• 19 Gennaio 2026 19:42

Corriere NET

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In Cina toccato il minimo storico delle nascite

Gen 19, 2026

AGI – Le culle restano vuote anche in Cina. Per il quarto anno consecutivo, la popolazione del secondo Paese più popoloso al mondo – poco più di 1,4 miliardi di abitanti – è diminuita: il tasso di natalità è crollato al minimo storico, nonostante l’introduzione di politiche pensate per incoraggiare le persone ad avere dei figli. Perché una maggiore natalità aumenta anche i consumi interni.

Il dato più basso dal 1949

Nel 2025 le nascite sono scese a 7,92 milioni, pari a 5,63 ogni 1.000 persone, in calo del 17% rispetto ai 9,54 milioni del 2024. Si tratta del dato più basso registrato da quando sono iniziate le rilevazioni demografiche nel 1949. L’Ufficio nazionale di statistica cinese stima che la popolazione sia diminuita di 3,39 milioni, attestandosi a 1,405 miliardi, con un calo più rapido rispetto al 2024, mentre i decessi sono aumentati da 10,93 milioni del 2024 a 11,31 milioni dello scorso anno.

Lo stop alla politica del figlio unico

Sono passati dieci anni da quando nel 2016 il governo di Pechino ha messo fine alla politica del figlio unico, varata nel 1979 per contenere l’esplosione demografica che ha caratterizzato l’epoca maoista, quando il Paese era arrivato a sommare da solo un quarto della popolazione globale. Ma, nonostante l’allentamento delle politiche di controllo delle nascite, la curva demografica non ha ripreso vigore. C’entrano diversi fattori: economici e sociali.

Crescere un figlio, soprattutto nelle città, comporta una spesa notevole. Un rapporto pubblicato negli scorsi anni dallo YuWa Population Research Institute di Pechino ha rilevato che il costo medio per crescere un figlio in Cina fino all’età di 18 anni è di 538.000 yuan (circa 66mila euro), ovvero più di 6,3 volte il PIL pro capite, rispetto alle 4,11 volte degli Stati Uniti o alle 4,26 volte del Giappone. 

Economia resiliente

La Cnn sottolinea che il Pil cinese, in linea con gli obiettivi del 5%, dimostra la resilienza dell’economia nonostante i dazi sulle importazioni cinesi imposti dagli Stati Uniti. Gli analisti del mercato però restano preoccupati per la debole spesa delle famiglie cinesi in un contesto di pressione deflazionistica e di eccessiva dipendenza dalle esportazioni per stimolare la crescita.

Stenta anche un altro indicatore delle possibili future nascite: i matrimoni, sono diminuiti di un quinto nel 2024, il calo più drastico mai registrato, con oltre 6,1 milioni di coppie registrate, rispetto alle 7,68 milioni del 2023. Il governo cinese negli ultimi anni ha avviato una serie di politiche per favorire la natalità stanziando, ricorda il Guardian, 90 miliardi di yuan (11 miliardi di euro) per sostenere il suo programma nazionale di sussidi per l’assistenza all’infanzia.

Sono stati introdotti un bonus equivalente a circa 450 euro per ogni bambino di età inferiore ai tre anni e sgravi fiscali legati alla maternità e paternità. Alcune misure hanno innescato anche delle polemiche come la nuova tassazione del 13% sui contraccettivi, inclusi preservativi, pillole anticoncezionali e dispositivi anticoncezionali, destando preoccupazione rispetto al possibile aumento di gravidanze indesiderate e al contagio da Hiv.

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