• 23 Marzo 2023 9:04

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L’attesa per la nuova decisione della Fed sui tassi di interesse

Mar 19, 2023

AGI – Il giudizio degli analisti è quasi unanime, la Federal Reserve aumenterà i tassi di interesse dello 0,25% e non più dello 0,50% come si pensava poco fa; qualcuno anzi si spinge a prevedere che il livello rimanga invariato. L’atteso annuncio è fissato per mercoledì alle 19, ora italiana, al termine della due giorni di riunione del Fomc. Alle 19.30 sarà poi la volta del presidente della Fed Jerome Powell spiegare in conferenza stampa i motivi della decisione e descrivere le dinamiche future dei tassi, il cui ciclo di rialzi secondo cui molti osservatori è ormai vicino alla fine.

Le crisi bancarie succedutesi negli ultimi due giorni, con i fallimenti di Silicon Valley Bank e di Signature Bank, e le difficoltà di First Republic Bank, hanno completamente cambiato le carte in tavola. Secondo l’85% dei trader intervistati da Reuters il rialzo sarà di 0,25, con i Fed Funds che si posizioneranno al 4,75%-5%, mentre il 15% ritiene che i tassi rimarranno invariati. Fino alla settimana scorsa l’aspettativa era per un rialzo di 50 punti base.

A Powell comunque verrà chiesto soprattutto di chiarire se la Fed sarà pronta a spingersi oltre a quello che ha già fatto. Da notare che l’appuntamento di marzo è anche uno dei quattro meeting all’anno in cui la banca centrale Usa diffonde le proprie proiezioni sull’andamento dell’economia.

Gli scenari spiegati dagli esperti

Secondo Allianz Global Investors “la politica monetaria statunitense è entrata in una nuova fase dal momento che il repentino incremento dei tassi di interesse e l’inversione della curva dei rendimenti hanno toccato un nervo scoperto nel sistema finanziario e le autorita’ sono state costrette a intervenire per occuparsi dei fallimenti della Silicon Valley Bank e della Signature Bank a distanza di poco tempo”.

Questo crack “ha scatenato forti oscillazioni sui mercati. In tre giorni il rendimento dei titoli Usa a 2 anni ha registrato la variazione più ampia dal crollo dei mercati azionari di ottobre 1987. L’entità della reazione del mercato è in parte attribuibile alle tempistiche: solo due giorni prima, il Presidente della Federal Reserve Powell aveva rilasciato una dichiarazione citando l’intenzione della Fed di accelerare la stretta monetaria se necessario”.

Ora invece “prevediamo che al prossimo incontro la Fed “giocherà in difesa”. A seconda delle condizioni del mercato, la banca centrale Usa potrebbe persino decidere di lasciare i tassi di riferimento invariati anche se aveva dichiarato l’intenzione di alzarli ulteriormente in caso di necessità. Anche qualora decidesse di alzare ancora i tassi di interesse, probabilmente la Fed modificherà i toni verso una maggiore cautela circa la linea monetaria futura”.

Secondo Marc Dowdin di Rbc BlueBay riteniamo che il Fomc alzerà i tassi di 25 punti base la prossima settimana e continuiamo a rimanere su una traiettoria che probabilmente vedra’ i tassi raggiungere un picco vicino al 5,5% nei prossimi mesi e poi rimanere a questo livello per almeno un paio di trimestri”.

Tiffany Wilding, economista di Pimco, paragona la strategia di politica monetaria della Federal Reserve al “principio della rana bollita, ovvero la capacità di adattarsi a situazioni spiacevoli e deleterie senza reagire, se non quando ormai è troppo tardi”, ricordando anch’essa che “la scorsa settimana Jerome Powell ha alzato il tiro segnalando che la Fed potrebbe nuovamente aumentare il tasso di riferimento overnight sui Fed Funds di 50 punti base, che ha coinciso con lo scoppio del caso Silicon Valley Bank.

Ma ora, spiega “la Fed deve fare meno fatica per arrivare allo stesso risultato: le condizioni finanziarie rigide stanno rallentando la creazione di credito e finiranno per rallentare l’inflazione. Di conseguenza, la domanda da porsi non è se la Fed aumenterà di 50 o 25 punti base nella riunione di marzo. La domanda è piuttosto: il ciclo di rialzo dei tassi della Fed e’ finito? Ovviamente ciò dipenderà dalla velocità e dall’entità dell’inasprimento delle condizioni finanziarie nei giorni e nelle settimane a venire.

Con un’inflazione elevata (nonostante il leggero allentamento degli ultimi mesi) e un mercato del lavoro solido, è possibile che la risposta dei funzionari governativi ai fallimenti bancari attenui i rischi per la stabilità finanziaria in modo tale da indurre la Fed a un nuovo rialzo la prossima settimana. Tuttavia, con una politica già restrittiva, una crescita del credito che potrebbe rallentare e una potenziale recessione che incombe, la rana potrebbe essere già bollita”.

Da ricordare che la prossima settimana oltre alla Fed, si riuniranno numerosi altri Istituti, tra cui, giovedì, le Banche centrali svizzera e inglese. La prima è attesa alzare i tassi di 50 punti base, ma sarà particolarmente monitorata viste le recenti tensioni che hanno interessato Credit Suisse. La seconda, invece, dovrebbe aumentare i tassi di 25 punti base, segnalando al contempo una pausa nel ciclo monetario restrittivo. 

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