• 28 Marzo 2026 13:26

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La famiglia Caliendo accusa: “Domenico già dimenticato dalla sanità”

Mar 28, 2026

AGI – La famiglia del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di due anni deceduto lo scorso 21 febbraio al presidio ospedaliero Monaldi, e la dirigenza dell’Azienda Ospedaliera dei Colli divise da una frattura insanabile.

Attraverso una lettera aperta firmata dal legale Francesco Petruzzi e indirizzata al presidente della Regione Campania, la famiglia denuncia un clima di gelo istituzionale e “carenze e mancanza di umanità” che avrebbero caratterizzato tanto la fase clinica quanto il periodo successivo alla tragedia.

Al centro della disputa non vi è solo l’esito del trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre scorso, ma la gestione del rapporto con i congiunti. “Scrivo nell’interesse della famiglia Caliendo-Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto. La famiglia Caliendo Mercolino apprende con rinnovato dolore che il pattern comunicativo totalmente carente, privo di linearità e del tutto alieno a qualsivoglia forma di umanità che ha caratterizzato il rapporto tra il Monaldi e i genitori di Domenico durante tutta la fase clinica della vicenda, si sta purtroppo protraendo anche ora che Domenico non è più in vita”, scrive l’avvocato Petruzzi nell’incipit della missiva.

La proposta stragiudiziale ignorata

Secondo la ricostruzione legale, la struttura avrebbe ignorato una proposta di componimento bonario stragiudiziale inviata via PEC per evitare la sovrapposizione tra il piano civile e il procedimento penale in corso. “Il comportamento della struttura non è mutato con la morte del piccolo paziente: è rimasto quello che era sempre stato, indifferente, opaco, istituzionalmente sordo”, incalza il legale, precisando che la richiesta risarcitoria è un diritto riconosciuto dallo Stato per le vittime di gravi errori medici.

Il rifiuto dell’iniziativa simbolica e le richieste della famiglia

La tensione è culminata nel rifiuto di un’iniziativa simbolica proposta dall’ospedale: “Eppure, nel medesimo periodo nel quale l’Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di componimento stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi si faceva viva con i genitori di Domenico per invitarli a piantare un albero all’interno del presidio in memoria del loro figlio. La famiglia ha appreso questa proposta con sgomento e con la giusta indignazione che tale iniziativa merita”. Per queste ragioni, i genitori chiedono formalmente le dimissioni della dirigenza e sollecitano l’intervento del presidente della Regione per esercitare i poteri di vigilanza.

La replica dell’Azienda ospedaliera dei Colli

Non è fatta attendere la risposta della direzione generale, affidata a una nota del direttore Anna Iervolino. L’Azienda chiarisce di aver ricevuto la proposta stragiudiziale, ma ne sottolinea le criticità: “È opportuno chiarire che l’Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale, il giorno dopo il funerale del piccolo Domenico, espressamente qualificata come riservata, contenente una richiesta risarcitoria di 3.000.000 di euro e formulata in termini dichiaratamente non negoziabili”.

La difesa della piantumazione

Secondo l’ospedale, l’assenza di un riscontro immediato è dovuta alla necessità di approfondite valutazioni tecnico-legali che “non possono essere compresse entro i rigidi termini unilaterali indicati dalla controparte”. La direzione esprime inoltre sorpresa per l’esposizione mediatica di comunicazioni definite riservate e difende l’iniziativa della piantumazione: “Con l’occasione si precisa che la piantumazione dell’ulivo è un’iniziativa che il personale tutto dell’Azienda ha maturato spontaneamente, è stata apprezzata dalla signora Patrizia e dal signor Antonio che, ancora una volta, hanno riferito di non nutrire sentimenti di rancore verso i medici e gli infermieri“.

La battaglia legale e la richiesta di giustizia

Mentre la Procura prosegue gli accertamenti sulle responsabilità individuali dei professionisti indagati, la battaglia legale si sposta ora sul piano della responsabilità contrattuale della struttura, invocata dai legali della famiglia ai sensi della Legge Gelli-Bianco. “Domenico Caliendo Mercolino meritava di vivere. Meritava di essere curato con perizia, con rispetto dei protocolli e con l’attenzione dovuta a un bambino. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo che ogni vittima ha diritto di ricevere. Non un albero. Giustizia”, conclude la nota della famiglia.

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