• 15 Gennaio 2026 15:19

Corriere NET

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Lo sciopero dei taxi blocca le città, Uber risponde con rincari record

Gen 15, 2026

Le corse dei taxi si sono fermate per un giorno interno, bloccando cosi le principali città italiane. Una delle categorie della strada più criticate ha manifestato il proprio malcontento in piazza, con cortei che hanno chiesto più trasparenza e il blocco all’ingresso nel mercato di multinazionali come Uber.

Lo sciopero nazionale dei taxi del 14 gennaio ha avuto un forte impatto sulla mobilità delle città italiane, paralizzando il trasporto e creando non pochi disagi ai cittadini che si sono dovuti sportare. Ma a far discutere non sono state solo le manifestazioni e i disagi alla mobilità, bensì anche la reazione dell’algoritmo delle piattaforme che hanno fatto salire i prezzi vista la scarsità di offerta.

Città bloccate

Lo sciopero si è svolto dalle 8 alle 22, a cui hanno aderito praticamente tutte le sedi sindacali, paralizzando il trasporto della città lasciando in strada solo chi deve garantire i servizi essenziali come da legge.

Roma, Torino, Milano, Firenze e Napoli sono state solo alcune delle città in cui si sono svolti cortei e manifestazioni. A Torino, in particolare, centinaia di taxi hanno sfilato in centro, rallentando ulteriormente il traffico e creando lunghe code. Le proteste erano indirizzate contro il Governo e contro quella che i tassisti definiscono una “mancanza di regole chiare” nella gestione del trasporto pubblico non di linea. Non sono mancati momenti di tensione, soprattutto nei confronti di cittadini e commercianti esasperati dai disagi, alimentando un dibattito acceso anche fuori dalle piazze.

Uber e i rincari fino al 300%

Con i taxi fermi e una domanda di mobilità ancora elevata, le piattaforme alternative sono diventate l’unica soluzione. Ed è qui che si è aperto un nuovo fronte polemico. Secondo numerose segnalazioni degli utenti, durante lo sciopero i prezzi delle corse Uber sono schizzati verso l’alto, con rincari che in alcuni casi hanno superato il 300%. Ad esempio dei consumatori hanno segnalato il prezzo del tragitto a Torino dal centro all’aeroporto salito a 140 €, rispetto a una media di 40€. Un aumento dettato dalla regola della domanda/offerta a cui è soggetta l’algoritmo di queste piattaforme, che adeguano in tempo reale le tariffe. Gli utenti però non ci stanno e parlano di speculazione.

Le parole di Salvini

Sullo sciopero è intervenuto anche il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha dichiarato di aver convocato le associazioni di categoria per un confronto istituzionale, fissando un incontro al Ministero nella giornata odierna.

Non ho voluto interferire – ha spiegato Salvini – ed è giusto che ognuno rivendichi ciò che ritiene opportuno. Ho convocato tutte le sigle dei taxi per ascoltare le loro richieste”. Un’apertura al dialogo che però, almeno per ora, non ha placato gli animi né chiarito quale direzione intenda prendere il Governo sul futuro del settore.

Social divisi e scontro sull’idea di mobilità

Come spesso accade in queste situazioni, il vero termometro del malcontento è stato il web. Sui social network si sono accesi numerosi dibattiti, con posizioni nettamente contrapposte. Da una parte c’è chi difende i tassisti, sottolineando le criticità normative, il costo elevato delle licenze e la concorrenza ritenuta sleale delle multinazionali digitali. Dall’altra, una fetta sempre più ampia di utenti chiede a gran voce una liberalizzazione del mercato, indicando come esempio altri Paesi europei dove la concorrenza ha portato a tariffe più basse e servizi più efficienti.

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