentre contro lo yen è a quota 106,5.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha confermato le posizioni di ieri, raggiunte dopo un rally di oltre sei punti percentuali, chiudendo in rialzo dello 0,18% a 17.374,79 punti, dopo aver toccato in mattinata i massimi da nove mesi a quota 17.621. Il sostegno agi scambi del Sol levante è arrivato dal secondo giorno di Wall Street dopo l’election day: sulla Borsa americana il Dow Jones ha chiuso a livelli record spinto dai titoli finanziari. Le banche sperano infatti che il balzo dei rendimenti dei Treasury dia loro maggiori profitti. Che l’incertezza sia comunque alta è testimoniato dalle performance degli altri indici Usa: l’S&P 500 ha chiuso in rialzo dello 0,2%, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,81%. Hanno sofferto i big tecnologici e le società che lavorano molto con l’estero, con gli investitori spaventati dal protezionismo di Trump. Shanghai ha segnato un rialzo dello 0,8%, raggiungendo i massimi dallo scorso gennaio.

Le quotazioni del petrolio sono risultate in calo sul mercato after hour di new York dopo l’euforia sugli stimoli industriali che ha spinto le quotazioni con la vittoria di Donald Trump. I contratti sul greggio Wti cedono 32 centesimi a 44,34 dollari al barile; il Brent perde 23 centesimi a 45,6 dollari.

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