Una ventina di donne riunite nel gruppo Tamburi combattenti, tra cui madri del rione, si sono incatenate simbolicamente in corso Due mari, a pochi passi dal ponte Girevole, nel cuore di Taranto. Con cartelli e scritte che richiamano i dati su malattie e morti nella città, chiedono la chiusura delle fonti inquinanti e degli impianti dell’acciaieria ex Ilva.
Alcune indossano maglie con sopra impressi i volti di bambini uccisi da neoplasie, altre imbracciano cartelloni con su scritto frasi del tipo “Abbiamo i giorni contati” o “I bambini di Taranto vogliono vivere”.
Su tutti campeggia i disegno di un bambino attaccato a una macchina per respirare e il messaggio “Sogno un futuro diverso”. “Questi sono i numeri di cui dovete parlare: + 54 per cento di incidenza di tumori in età da 0 a 14 anni, + 21 per cento di mortalità infantile oltre la media regionale, + 20 per cento eccesso di mortalità nel primo anno di vita” sono alcune delle cifre riportate in uno dei cartelli più significativi esposti da una madre.Il gruppo si rivolge alla politica in genere e al presidente del Consiglio Guseppe Conte su tutti, dopo la drammatica visita a Taranto e nello stabilimento siderurgico venerdì 8 novembre, e le notizie su un’apertura del governo alle posizioni di ArcelorMittal su scudo penale e livello occupazionale della fabbrica.
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Ex Ilva, l’arcivescovo di Taranto invita alla preghiera: “Momento difficile per la nostra comunità”
di CENZIO DI ZANNI
Nel frattempo i rappresentanti sindacali, dei lavoratori e di Confindustria, assieme al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, incontreranno il governatore pugliese Michele Emiliano a Bari per trovare una strategia comune nella vicenda, dopo l’annuncio del disimpegno della multinazionale franco indiana dall’investimento sancito dal contratto siglato lo scorso anno. L’intenzione del gruppo Tamburi combattenti è quella di continuare a oltranza col presidio, per questo le donne chiedono che altre persone e altre mamme si associno alla loro protesta.