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L’Aquila, Perdonanza in tono minore per le vittime di Amatrice. Ma è polemica sul festival jazz spostato a Roma

Ago 28, 2016

L’AQUILA – C’è il sole, oggi, all’Aquila, come il 28 agosto di sette anni fa. E fa caldo, lo stesso caldo che le persone, sistemate nella tendopoli allestita nel piazzale di Collemaggio dopo il sisma del 6 aprile 2009, avevano sopportato per tutta l’estate. Sul prato, antistante la basilica della Porta Santa, le tende non ci sono più da tanto tempo. Ora sono ad Amatrice e nei comuni sconvolti dal terremoto del 24 agosto scorso.

Ma oggi, giorno della 722ma Perdonanza Celestiniana, a differenza delle passate edizioni della festa, che ogni anno (anche dopo il terremoto che ha devastato la città) raduna migliaia di turisti e i cittadini che, nella ricorrenza storica e religiosa trovano anche un’occasione di incontro e condivisione, il piazzale è quasi vuoto. Per rispetto alle oltre 290 vittime del sisma che ha colpito il Centro Italia, l’amministrazione ha deciso di annullare tutti gli eventi non religiosi e gli spettacoli. Anche il corteo della Bolla, solitamente lunghissimo e al quale partecipavano centinaia di figuranti e sbandieratori anche da altre città, è stato ridotto al minimo e ha percorso solo poche centinaia di metri prima di arrivare alla Basilica di Collemaggio.

C’è il sole, ma non riesce a dissipare l’ombra nella quale gli aquilani sono ripiombati quattro giorni fa: la paura è tornata. Come quella notte. E si legge negli occhi di chi ha fatto un salto all’indietro nel tempo. Aver vissuto lo stesso incubo avvicina ancora di più L’Aquila ad Amatrice, che dista solo 30 chilometri da qui.

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“L’Aquila e Amatrice sono unite da un legame fortissimo – dice il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente -. Il dramma che stanno vivendo le popolazioni rimaste senza casa ha riaperto una ferita che per noi non si è ancora rimarginata. Sappiamo benissimo cosa stanno passando e vogliamo essere vicini a loro”.

La macchina della solidarietà si è messa subito in moto: il Comune dell’Aquila ha messo a disposizione gli alloggi vuoti del progetto C.A.S.E., costruiti per i terremotati abruzzesi, e partono in continuazione aiuti di beni di prima necessità e volontari.

Non c’è voglia di festeggiare: niente concerti né spettacoli. Ma non solo oggi. Anche la manifestazione Jazz per L’Aquila, nata nel 2015 per aiutare il capoluogo abruzzese, e in programma dal 2 al 4 settembre, non ci sarà. Gli organizzatori hanno deciso di spostarla a Roma e di devolvere il ricavato ad Amatrice. Ma, se c’è un coro unanime nel sostenere che è giusto dedicare alle popolazioni colpite il 24 agosto la manifestazione, la scelta di spostarla in un’altra città ha suscitato reazioni e polemiche.

“Si poteva scegliere una soluzione meno penalizzante per i cittadini e i commercianti di qui – dice Carla Placidi che da qualche giorno ha riaperto il suo panificio in centro -. Anche se siamo convinti che vada fatto tutto il possibile per Amatrice, abbiamo bisogno di qualcosa che allontani anche per poco la paura è il festival lo avrebbe fatto. Se non è sicuro tenere tante persone in spazi angusti perché una scossa potrebbe generare il panico, potevamo farlo a Piazza d’Armi, a Collemaggio. E poi devolvere tutto ad Amatrice. Si poteva far pagare anche qualcosa ai commercianti sempre da donare ai terremotati, nessuno si sarebbe tirato indietro”.

La polemica sulla maratona jazz migrata nella capitale va avanti da giorni sui social, tanto che è intervenuto Corrado Beldì, uno degli organizzatori a chiarire che la richiesta di cambiare città è arrivata dalla Protezione civile e dalle forze dell’ordine. Lo stesso Cialente ha risposto alle critiche su Facebook, confermando che il centro della città è sicuro, meno lo é tenere sotto controllo una folla che si aggira nei vicoli della città in questo momento: “Si è pensato di spostare a Roma – si legge nel post – per esaltare il senso della mobilitazione nazionale…siamo un Paese, come tutti gli altri, con grandissimi problemi di organizzazione della sicurezza per ogni cosa. L’Aquila, da questo punto di vista, forse, è una delle più sicure”.

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