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L’ombra di una cyberguerra sul furto di dati di Yahoo – il Giornale

Set 24, 2016

La spia che venne dal freddo ha un nome: Tess88. Di lei si sa solo che è una hacker e che opera dalla Russia. È al suo computer che portano le prime tracce dell’offensiva che segna la nuova, clamorosa tappa della guerra informatica che agita il pianeta: l’attacco a Yahoo, il colosso americano (colosso traballante: e il dettaglio non è irrilevante) che si è visto perforare a ripetizione, fino a quando ieri ha dovuto ammettere la catastrofe: mezzo miliardo di utenze penetrate dagli hacker, praticamente la metà di tutti i computer che ogni mese si collegano al web da un’utenza Yahoo. A ognuno di questi cinquecento milioni di indirizzi sono stai succhiati nome utente, password, rubrica, mail. Tutto, insomma. La dimensione è tale che i vertici della webcompany puntano il dito contro un nemico esterno: «C’è dietro un Stato», dicono.

Hanno atteso mesi, i capi di Yahoo, prima di rendere noto l’accaduto. Il risultato è che la rivelazione casca in pieno nel momento più caldo vissuto dai cyberconflitti dall’epoca in cui il computer è stato inventato: un momento in cui allo spauracchio dei liberi pirati, di hacker indipendenti mossi dal vandalismo, dall’idealismo o dal profitto individuale, si stanno sostituendo gli apparati statali. Come quella di Tess88, tutte le tracce portano verso Mosca. È agli specialisti del Cremlino che il Partito democratico americano attribuisce le incursioni nelle mail dello staff di Hillary Clinton. È il Cremlino che viene indicato come il vero motore delle rivelazioni di Julian Assange, la «gola profonda» del caso Wikileaks. E come una vendetta di Putin l’intero mondo ha interpretato la violazione da parte degli hacker Fancy Bear dei computer della Wada, l’antidoping del Cio, che ha macchiato la reputazione di molti atleti americani tra cui l’eroina delle Olimpiadi, la ginnasta Simone Biles.

Come l’attacco a Yahoo si inserisca in questo scontro globale è difficile a dirsi. Di sicuro i bunker che a Lockport, ad est delle cascate del Niagara, custodiscono i dati di Yahoo sono stati perforati a ripetizione. Tess88 era stata la prima a uscire allo scoperto, in giugno, pubblicando su un forum per «smanettoni» un primo pacchetto di dati sottratto a Yahoo. Quello era stato il primo avvertimento. In agosto un altro hacker, Peace of Mind, mette all’asta in bitcoin (la moneta virtuale) sul sito TheRealDeal una quantità di dati sottratti ai clienti di Yahoo. Fin qua, il colosso poteva sperare di trovarsi di fronte all’attacco di semplici ricattatori. La voragine resa nota ieri fa compiere un brusco salto di qualità all’intera vicenda.

Certo, c’è chi dietro il caso vede anche l’ombra del conflitto d’affari: Yahoo è in vendita, il potenziale acquirente, cioè Verizon, sta verificando i suoi conti: e chiaramente l’incidente di ieri darò un duro colpo al valore di Yahoo sul mercato. Verizon, insomma, potrebbe avere fatto un affare. Anche perché la incredibile lentezza con cui Yahoo ha scoperto di essere stata svaligiata (l’hackeraggio risale al 2014) autorizza qualche dubbio sulle capacità di autodifesa dell’azienda.

Ma il vero, inquietante spettro che si intravede dietro il mezzo miliardo di user «bucati» è quello della cyberguerra tra superpotenze. Una guerra asimmetrica: gli americani dispongono di apparati imponenti di controspionaggio informatico, ma possono giocare solo in difesa. Perché hackerare i computer in Cina e in Russia dove le infrastrutture son in mano di fatto allo Stato, è dannatamente più difficile che hackerarli a Los Angeles o New York; e perché in ogni caso i danni causati sarebbero incomparabilmente più lievi.

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