• 21 Febbraio 2026 10:28

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La Corte Suprema Usa boccia i dazi di Trump, dal 24 febbraio tariffe del 10% per tutti

Feb 21, 2026

AGI – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato il provvedimento per imporre dazi globali del 10%, dopo che poche ore prima la Corte Suprema ha bocciato le tariffe introdotte la scorsa estate dichiarando illegittimo il ricorso ai poteri di emergenza. “È per me un grande onore aver appena firmato, dallo Studio Ovale, una tariffa globale del 10% su tutti i Paesi, che entrerà in vigore quasi immediatamente”, ha scritto Trump sul suo social Truth.
La nuova misura commerciale, fa sapere la Casa Bianca, entrerà in vigore a partire da martedì 24 febbraio. Anche i partner commerciali statunitensi che hanno raggiunto accordi tariffari con l’amministrazione Trump dovranno ora pagare un dazio del 10%. La Ue ha detto di attendere che l’amministrazione Usa chiarisca quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza.

Dazi al ribasso

I partner commerciali statunitensi che hanno raggiunto accordi tariffari con l’amministrazione Trump dovranno ora pagare un dazio del 10%, nonostante i livelli più elevati concordati in precedenza, ha dichiarato venerdì la Casa Bianca. “Si tratta, tuttavia, di una misura temporanea, poiché l’amministrazione si rivolgerà ad altre autorità competenti per applicare tariffe più appropriate o pre-negoziate”, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca all’AFP. 

Massimo 150 giorni

Il nuovo provvedimento durerà massimo 150 giorni, è stato adottato usando la Sezione del Trade Act del 1974, una legge commerciale mai attuata prima, che consente al presidente d’imporre dazi temporaneamente per far fronte a “grandi e gravi deficit della bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti” o altre situazioni che presentano “problemi fondamentali nei pagamenti internazionali”. Per imporre dazi finora Trump era ricorso a una legge del 1977, l’International Emergency Economic Powers Act che conferisce al presidente ampi poteri sulle transazioni economiche internazionali in caso di emergenza nazionale. L’afflusso di droga negli Stati Uniti e il deficit commerciale “ampio e persistente” sono stati entrambi utilizzati dal presidente Usa per giustificare il ricorso alle misure di emergenza. Tuttavia, con una decisione di 6 voti contro 3, l’alta corte ha stabilito che quella legge non autorizza Trump a imporre i dazi.

Colpita l’agenda economica della Casa Bianca

Il pronunciamento della Corte Suprema ha colpito uno dei pilastri dell’agenda economica della Casa Bianca. La sentenza mette in discussione la legalità delle tariffe doganali annunciate in occasione del ‘Liberation Day’, nonché dei dazi imposti sulle importazioni dalla Cina, dal Messico e dal Canada. Una decisione che Trump ha definito “una vergogna”. Trump ha attaccato i giudici della Corte Suprema, parlando anche di possibili influenze straniere sul voto. Tra i pareri contrari ci sono stati anche quelli due giudici da lui nominati nel corso del suo primo mandato alla Casa Bianca. “Ciò che è successo con i due giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti che ho nominato, che piaccia o no, non sembra mai accadere con i Democratici. Votano contro i Repubblicani, e mai contro sè stessi, indipendentemente da quanto siano valide le nostre argomentazioni”, annota Trump.

Merci esentate 

Alcune merci non saranno soggette al dazio temporaneo sulle importazioni a causa delle esigenze dell’economia statunitense o per garantire che il dazio affronti in modo più efficace i problemi fondamentali dei pagamenti internazionali che affliggono gli Stati Uniti. I dazi, sottolinea la Casa Bianca, “continueranno a essere uno strumento fondamentale a disposizione del presidente Trump” per “proteggere le aziende e i lavoratori americani, riportare la produzione nazionale, ridurre i costi e aumentare i salari”.

I giudici non hanno specificato cosa ne sarà ora degli oltre 130 miliardi di dollari di tariffe già riscossi. Al 14 dicembre, secondo i dati dell’Agenzia delle dogane e della protezione delle frontiere degli Stati Uniti e una recente documentazione presentata dall’agenzia alla Corte internazionale del commercio degli Stati Uniti, il governo federale ha raccolto 134 miliardi di dollari di entrate dai dazi. Alcuni esponenti democratici hanno già chiesto a Trump di ripianare il costo provocato dai dazi nei loro territori.

Il governatore dell’Illinois, Jay Robert Pritzker, ha scritto al presidente degli Usa inviandogli una fattura da 8,6 miliardi di dollari con la quale quantifica i danni subiti dai suoi concittadini dall’applicazione dei dazi. “Le vostre tasse tariffarie hanno devastato gli agricoltori, fatto infuriare i nostri alleati e fatto schizzare alle stelle i prezzi dei generi alimentari. A nome del popolo dell’Illinois, chiedo un rimborso di 1.700 dollari per ogni famiglia. Ci sono 5.105.448 famiglie nel mio Stato, il che porta il totale dei danni da voi dovuti a 8.679.261.600 dollari”, scrive Pritzker. Mentre il governatore della California California Gavin Newsom ha detto: “Da oltre un anno Donald Trump tassa illegalmente generi alimentari, mobili e automobili. È il momento di chiedere un rimborso”.

Critico con i toni utilizzati dal presidente il Wall Street Journal, in un editoriale si legge che Trump “deve delle scuse alla Corte Suprema, ai singoli giudici che ha diffamato e all’istituzione stessa”. Il quotidiano finanziario statunitense ipotizza che “Trump senza dubbio non offrirà” scuse. La valutazione del Wsj è che “il suo sproloquio in risposta alla sua sconfitta tariffaria a Corte” sia stato “probabilmente il momento peggiore della sua presidenza”. La Cnn invece rileva come la decisione della Corte “potrebbe avere enormi conseguenze non solo per l’economia e le relazioni estere, ma potenzialmente anche per le elezioni di medio termine di quest’anno”. 

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