Filtra un timido spiraglio di luce sull’industria automobilistica italiana. Dopo i mesi burrascosi della gestione Tavares, il nuovo corso Stellantis firmato Antonio Filosa prova a ricucire il rapporto con il Paese. In occasione del Tavolo automotive convocato al Mimit, Emanuele Cappellano, responsabile europeo del gruppo, ha rivendicato l’Italia come perno della strategia:
“L’avvio della produzione delle nuove DS N°8 e Jeep Compass a Melfi e della nuova Fiat 500 ibrida a Mirafiori permetterà, insieme agli altri modelli che lanceremo a partire da quest’anno, di aumentare la produzione già dal 2026”
La mappa del rilancio: Mirafiori e Melfi in prima linea
Per avere un quadro più dettagliato delle prospettive future, è necessario passare al vaglio i singoli stabilimenti. In attesa della prossima generazione di vetture, attesa entro la fine del decennio, Mirafiori prenderà delle contromisure: oltre all’elettrico (che fatica a decollare), la storica fabbrica diventerà l’hub della nuova 500 ibrida.
A Melfi, la strategia è ancora più aggressiva. Nei prossimi mesi vedremo la rinascita della Lancia Gamma (sia elettrica che ibrida) e un nuovo modello DS, seguiti da un ulteriore lancio nel 2028. Anche Pomigliano resta centrale: la Pandina continuerà a correre, affiancata da due ulteriori compatte, che puntano a saturare la capacità produttiva. Per quanto riguarda i motori termici, Stellantis ha deciso di non abbandonare il “cuore” del Made in Italy, investendo sulla sopravvivenza dei propulsori tradizionali:
“Abbiamo deciso di investire sul futuro dei motori GSE, adattandoli ai requisiti delle normative Euro7, per garantire la loro piena impiegabilità anche dopo il 2030 sull’offerta di gamma attuale e futura”
I nodi irrisolti
Non è però tutto oro quello che luccica. Se da un lato arrivano i modelli, dall’altro resta il fardello economico: l’Italia è oggi un contesto “non attrattivo” a causa dei costi dell’energia e del lavoro troppo alti rispetto alla concorrenza europea ed extra-europea. Resta poi l’incognita della Gigafactory di Termoli. Mentre la joint venture ACC (con Mercedes e Total) prende tempo sulla fabbrica di batterie, Stellantis punta sulla produzione dei cambi e-DCT, consapevole che non è la soluzione definitiva reclamata a gran voce dal territorio.
Il fronte più caldo si sposta però a Bruxelles. Il ministro Adolfo Urso e Stellantis sembrano ora marciare uniti verso la revisione dello stop a benzina e diesel, orientati verso la neutralità tecnologica:
“La proposta di revisione del regolamento CO₂ va nella direzione giusta, ma non è affatto sufficiente: abbiamo abbattuto il totem del 2035, ma serve il pieno riconoscimento della neutralità tecnologica”
Il verdetto dei sindacati e i numeri del mercato
Nonostante i piani, i sindacati tengono alta la guardia. Dai 750.000 veicoli prodotti pochi anni fa, siamo scesi alla soglia critica di 300.000 e di questo passo i rappresentanti dei lavoratori temono altri tagli.
Stellantis ha promesso oltre 7 miliardi di acquisti dalla filiera italiana per il 2026 e 500 nuove assunzioni, ma la vera prova del nove sarà il 21 maggio, quando Filosa svelerà il piano industriale definitivo. Allora finalmente capiremo se l’Italia tornerà a ricoprire un ruolo centrale o se le toccherà accontentarsi di uno da comprimaria nel gigante globale da 14 marchi.