AGI – “Il problema dei prossimi giorni non sarà solo la temperatura massima, ma la combinazione tra caldo persistente, umidità elevata e notti tropicali”: è l’avvertimento lanciato da Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, per il quale si rischiano “migliaia di morti”. “I temporali di venerdì e soprattutto sabato potranno dare un sollievo temporaneo, ma non cancellano il quadro generale”, ha sottolineato, “ci aspetta una fase molto pesante, con caldo umido e forte stress per l’organismo”.
I soggetti a rischio e l’emergenza sanitaria
“Quando l’umidità è alta, il corpo fatica a disperdere calore e anche temperature non eccezionali possono diventare pericolose”, ha spiegato Pregliasco, “i più esposti restano anziani, cardiopatici, fragili, bambini piccoli e lavoratori all’aperto. Bisogna insistere su idratazione, ambienti freschi, attenzione ai farmaci e controllo attivo delle persone sole. Una vera emergenza sanitaria”.
“Le esperienze degli ultimi anni ci insegnano che le ondate di calore non provocano solo disagi, ma determinano un eccesso di decessi che spesso emerge nelle settimane successive attraverso le analisi epidemiologiche. L’Economist aveva stimato circa 1.300 morti in Europa nei primi quattro giorni della precedente ondata: se un evento di analoga intensità dovesse protrarsi per due o tre settimane e interessare contemporaneamente Francia, Spagna, Belgio, Paesi Bassi e il Nord-Ovest dell’Italia, il bilancio potrebbe essere sensibilmente superiore, circa diverse migliaia di vittime.
Prevenzione e cambiamenti climatici
Non è però possibile indicare oggi un numero attendibile: la mortalità dipenderà dalla durata dell’ondata, dalle temperature notturne, dall’umidità, dall’efficacia dei sistemi di allerta e dalla capacità di proteggere le persone più vulnerabili. Il messaggio è chiaro: il caldo estremo è ormai una delle principali emergenze sanitarie legate ai cambiamenti climatici. Non basta affrontarlo come un fenomeno meteorologico; servono prevenzione, assistenza territoriale, sorveglianza attiva dei soggetti fragili e città più resilienti, perché ogni giorno di caldo estremo in più può tradursi in un aumento dei ricoveri e dei decessi evitabili”, conclude Pregliasco.