• 20 Maggio 2024 5:03

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La grande scoperta di K2-18b, eclissata dall'”ufologo” truffatore

Set 19, 2023

Mentre i giornali di tutto il mondo, compresi i grandi quotidiani italiani, amplificavano in maniera più o meno comica l’ultimo colpo di un noto “ufologo” truffatore, gli scienziati hanno potuto completare le analisi degli ultimi dati forniti dal James Webb Space Telescope (JWST) che, nella sua orbita a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, ha puntato i suoi strumenti verso il pianeta extrasolare K2-18b. Questo pianeta gigante si trova a 120 anni luce da noi nella cosiddetta “zona di abitabilità”, orbitando alla giusta distanza da una stella nana; coerentemente, nel 2019, un altro potente telescopio, lo Hubble, aveva mostrato come K2-18b mostrasse segni di vapore acqueo nella sua atmosfera. In seguito a quelle misure, l’opinione corrente è che K2-18b sia un mondo esotico: un pianeta gigante, in orbita ravvicinata intorno a una stella nana, con grandi oceani alla superficie e idrogeno nell’atmosfera.

  

Adesso, i nuovi dati dello JWST mostrano che su K2-18b dovrebbero essere presenti nell’atmosfera anche anidride carbonica, metano e – forse – il composto dimetilsolfuro (DMS).

   

I primi due composti testimoniano la presenza certa di carbonio, l’elemento chimico alla base della vita, sul pianeta; ma è l’ultimo che, se i dati fossero confermati, sarebbe il più interessante di tutti, non solo perché più complesso dei precedenti. Per quel che oggi sappiamo, infatti, il DMS, è prodotto solo ed esclusivamente attraverso processi biologici, in particolare da alghe e batteri. L’entusiasmo fra gli astrobiologi e gli astrochimici, come è ovvio, è per questo motivo, è il caso di dirlo, alle stelle; tuttavia, tutti invitano alla cautela. I dati eccezionali, come quello che sembra provenire dallo JWST, necessitano di molte, molte più verifiche dell’usuale, specialmente quando si basino su segnali deboli, rumorosi e non molto robusti.

 

Innanzitutto, le misure devono essere confermate, fosse anche solamente ripetendo le osservazioni infrarosse al prossimo transito utile del pianeta.

  

In secondo luogo, il tipo di osservazione effettuato (essenzialmente, una misura spettrofotometrica) è intrinsecamente affetto da errore; tutti ricordiamo, a esempio, l’interpretazione erronea degli spettri ottenuti nell’osservazione di Venere, che avevano portato all’annuncio della scoperta di fosfina nella sua atmosfera (un’altra molecola bioindicatrice, come il DMS). Per questo motivo, è necessario attendere un approfondito e più condiviso scrutinio dei dati raccolti da JWST, alla ricerca di controipotesi che possano spiegare i dati osservati, che non implichino la presenza di DMS.

 

In terzo luogo, il fatto che oggi non abbiamo scoperto alcun processo in grado di produrre DMS in assenza di organismi viventi, non significa che questi processi, altrove ed in condizioni diverse, non possano esistere. Bisogna ricordare che il campionario di reazioni chimiche osservabili sul nostro pianeta o sul nostro sistema solare è limitatissimo, rispetto a quanto può avvenire nell’universo; l’idea che solo perché a casa nostra non osserviamo cicli geochimici in grado di genere are DMS, allora la sua presenza implichi la presenza di vita, è naïve, come dimostrano le molte reazioni che in condizioni di laboratorio possiamo usare per produrre DMS, le quali potrebbero avvenire ove quelle condizioni si verificassero anche nel “laboratorio cosmico” che ci circonda.

 

Infine, le condizioni che oggi possiamo ipotizzare per K2-18b non sono particolarmente favorevoli alla vita: la sua vicinanza orbitale a una stella, sia pure nana, significa la probabile esposizione a una forte dose di radiazione da quella proveniente – il che non pone limiti invalicabili alla vita, viste le capacità mostrate da certi organismi estremofili della Terra, ma certo non facilita il processo della sua emersione originaria.

 

Stemperati in questo modo gli eccessivi entusiasmi e l’onnipresente inganno del clickbait, è appena il caso di notare quanto sia estremamente più vario, entusiasmante e intrigante il panorama che ci stanno svelando astrochimica e astrobiologia, rispetto alle buffonate di un qualunque “ufologo” messicano. Questi e i suoi epigoni mancano così tanto di fantasia da tentare di vendere alieni molto somiglianti a un omuncolo con qualche dettaglio “sbagliato”, come tre dita al posto di cinque; ma nelle profondità del cosmo, in grandi pianeti gassosi coperti da oceani temperati, processi chimici che cominciamo appena a comprendere potrebbero aver prodotto a partire dai soliti ingredienti di base – carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto e un pugno di altri elementi chimici – replicatori biologici del tutto diversi da qualunque cosa immaginano i “fuffologi” privi di fantasia del nostro pianeta.

  

Questa è l’avventura della conoscenza scientifica, e nessun pupazzetto presentato in un qualunque Parlamento vale nemmeno una riga di dati inviati da una macchina che orbita nel gelido spazio a un, milione e mezzo di chilometri da noi, da cui aspettiamo la conferma dell’identificazione di DMS attraverso l’analisi dello spettro di un lontano mondo alieno.

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