• 16 Febbraio 2026 12:33

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Maxi furto di auto alle porte di Milano, scoperto il trucco dei ladri

Feb 16, 2026

Il furto di autovetture ha subito, negli ultimi anni, una mutazione profonda, trasformandosi da attività di microcriminalità basata sulla forza bruta a vera e propria operazione di ingegneria criminale. Non si tratta più soltanto di forzare una serratura o rompere un cristallo; oggi i “ladri professionisti” agiscono come tecnici specializzati, dotati di strumentazioni elettroniche sofisticate capaci di dialogare con le centraline dei veicoli e neutralizzare i sistemi di sicurezza più avanzati. Questo fenomeno vede l’impiego di dispositivi che un tempo appartenevano esclusivamente all’ambito dello spionaggio o delle forze speciali, ora convertiti in strumenti per alimentare un mercato nero internazionale di veicoli di lusso. Un esempio lampante di questa deriva tecnologica è emerso recentemente alle porte di Milano, dove un’operazione delle forze dell’ordine ha smantellato una centrale del riciclaggio perfettamente organizzata.

La scoperta dell’autorimessa e il recupero della refurtiva

L’indagine ha condotto i Carabinieri della Tenenza di Cologno Monzese all’interno di un’autorimessa situata proprio nella cittadina dell’hinterland milanese. Al suo interno sono state rinvenute sette autovetture di grossa cilindrata, principalmente di marca BMW e Land Rover, che erano state sottratte ai legittimi proprietari nella città di Milano durante le settimane precedenti.

L’organizzazione dei malviventi era meticolosa: per rendere i veicoli meno identificabili durante i primi spostamenti, alle auto erano già state sostituite le targhe. Nonostante questo accorgimento, l’efficacia dell’intervento dei militari ha permesso di identificare rapidamente i mezzi e di ricostruire la loro provenienza illecita. Le vetture erano pronte per essere immesse nuovamente sul mercato, destinate ad acquirenti pronti a operare in malafede.

Il “kit dello scassinatore” 2.0

Ciò che ha destato particolare impressione è stata la varietà e la qualità tecnologica del materiale recuperato nel garage, un vero e proprio kit dello scasso professionale. Tra la strumentazione sequestrata figuravano 6 jammer portatili, dispositivi illegali utilizzati per disturbare le frequenze radio e permettere l’apertura delle portiere senza attivare gli allarmi. La dotazione comprendeva inoltre un rilevatore di microspie, un rilevatore GPS e 3 ricevitori GPS, strumenti necessari per individuare eventuali sistemi di tracciamento installati dai proprietari o dalle compagnie assicurative.

Oltre alla parte relativa all’intercettazione dei segnali, i criminali disponevano di tutto il necessario per la fase di “riprogrammazione”: dispositivi per la codifica delle chiavi, 93 chiavi vergini da configurare e strumenti per decriptare le centraline dei veicoli. Non mancavano comunque strumenti più tradizionali, come 14 “spadini” utilizzati per forzare fisicamente le portiere qualora l’elettronica non fosse stata sufficiente. Questo arsenale permetteva ai criminali di “riprogrammare” completamente le auto, rendendole di fatto nuove e utilizzabili per i futuri acquirenti.

Gli arresti e la rotta verso l’Est Europa

L’operazione si è conclusa con l’arresto di due uomini di origini moldave, rispettivamente di 36 e 38 anni. Entrambi sono stati condotti nel carcere di Monza con l’accusa di riciclaggio, poiché colti nell’atto di gestire veicoli di cui conoscevano perfettamente la provenienza furtiva. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la destinazione finale della refurtiva era molto probabilmente il mercato dell’Est Europa, una rotta privilegiata per il traffico di veicoli di alta gamma rubati in Italia.

Mentre i due criminali restano in attesa di processo, la vicenda solleva nuovi interrogativi sulla sicurezza dei moderni sistemi di bordo, contro i quali le case costruttrici lottano da anni, spesso con difficoltà. È interessante notare, infine, un dato statistico relativo al panorama nazionale: nonostante il valore dei modelli BMW e Land Rover, in Italia l’auto più rubata in rapporto al numero di esemplari circolanti rimane l’Alfa Romeo Giulietta, un modello che continua a essere nel mirino dei malintenzionati.

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