• 19 Maggio 2022 5:11

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Mercati agitati dai dazi di Trump, ma i listini azionari trattano in rialzo

Mar 8, 2018

MILANO – Il timore di una guerra commerciale scatenata dai dazi su acciaio e alluminio di Donald Trump continua ad essere l’elemento centrale su cui si specula nelle sale operative, mentre le elezioni italiane non hanno lasciato ad ora strascichi di rilievo. I listini azionari si presentano oggi positivi, ma resta alta l’incertezza sulle scelte della Casa Bianca e gli indici mostrano repentini cambiamenti a seconda di come tira il vento delle notizie da Washington. Milano apre in rialzo dello 0,22%.

Un esempio di questa volatilità si è avuto ieri quando si è dimesso Gary Cohn, il principale consigliere economico della Casa Bianca, un esponente dell’ala moderata. La notizia è stata presa male dagli investitori, che però hanno fatto ripartire gli acquisti quando è emersa la volontà di escludere dai dazi – almeno temporaneamente – Messico, Canada e forse altri Paesi. La moneta europea passa di mano a 1,2394 dollari e 131,44 yen. Dollaro/yen in ribasso a 106. Da Pechino non le mandano intanto a dire a Trump: “Optare per una guerra commerciale è sicuramente la ricetta sbagliata, finirai solo per far male agli altri e a te stesso”.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in area 140 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 2%. Si attende oggi nel primo pomeriggio la conferenza stampa di Mario Draghi dopo il direttorio della Bce, dal quale si attende un’indicazione di ulteriore pazienza e perseveranza nelle politiche monetarie accomodanti visto che gli obiettivi di inflazione non sono ancora centrati. Dal fronte macro si registra la battuta d’arresto per gli ordini di fabbrica in Germania. A gennaio sono scesi del 3,9% (contro una stima del -1,8% per il consensus Bloomberg) dopo che a fine 2017 avevano visto un rialzo del 3%.

Sotto pressione il Bitcoin, che retrocede sotto 10mila dollari, per le notizie di nuove strette regolatorie: il Financial Times ha dato notizia della chiusura di due piattaforme in Giappone, Bitstation e FSHO, per un mese. Ad 5, inclusa Coincheck, l’Agenzia sui servizi finanziari nipponica ha ordinato di intensificare i controlli interni. La stretta in Giappone fa seguito ad un’indagine sugli scambi di valute digitali che hanno riscontrato scarsa conformità con gli standard antiriciclaggio, personale mal addestrato e “furti” di criptovalute, in particolare quello da 500 milioni di dollari del gennaio scorso a Coincheck.

Le Borsa di Tokyo ha chiuso in positivo, ma senza recuperare totalmente le perdite della vigilia. L’indice Nikkei è salito dello 0,54% (+115,35 punti) a 21.368,07 e l’indice Topix ha guadagnato lo 0,35% (+5,99 punti) a 1.709,95. La crescita del Pil del Giappone è stata rivista in netto rialzo a +0,4% nel quarto trimestre, da +0,1%. Ieri sera Wall Street ha chiuso in recupero dai minimi con il Dow comunque il rosso dello 0,82%, lo S&P praticamente invariato e il Nasdaq in positivo dello 0,33%.

Petrolio in lieve recupero in apertura di seduta. Dopo il calo della vigilia, il greggio Wti del Texas sale di 13 centesimi a 61,28 dollari al barile. Il Brent del Mare del Nord avanza di 11 centesimi a 64,45 dollari. Oro in rialzo sui mercati per i timori degli effetti negativi di una guerra dei dazi fra Stati Uniti, Cina e Unione Europea. Il metallo con consegna immediata, tradizionale bene rifugio in caso di turbolenze sui mercati, sale dello 0,2% a 1328 dollari l’oncia.

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