• 5 Gennaio 2026 3:13

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Instagram, meglio ‘marcare’ il reale che rincorrere i fake

Gen 4, 2026

AGI – “Il rischio chiave per una piattaforma come Instagram è che, mentre il mondo cambia inevitabilmente sempre più in fretta, la piattaforma non riesca a tenere il passo. Guardando al 2026, uno spostamento importante è che l’autenticità diventerà infinitamente riproducibile”. Con queste parole, affidate a un intervento su Threads, Adam Mosseri (Head of Instagram) prova a mettere a fuoco un problema che sta già entrando nei flussi dei social: l’idea di “reale” che perde unicità, con foto e video che possono essere generati dall’intelligenza artificiale con risultati sempre più credibili.

Il ragionamento parte da una constatazione: per anni l’economia dei creator e degli influencer si è nutrita di una moneta specifica, la fiducia. Contavano la voce riconoscibile, il volto, la presenza, le competenze, la sensazione di avere un contatto diretto tra creator e audience.

I creator più centrali su Instagram

Oggi quella sensazione diventa replicabile: gli strumenti IA abbassano e democratizzano il ‘costo’ della simulazione e tecniche come i deepfake rischiano di erodere le basi di questo sistema. Mosseri propone allora una lettura contro-intuitiva: in questo scenario i creator potrebbero diventare ancora più centrali. Se anche l’autenticità diventa replicabile, aumenta il valore di chi riesce a costruire continuità, coerenza e trasparenza nel tempo.

Per Instagram, in sostanza, la soglia si alza: conterà produrre contenuti con un’impronta personale difficile da copiare, una firma riconoscibile anche quando si subiscono imitazioni convincenti. Dentro questa cornice entra anche un tema culturale: l’estetica “perfetta” perde forza, perché la perfezione diventa più accessibile. Mosseri osserva lo spostamento verso un linguaggio più vicino a quello che circola nella sfera privata: messaggi diretti, video spontanei, immagini imperfette, scene ordinarie. Il “vissuto” potrebbe guadagnare altro terreno nei confronti del “ben costruito”.

L’intelligenza artificiale impara l’imperfezione

Il punto, però, è che anche questo vantaggio è destinato a estinguersi. Il motivo è semplice: l’intelligenza artificiale tenderà a imparare come riprodurre l’imperfezione. Per questo, scrive Mosseri, la reazione più probabile è un cambio di approccio mentale: aumenterà tra le persone il consumo scettico e dubbioso verso immagini e video sempre più artefatti con l’attenzione che potrebbe virare verso altri elementi più originali. Chi pubblica? Qual è la storia dell’account? Quali sono le sue motivazioni, le sue esigenze e il contesto in cui si muove?.

Dall’estetica al chi lo dice

Mosseri descrive un’evoluzione rapida degli strumenti: “Passeremo dall’estetica del ‘videogioco realistico’ di Midjourney e dall’imitazione di Wes Anderson e dello Studio Ghibli alla possibilità di dirigere un’IA perché crei qualunque estetica, inclusa quella imperfetta che sembri autentica. A quel punto dovremo spostare l’attenzione da cosa viene detto a chi lo dice“. E avverte che non sarà un passaggio naturale: “Sarà estremamente scomodo, perché siamo predisposti geneticamente a credere ai nostri occhi. Malcolm Gladwell, nel libro Talking to Strangers, lo ha spiegato bene: come specie tendiamo a partire dalla verità perché i benefici evolutivi e sociali di comunicazione e cooperazione efficienti superano di gran lunga il costo occasionale di essere ingannati”.

L’agenda di Instagram per il futuro

Da qui l’implicazione per le piattaforme di cavalcare quest’onda: etichette e sistemi di riconoscimento dei contenuti generati serviranno, anche se la sfida diventerà più difficile man mano che i modelli migliorano. “C’è già un numero crescente di persone che crede, come me, che sarà più pratico “marcare” i media reali che inseguire quelli falsi”, scrive Mosseri che chiude il suo post con un’agenda per Instagram: “Dovremo evolverci in diversi modi, e in fretta. Dobbiamo costruire i migliori strumenti creativi, sia IA sia tradizionali, per i creator, così che possano competere con contenuti artificiali. Dobbiamo etichettare chiaramente i contenuti generati dall’IA e lavorare con i produttori per verificare l’autenticità al momento dello scatto, “marcando” i contenuti reali. Dobbiamo far emergere segnali di credibilità su chi pubblica, così che le persone possano decidere di chi fidarsi. E dovremo continuare a migliorare la valorizzazione dell’originalità, anche se trasparenza e controllo dell’algoritmo probabilmente meritano un capitolo a parte”.

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