• 21 Gennaio 2026 18:06

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Il super yacht di Valentino, elegante e discreto come l’imperatore della moda

Gen 21, 2026

C’è un modo di attraversare il tempo che non ha bisogno di correre. Valentino Garavani lo sapeva bene, in passerella come in mare. E mentre il mondo della moda piange la sua scomparsa, avvenuta il 19 gennaio 2026 a 93 anni, resta l’immagine di un uomo che ha sempre scelto la misura, la coerenza e l’eleganza sopra ogni cosa. Anche quando si parlava di superyacht, simbolo per definizione dell’eccesso contemporaneo, Valentino ha seguito una rotta tutta sua.

Non è stato l’unico stilista a possedere una grande barca, e non sarà l’ultimo. Ma il suo T.M. Blue One – già nel nome un atto d’amore, con quelle iniziali dedicate ai genitori Teresa e Mario – è qualcosa che va oltre il concetto stesso di yacht. È un oggetto che stimola le emozioni, un’estensione galleggiante del suo universo creativo. Un pezzo unico, come i suoi abiti.

Lascia ancora il segno

Varato nel 1988 dal cantiere Picchiotti, una delle firme storiche della cantieristica italiana, il T.M. Blue One nasce sotto il segno delle grandi collaborazioni. L’architettura navale e l’exterior design portano la firma dello scomparso Gerhard Gilgenast, che a Viareggio aveva già lasciato tracce importanti, mentre gli interni vengono affidati all’eccentrico e geniale Peter Marino, lo stesso che avrebbe poi ridisegnato le boutique più leggendarie del lusso mondiale. Un incontro di talenti che racconta molto dell’approccio di Valentino: scegliere i migliori e poi lasciarli lavorare, senza mai tradire la propria visione.

All’epoca misurava 41 metri, diventati 48 (o 49, come sostengono altri) dopo il restauro del 2014 curato dal cantiere Lubesn, sempre a Viareggio. Un allungamento discreto, quasi invisibile, che non ha alterato l’equilibrio delle proporzioni. Perché l’insieme non si tocca, quando funziona. E infatti, pur non rientrando nemmeno oggi nella top 1000 dei superyacht per lunghezza, il T.M. Blue One resta, a quasi quarant’anni dal varo, una delle barche più riconoscibili e ammirate del Mediterraneo. Con una predilezione evidente per l’Argentario, dove Valentino era di casa e dove la sua sagoma blu navy è diventata parte del paesaggio.

Livrea di puro stile

La livrea è un certificato dell’essenza dell’estetica di Valentino: blu profondo, attraversato da una sottile linea azzurra che corre lungo lo scafo, come una cucitura sartoriale. Le sovrastrutture bianche dialogano con lo scafo in un equilibrio cromatico che ricorda l’haute couture della Maison. La poppa è quella dei panfili anni Ottanta, classica, raccolta, lontanissima dalle terrazze acquatiche dei giganti moderni. Nel profilo spiccano i grandi spazi coperti a poppa dei ponti, pensati per vivere il mare senza farsi vedere. Sul comignolo, discreta ma inequivocabile, la V cerchiata di Valentino.

A spingerlo, due Caterpillar diesel da 1.250 CV ciascuno: 14 nodi di crociera, circa 25 km/h di velocità massima. Numeri che oggi fanno sorridere i più maliziosi, ma che raccontano una scelta precisa; infatti, Valentino si è sempre rifiutato di aumentare la potenza. Amava la lentezza, la navigazione calma e la compagnia selezionata. Pochissimi amici, mai ostentati. Le rarissime immagini a bordo lo ritraggono con Giancarlo Giammetti, socio e compagno per dodici anni, o con i suoi inseparabili carlini.

Un varo con madrina d’eccezione

L’interno resta un segreto. Garavani riuscì a mantenere completamente riservata la disposizione interna: incredibilmente non esiste una sola foto pubblica. Si parla di poche cabine, non enormi ma raffinatissime, in pieno stile “Dolce Vita”, per un massimo di dieci ospiti, serviti da nove membri dell’equipaggio. Un basso profilo assoluto, anche nel lusso. L’unica vera concessione al glamour fu il varo, con una madrina d’eccezione: Sophia Loren. Una scena da cinema, che invece era vita vera. E che oggi, guardando quel panfilo blu scivolare lento nel Mediterraneo, sembra raccontare non solo Valentino Garavani, ma un’epoca intera. Anche in mare.

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