• 19 Marzo 2026 19:26

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Kimi Antonelli, quante difficoltà all’esame della patente con cambio manuale e frecce

Mar 19, 2026

Dimenticate il podio di Shanghai, il boato della folla e lo champagne che scorre a fiumi sulla tuta della Mercedes. Per Andrea Kimi Antonelli, pilota dal talento cristallino, ottenere la patente B non è stato una passeggiata. A svelare i retroscena di questa “missione impossibile” alla Gazzetta dello Sport è l’ingegnera Sara Giusti, l’esaminatrice che ha avuto il privilegio di mettere sotto esame Kimi appena poche settimane prima del suo debutto ufficiale a Melbourne lo scorso anno. Mentre oggi il mondo celebra la sua prima storica vittoria al GP di Cina come uno dei più giovani trionfatori di sempre, la dottoressa Giusti ricorda un ragazzo “tesissimo” che lottava per l’agognata licenza.

Alcune difficoltà inaspettate

Il paradosso del campioncino italiano è iniziato con un banale test teorico a fine gennaio 2025. Kimi, che sa a memoria ogni procedura di emergenza di un volante di F1, è scivolato su una buccia di banana: le luci di stazionamento. Come ironizza la stessa Giusti, “in pista si corre, non c’è mica da fermarsi“, quindi perché mai un pilota dovrebbe preoccuparsi di come lasciare l’auto ferma in un parcheggio poco illuminato?

Superato lo scoglio della teoria con un solo errore, arriva il momento della verità: la prova pratica a bordo di una Volkswagen Golf, agghindata con i doppi pedali e l’immancabile, enorme adesivo “scuola guida” sulla portiera. Immaginate la scena: uno dei talenti più fulgidi dell’automobilismo mondiale, abituato a cambi sequenziali istantanei, costretto a litigare con il cambio manuale e una frizione che non perdona nessuno. Antonelli si era preparato con l’auto della zia e il furgone del papà Marco, ma l’imbarazzo con i pedali era evidente.

La freccia per il sorpasso: in F1 non c’è

Per metterlo a suo agio, l’esaminatrice ebbe un’idea geniale: chiedere a Kimi quanto fosse lungo il tracciato di Melbourne. Alla risposta “cinque chilometri”, l’esaminatrice ha replicato: “Allora guideremo per la stessa distanza qui a San Marino“. È stata, a tutti gli effetti, la sua prova generale prima della Formula 1, tra salite, discese e l’incubo di ogni diciottenne: il parcheggio in retromarcia.

L’aspetto più comico dell’esame è stata la prudenza quasi eccessiva del pilota. Kimi era attentissimo a rispettare i limiti, finendo però per risultare un po’ impacciato. Il vero “momento F1” è arrivato durante i sorpassi. Abituato a superare gli avversari con la cattiveria agonistica dei campioni, Kimi si è dimenticato di un dettaglio fondamentale del Codice della Strada: la freccia. La dottoressa Giusti ha dovuto richiamarlo all’ordine con una frase che meriterebbe di essere scolpita nel marmo: “So che il tuo lavoro è superare gli altri piloti, ricordati però che in strada ti tocca segnalarlo“.

Missione compiuta

Fortunatamente per la Mercedes, Kimi ha imparato in fretta, correggendosi subito e ottenendo l’agognata licenza di guida, senza la quale la sua stagione sarebbe stata seriamente a rischio. Dopo aver aspettato educatamente il suo turno in fila per la stampa del documento, il ragazzo ha mostrato tutta la sua umiltà: a fine giornata è tornato in ufficio per regalare alla Motorizzazione un collage di foto autografate con la dedica “A Sara e a tutto l’ufficio, con simpatia“.

Oggi quella composizione di immagini è ancora lì, dietro la scrivania dell’ingegnera Giusti, a ricordare che anche chi vince a Shanghai ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per guidare una Golf grigia manuale. E mentre Antonelli festeggia il suo primo GP, la sua esaminatrice sorride e spera solo una cosa: che nei sorpassi sulla strada di casa, Kimi non dimentichi più di mettere la freccia.

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