MILANO – Ore 10:00. I listini europei aprono timidi dopo le vendite della vigilia: mentre l’attenzione italiana verte tutta sul referendum di domenica – che sta generando forti tensioni sulle banche – a livello globale l’osservato speciale è il petrolio. Il barile Wti, riferimento per il mercato americano, è scivolato di nuovo sotto 47 dollari in vista dell’incontro tra i membri del cartello Opec, guidato dall’Arabia Saudita, in programma per domani. Il dollaro si è invece stabilizzato dopo due giorni di indebolimento, a seguito di una cavalcata che ha caratterizzato le giornate a valle dell’elezione di Donald Trump come presidente Usa.

A Milano il Ftse Mib parte in calo, poi gira in recupero dello 0,8% grazie al rimbalzo delle banche. Come mostra il grafico di Bloomberg, Piazza Affari è stata protagonista di una performance ben peggiore rispetto alle altre azioni europee durante il mese di novembre. La speculazione si è diretta verso le banche italiane, alimentata anche dai report della stampa anglosassone: con la vittoria del “no” al referendum, ha ammonito il Ft da ultimo, molti piani di ricapitalizzazione sarebbero a rischio e con essi la solvibilità di numerosi istituti. In questa fase, il Monte dei Paschi è il bersaglio prediletto ma oggi rimbalza nettamente. La banca senese ha avviato la conversione dei bond subordinati e nel prospetto dell’operazione si leggono tutti i rischi che gravano sul buon esito dell’aumento di capitale. Poco mosse le altre Borse europee: Parigi sale dello 0,1%, Londra cede lo 0,3% e Francoforte lo 0,15%.

Il mercato non si fida dell'Opec: petrolio giù. Borse, si allarga la forbice Italia-Ue

La crisi di Piazza Affari a novembre: il grafico Bloomberg mostra l’andamento deficitario della Borsa italiana rispetto ai concorrenti europei

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I prezzi del petrolio oscillano sulle diverse prese di posizioni emerse da questi giorni di incontri tecnici che anticipano il vertice decisivo di mercoledì. Gli ultimi report danno dicono che Iraq e Iran avrebbero sollevato obiezioni rilevanti alla decisione di affidare a ogni Paese membro dell’Opec un obiettivo di tagli. Soltanto ieri, sembrava che l’ottimismo fosse dilagante a seguito di alcune dichiarazioni del ministro del Petrolio iracheno. “Siamo di fronte a un braccio di ferro tra i membri dell’Opec, perché ognuno cerca di guadagnarsi la sua fetta di torta”, dice l’analista Son Jae Hyun di Mirae Asset Daewoo a Bloomberg. “Ma se non si arriverà a un accordo neanche questa volta, nessuno di loro avrà benefici”, ammonisce. Ma il mercato sembra crederla diversamente: secondo la banca d’affari Goldman Sachs, attualmente gli andamenti dei prezzi del barile indicano che gli investitori attribuiscono soltanto un 30 per cento di possibilità che i produttori del cartello si intendano sui tagli. Un’eventuale intesa farebbe correre invece i future sull’oro nero, portandoli a una media di 55 dollari nella prossima metà del 2017.

L’agenda macro di giornata prevede il rapporto Istat sulle imprese multinazionali. In Francia, il Pil ha registrato un +0,2% nel terzo trimestre, che diventa un +1,1% annuo. Il dato sul Prodotto è atteso anche dagli Usa, dalla Germania arriva invece l’inflazione.

Lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che si è ampliato per l’incertezza politica italiana, tratta poco sopra 185 punti base, con il decennale che offre il 2,1% sul mercato secondario. Oggi è un test importante per il Tesoro, che offre in asta Ccteu per un importo compreso tra 1,75 e 2 miliardi, Btp a 5 anni per un importo compreso tra 1,25 e 1,75 miliardi e Btp a 10 anni per un importo compreso tra 1 e 1,5 miliardi. Per i Buoni poliennali sono attesi rendimenti in deciso rialzo, con picchi che potranno arrivare anche a 50 punti base. L’euro apre in leggero ribasso a 1,06 dollari, dopo aver avviato ieri un recupero tecnico.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso, appesantita dall’inversione di marcia dello yen, mentre gli investitori si concentrano sui nuovi segnali che potrebbero pregiudicare la stabilità dei mercati, a partire dalle indicazioni del lavoro Usa questo venerdì. L’indice Nikkei perde lo 0,27%, assestandosi a quota 18.307,04, lasciando sul terreno 49 punti. Sul mercato valutario lo yen arresta il processo di indebolimento iniziato all’indomani dell’elezione del nuovo presidente Usa Donald Trump, ritracciando a quota 112 sul dollaro e 119 sull’euro. I consumi delle famiglie giapponesi hanno registrato intanto l’ottavo calo consecutivo mensile, malgrado il dato di disoccupazione si sia assestato ai minimi degli ultimi 20 anni (3%), indicando il perdurare della crisi di fiducia nella ripresa dell’economia nipponica. Chiusura contrastata per le Borse cinesi: l’indice Composite di Shanghai ha guadagnato lo 0,18%, a 3.282,92 punti, mentre quello di Shenzhen ha ceduto lo 0,77%, scivolando a quota 2.110,36.

Come detto, il prezzo del petrolio è in ribasso e sui mercati asiatici i future sul Light crude Wti scendono di 44 cent a 46,64 dollari, mentre quelli sul Brent perdono 48 cent a 47,76 dollari al barile. Torna a scendere il prezzo dell’oro sui mercati asiatici: il lingotto con consegna immediata perde lo 0,4% e passa di mano a 1.188,7 dollari l’oncia.