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Mafia, soldi e Caravaggio: storia (non) semplice del furto della «Natività»

Ott 18, 2019

Non si può escludere che ciò sia accaduto anche per la Natività», ha spiegato Coruzzi. «Tuttavia – ha aggiunto – con il ricongiungimento dei frammenti si potrebbe riportare l’opera assemblata al valore perlopiù originale, come già avvenuto con Partenza degli Argonauti di De Chirico».

Le dichiarazioni di Grado sono peraltro in contrasto con quanto affermato negli anni da un altro pentito di mafia, Francesco Marino Mannoia, appartenente alla batteria criminale che sottrasse la Natività. Mannoia ha sempre affermato che – nonostante il quadro fosse stato portato al sicuro – notò dei danni irreparabili che lo rendevano invendibile e perciò lo distrusse dandolo alle fiamme.

Lo scorso anno Mannoia ha però ritrattato questa versione, sostenendo di fronte alla Commissione Antimafia che il quadro, nonostante i danni e la volontà effettiva da parte di Cosa Nostra di distruggerlo, non fu mai dato alle fiamme. Mannoia ha anche raccontato che anni dopo venne a sapere che la tela era custodita in via Mario Benso, a Palermo. Una recente perquisizione dei Carabinieri non ha però restituito alcuna traccia dell’opera.

La traccia svizzera

Secondo il report della Commissione, il dipinto di Caravaggio – o almeno alcune delle sue parti – potrebbero trovarsi oggi in Svizzera. L’Ufficiale superiore della Guardia di Finanza Pietro Sorbello, specializzato in crimini d’arte, ci spiega che «la Svizzera ha creato una rete di porti franchi dove beni di lusso e opere d’arte possono essere depositate con tassazione molto bassa, affiancando a ciò un sistema di confidenzialità delle informazioni che spesso ostacola o impedisce indagini internazionali».

Con precedenti inchieste, il Sole 24 Ore ha già svelato il ruolo oscuro che giocano i porti franchi svizzeri nella partita contro il riciclaggio di denaro e il mercato nero dell’arte e dei beni di lusso.

Del resto anche il Parlamento Europeo ha scritto nero su bianco che questi edifici – nati come depositi temporanei di derrate alimentari e oggi divenuti magazzini esentasse di beni di lusso – «operano a favore di segretezza». Le stesse autorità svizzere hanno evidenziato il pericolo di «contrabbando e altre attività illegali» all’interno dei porti franchi dovuto al fatto che «l’attuale sistema di controllo è carente e incapace di assicurare che le attività illegali siano messe al bando».

L’ipotesi che la Natività sia stata trasferita al di là delle Alpi appare dunque verosimile.

Sorbello spiega che un’opera d’arte è come fosse una valuta che quando viene scambiata tra Paesi diversi fa aumentare il rischio di riciclaggio di denaro. A conferma delle sue parole, un recente studio effettuato da Art Basel & Ubs Global Art Market ha evidenziato una crescita progressiva del mercato dell’arte internazionale, il cui valore si attesta sopra i 63 miliardi di dollari. Cifre da capogiro che attraggono speculatori e criminali che possono investire e disinvestire ampie somme di denaro senza alcuna tracciabilità. Del resto, anche il superlatitante Matteo Messina Denaro scrisse in un pizzino: «Con il traffico di opere ci manteniamo la famiglia».

«Io non posso sapere cosa sia successo la notte del furto, né chi sia coinvolto in questa storia; quel che so è che l’arte sta pagando il prezzo più alto», dice affranto Calogero Termine. Per l’artista lavorare a contatto con Caravaggio è più di essere un semplice copista.

«Non è solo una questione di arte, ho spesso delle visioni. Una mia amica esperta di filosofia orientale si è rivolta al suo guru, e sostiene che in una vita precedente io sia stato allievo e amante di Michelangelo Merisi», ci racconta. «Il furto della Natività è il simbolo del crimine e della violenza che vincono su uno Stato fallito», sospira Termine, puntando lo sguardo sulla sua Natività. «Guardare un’opera d’arte è un’esperienza mistica, libera la mente dai problemi quotidiani. Credo che ognuno di noi sia collegato a tutto e a tutti e che ohe ognuno di noi abbia memoria di storie mai vissute. Non so come né quando ma ho vissuto la vita di Caravaggio».

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