• 26 Marzo 2026 23:18

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La docente in ospedale: “Non lasciamoci vincere dal buio. Continuerò a credere nei giovani”

Mar 26, 2026

AGI – “So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio”. È una lettera di ringraziamento a chi le è stato vicina ma anche di speranza, nonostante quello che è accaduto, per il futuro col sogno di tornare presto in classe. La professoressa Chiara Mocchi ha affidato al suo legale Angelo Lino Murtas le prime parole dopo essere stata vittima dell’accoltellamento da parte di un suo alunno di 13 anni in una scuola della provincia di Bergamo.

“Adorati alunni, colleghi, genitori, soccorritori, personale sanitario, autorità, forze dell’ordine, familiari, giornalisti, e persone che mi avete circondato da subito di affetto e solidarietà – è l’incipit -. Sto dettando queste poche righe con la voce ancora flebile, al mio legale, ma con il cuore colmo di gratitudine. Non avrei mai pensato che un giorno avrei dovuto raccontare un dolore così grande, né che avrei attraversato una prova così profonda. Eppure eccomi qui, ancora viva. E questo lo devo a molti di voi”.

“L’incubo di quella mattina”

Poi entra nel merito dei fatti: “In un attimo, un gesto improvviso e incomprensibile ha spezzato la quotidianità della scuola, trasformando una mattina come tante in un incubo. Quelle coltellate sul mio collo e sul mio torace avrebbero potuto fermare il mio cammino per sempre. So che addirittura la scena è stata ripresa via cellulare, è stata drammatica quanto irreale. Io stessa fatico a ricordarla senza tremare”. Il grazie è per i colleghi “che sono intervenuti senza alcuna esitazione, rischiando personalmente permettermi in salvo”, per gli “studenti che hanno gridato aiuto, che hanno pianto, che si sono spaventati e hanno visto qualcosa che nessuno dovrebbe vedere a tredici anni: sappiate che non porto rabbiapaura nel cuore, ma solo desiderio di rivedervi crescere sereni e protetti” e naturalmente per i sanitari che l’hanno soccorsa.

Un messaggio di speranza e la promessa di tornare a insegnare

“Oggi sono ancora debole, la voce è un soffio, il corpo ha ferite profonde ancora fresche. Ma il mio spirito è vivo. E questa vita è un dono che non sprecherò – promette -. So che quanto accaduto ha sconvolto molti di voi. Ha generato paure, domande, forse persino scoramento. Per questo vi dico: non lasciamoci vincere dal buio. Ai miei amati alunni, non fermatevi, non arrendetevi, studiate e preparatevi per il vostro futuro senza nessuna paura, ma solo e unicamente con coraggio. Questa ferita non deve diventare un muro, ma un ponte: verso una scuola più attenta, verso una comunità più unita, verso un modo nuovo di stare accanto ai ragazzi, soprattutto quelli che fanno più fatica, come magari quello che mi ha colpito che forse nel profondo non saprà neanche perché”.

E la promessa legata alla fede: “Se il Signore vorrà concedermelo, io tornerò. Tornerò in classe, tra i banchi, dove ho sempre sentito di appartenere. Tornerò a insegnare, a credere nei giovani, ad accompagnarli nei loro passi difficili. Perché nonostante tutto, insegnare resta il mio sogno, la mia vocazione, la mia gioia più grande.”

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