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Lo spread cala ancora sotto 220 punti. Borse caute, petrolio in recupero

Lug 3, 2019

MILANO – Ore 10:30. La distensione nella trattativa tra Europa e Italia sui conti pubblici, con la procedura d’infrazione che verrà probabilmente congelata dopo l’assestamento di bilancio e la promessa di congelare un miliardo e mezzo di spese previste per il Reddito di cittadinanza e Quota 100, spinge lo spread tra Btp e Bund ancora più giù, a livelli minimi da un anno. Il differenziale di rendimento riapre toccando quota 215 punti base, dai 221 della vigilia: livelli minimi da un anno, con rendimento del titolo tricolore all’1,8% sul mercato secondario. Il titolo a più breve scadenza, quello a due anni che solitamente misura la pressione a breve termine sul debito pubblico, vede il rendimento scendere sottozero a -0,03%, mai così basso dal giugno 2018 quando veniva varato il governo gialloverde.

I listini azionari europei si rafforzano dopo un avvio incerto, dovuto alle prese di beneficio dopo una striscia di quattro settimane in tono rialzista e alcuni dubbi che tornano circa le trattative commerciali Usa-Cina. Le Borse del Vecchio continente hanno comunque uno spunto migliore di quelle asiatiche: Milano sale dell’1% con Fca in evidenza, Londra dello 0,52%, Francoforte dello 0,59% e Parigi dello 0,54%.

In generale, dicono gli esperti di mercato citati da Bloomberg, la nomina di Lagarde alla Bce e le scelte del presidente Trump per il board della Fed (ingresso dei critici Waller e Shelton) fanno pensare a banche centrali ancora accomodanti anche nel futuro a medio termine. Resta però necessaria da parte degli investitori una strategia di cautela, con l’acquisto di beni sicuri come oro e Trasury, alla luce di un rally dei listini che sembra non aver fine e che – prima o poi – potrebbe presentare il conto. Soprattutto se tarderanno quelle schiarite sul commercio globale che dopo il G20 molti si aspettano.

Ieri sera Wall Street ha in ogni caso stampato un nuovo record con lo S&P500 (+0,29%) mentre il Nasdaq è salito dello 0,22%. Questa mattina, invece, a Tokyo hanno prevalso i dubbi e il Nikkei ha chiuso in ribasso dello 0,53%. Male anche Shanghai, che ha perso lo 0,94%.

Il prezzo del petrolio apre in rialzo, dopo la brusca frenata do ieri, legata ai timori sul rallentamento dell’economia globale. Sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti salgono di 21 cent a 56,46 dollari e quelli sul Brent avanzano di 19 cent a 62,59 dollari al barile. Ieri l’Opec Plus ha approvato l’estensione dei tagli alla produzione per altri 9 mesi fino al 31 marzo 2020.

L’agenda macroeconomica include gli indicatori Pmi sul settore dei servizi: nell’Eurozona l’indice sale a 53,6 punti a giugno, sopra la soglia di espansione collocata a quota 50. Anche l’Italia registra un miglioramento portandosi a quota 50,5, sopra le attese. Negli Usa, la consueta stima Adp sui posti di lavoro nel settore privato anticipa il rapporto ufficiale di venerdì; si guarda poi alla bilancia commerciale e agli ordini di beni durevoli.

L’euro apre stabile sotto 1,13 dollari. Il biglietto verde ieri ha perso terreno per la ripresa delle incertezze sul negoziato tra Cina e Usa. I mercati, dopo le speranze legate alla tregua scaturita dal vertice Xi-Trump, s’interrogano sulla reale fattibilità di un accordo a breve. La moneta europea passa di mano a 1,1288 dollari e 121,54 yen. Dollaro/yen cala a 107,67. Il franco svizzero avanza sia sul dollaro che sull’euro, rispettivamente a quota 0,9857 e 1,1127. Come si diceva il rafforzamento di yen e franco svizzero, due monete bene rifugio, dimostra la scarsa propensione al rischio degli investitori.

Un’altro segnale in questo senso è legato al calo dei rendimenti del Treasury Usa a 10 anni, un altro tipico bene rifugio, scesi ai minimi dalla fine del 2016. Anche il prezzo dell’oro va in rally: i future sul lingotto avanzano dello 0,5% a 1.425,72 dollari l’oncia.

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