• 2 Marzo 2024 21:31

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La biblioteca di Charles Darwin

Feb 12, 2024

Come ogni anno, il 12 febbraio si è celebrato il “Darwin day”, una ricorrenza dedicata alla figura del grande naturalista e scienziato inglese che ha cambiato per sempre il nostro modo di guardare agli esseri viventi e alla loro evoluzione.

Quest’anno, in occasione del 215° anniversario della nascita di Darwin, “Darwin online”, uno dei progetti culturali più meritori che io conosca, diretto dal dott. John van Wyhe presso il dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università Nazionale di Singapore, ha pubblicato un catalogo online di 300 pagine che descrive in dettaglio e finalmente in modo completo la biblioteca personale di Darwin, con 7.400 titoli che includono libri, singoli articoli, opuscoli e riviste. La cosa davvero magnifica, tuttavia, non è il catalogo in sé, ma il fatto che esso sia stato meticolosamente annotato con i collegamenti alle copie digitali delle opere elencate, sicché è possibile accedere alle opere radunate nella lista proprio come si fosse nella biblioteca di Darwin, in molti casi avendo accesso alle riproduzioni degli originali d’epoca – anche se non a quelli posseduti da Darwin, che in gran parte sono andati dispersi alla sua morte. Le liste precedenti contenevano al più il 15 per cento delle opere possedute da Darwin, e le maggiori collezioni sopravvissute non arrivavano ad un totale di 2.000 volumi (includendo anche le doppie copie); invece adesso, grazie ad un lavoro di 18 anni, sono stati identificati migliaia di oscuri riferimenti di Darwin nei suoi cataloghi ed elenchi di articoli come opuscoli e riviste che erano originariamente nella sua biblioteca. Ogni riferimento ha richiesto uno sforzo notevole, per risalire all’identità delle pubblicazioni che Darwin aveva frettolosamente registrato, per non parlare del recupero delle opere citate in ritagli e annotazioni sparse, che lo scienziato usava come promemoria per comporre le sue proprie opere.

Ma perché tutto questo dovrebbe avere qualche importanza, al di fuori che per i bibliofili come il sottoscritto, per gli storici della scienza e per qualche raro curioso?

Il punto è il seguente: la biblioteca di una persona, specialmente in tempi in cui non esisteva accesso online all’informazione, rappresenta una sorta di “fenotipo esteso” dell’individuo in questione, o meglio è parte integrante di quello che io ho chiamato “l’infotipo” di un essere umano.

Studiando il catalogo della biblioteca di Darwin, e più ancora grazie all’accesso alle opere ivi contenute realizzato grazie ai link alle opere provveduti dal progetto Darwin online, è possibile aprire spiragli su diversi aspetti interessanti che riguardano la genesi e la maturazione della produzione intellettuale di una delle più grandi menti dell’umanità.

Proverò a fornire qualche rapido esempio, a seguito delle mie prime sommarie navigazioni in questo vasto mare di opere.

Innanzitutto, sebbene la maggior parte delle opere nella biblioteca di Darwin riguardino argomenti scientifici, in particolare biologia e geologia, essa comprendeva anche opere sull’agricoltura, l’allevamento e il comportamento degli animali, la distribuzione geografica delle specie, la filosofia, la psicologia e altre materie che interessavano Darwin, come l’arte, la storia, i viaggi e la lingua. Vi sono anche diversi testi di argomento religioso, il che, ovviamente, è particolarmente interessante, sia per il travagliato rapporto personale che Darwin ebbe con la religione, sia anche ai fini di comprendere come Darwin studiasse “le carte del nemico”, quando, in più punti, le sue idee furono attaccate da religiosi di ogni ordine e grado.

Un altro aspetto che colpisce è l’internazionalità dei testi raccolti: la maggior parte delle opere sono in inglese, ma quasi la metà sono in altre lingue, soprattutto tedesco, francese e italiano, oltre a olandese, danese, spagnolo, svedese e latino. In particolare, considerato che il rapporto del grande naturalista e delle sue idee con il nostro paese fu stretto, non stupisce di trovare articoli di medicina, di geologia, di botanica e di altre scienze scritte in italiano, e, come indizio del fatto che Darwin se ne servisse direttamente, vi è un dizionario inglese-italiano censito nella sua biblioteca. È poi intrigante come Darwin evidentemente attribuisse ad alcuni scienziati italiani un peso maggiore, visto che il loro nome ricorre più volte fra gli autori dei testi raccolti sui suoi scaffali. Per esempio, si nota la presenza di più scritti di Federico Delpino, curiosa figura di botanico autodidatta che fu tra i primi a passare da una descrizione meramente classificatoria ad una vera e propria biologia ed ecologia delle piante. Nonostante il nome di Delpino sia poco noto al pubblico moderno, egli fu uno dei più ferventi sostenitori della teoria di Darwin, tanto da venir considerato dai suoi contemporanei il maggiore “darwinista” italiano. Darwin corrispose direttamente con Delpino, e nella sua biblioteca oltre alle opere del botanico italiano sono presenti anche gli scritti in risposta del naturalista inglese, ennesima testimonianza del fatto che lo scambio culturale con il nostro paese contribuì certamente al suo percorso intellettuale.

Io ho appena cominciato il mio viaggio dilettantistico in questo vasto mare di libri, che circondò e lambì la mente di Darwin, ma si può star certi che altri, molto più bravi di me, trarranno tesori dall’analisi scientifica. Intanto, possiamo goderci la biblioteca di casa Darwin, ricostruita virtualmente in tutto il suo splendore.

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