• 23 Ottobre 2026 13:39

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Marco Simoncelli, il ricordo del Sic a 15 anni dalla scomparsa

Ott 23, 2026

Quindici anni fa, sul circuito malese di Sepang, il motomondiale perdeva Marco Simoncelli, il “Sic”, il ragazzo dai ricci ribelli e dal sorriso largo che aveva conquistato i tifosi con uno stile di guida generoso e un carattere senza filtri.

Oggi, nell’anniversario della sua scomparsa, il ricordo è ancora vivo come allora, e a testimoniarlo ci sono le parole di chi lo ha amato e di chi ne ha raccontato le imprese.

15 anni di una ferita ancora aperta

L’incidente del 23 ottobre 2011 resta una ferita aperta nella memoria di milioni di appassionati. Non è un caso se, con le dovute differenze, il paragone che viene spontaneo è quello con Ayrton Senna: due piloti spariti nel pieno della loro corsa, diventati simboli proprio per ciò che avrebbero potuto ancora dare. Il Sic aveva 24 anni, e meno di tre mesi dopo ne avrebbe compiuti 25.

Destinato a diventare un big della MotoGP

Per capire cosa si è spezzato quel giorno bisogna tornare indietro di una settimana. A Phillip Island, in Australia, Simoncelli aveva ottenuto il secondo podio della sua carriera in MotoGP, un secondo posto in sella alla Honda Gresini, infilandosi tra le HRC di Casey Stoner, quasi imbattibile sulla pista di casa, e di Andrea Dovizioso.

Qualche settimana prima, a Brno, era arrivato un terzo posto. Già campione del mondo della classe 250, era alla seconda stagione nella categoria regina e quei risultati sembravano l’anteprima di un salto di qualità definitivo tra i grandi del Mondiale. Molti lo indicavano come l’erede naturale di Valentino Rossi, non solo per i risultati che sembravano alla portata, ma anche per l’impronta umana che lasciava ovunque passasse.

La curva undici di Sepang

Una settimana dopo il podio australiano, il Mondiale si spostò in Malesia. Alla curva undici, nel tratto misto che porta al rettilineo prima di quello dei box, Marco perse il controllo della sua Honda numero 58 e finì a terra, sulla traiettoria delle moto che lo seguivano. Colin Edwards e Valentino Rossi non riuscirono a evitarlo.

Fu un fatto di pochi istanti, che lasciò tutto il paddock senza parole. Oggi, tra l’altro, i protagonisti del Mondiale tornano a Sepang proprio nei giorni intorno al ricordo di quell’incidente: la prima domenica di novembre si correrà lì, e non sarà una gara come le altre.

La fondazione e il ricordo

A tenere vivo il nome di Marco ci pensa la Fondazione a lui intitolata, guidata da Kate Fretti, la sua storica fidanzata. In una recente intervista, Kate ha raccontato quanto sia stato difficile all’inizio tornare nei circuiti: subito dopo la scomparsa il dolore era troppo forte, e non sempre riusciva a essere comprensiva con chi le parlava di lui.

Con il tempo, dice, le cose sono cambiate, e oggi, quando incontra un tifoso che si commuove anche a distanza di tanti anni, capisce quanto Marco abbia lasciato. Il lavoro per la fondazione è diventato il modo di trasformare l’assenza in qualcosa di buono, e se quel percorso le avesse fatto solo male, ha spiegato, avrebbe cambiato strada da tempo.

Accanto a lei lavora Paolo Simoncelli, papà di Marco, che pochi giorni fa ha raccontato di non avere rimpianti. Secondo Kate, con gli anni si è fatto più morbido: un tempo, scherza, tutti ne avevano timore. Solo di recente è tornato in un circuito, al Gran Premio di Misano, per la prima volta dopo quindici anni.

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