Un’inchiesta congiunta di due quotidiani tedeschi ha portato alla luce in Baviera un sistema strutturato di certificazioni vaccinali sospette legate al morbillo. Le redazioni investigative hanno analizzato documenti sanitari, segnalazioni di uffici locali e procedimenti giudiziari, ricostruendo una rete di almeno 27 studi medici sotto osservazione per aver rilasciato esenzioni prive di adeguata motivazione clinica oppure per aver registrato vaccinazioni mai eseguite. Il caso è stato ripreso e commentato da Edzard Ernst, che da anni documenta le posizioni antivaccinali presenti in alcuni segmenti della cosiddetta medicina alternativa.
Il quadro normativo di riferimento è un atto legislativo tedesco, entrato in vigore nel 2020, che impone la prova di vaccinazione contro il morbillo per l’accesso a scuole e asili, salvo controindicazioni mediche certificate. La ratio della legge è epidemiologica: il morbillo presenta un indice di trasmissibilità tra i più elevati tra le malattie infettive e richiede coperture superiori al 95 per cento per interrompere la circolazione virale. L’obbligo documentale ha però generato una domanda parallela di attestazioni di esenzione, intercettata da professionisti disposti a fornirle.
Per coordinare le verifiche, circa quaranta uffici sanitari bavaresi hanno costituito una rete informale di scambio dati denominata “Measles Protection Network”. L’analisi delle segnalazioni mostra una concentrazione delle pratiche sospette in ambiti riconducibili a omeopatia, naturopatia e medicina integrativa. Si tratta di studi che spesso non hanno una specializzazione pediatrica ma che hanno certificato un numero elevato di vaccinazioni infantili o esenzioni.
Tra i procedimenti penali più rilevanti figura quello a carico di un medico del distretto di Landshut, indicato come Volkhard P., accusato di aver registrato 1.290 vaccinazioni contro il morbillo senza somministrare alcuna dose. Gli investigatori hanno rilevato flussi anomali di pazienti provenienti da oltre cento chilometri di distanza, libretti vaccinali compilati esclusivamente nelle due voci richieste dalla legge e assenza di altre vaccinazioni coerenti con l’età dei bambini. In diversi casi sono stati eseguiti test sierologici che hanno evidenziato assenza di anticorpi specifici contro il virus del morbillo, un dato biologico incompatibile con una vaccinazione effettivamente avvenuta.
L’inchiesta cita anche Andreas Soennichsen, medico tedesco che esercita a Salisburgo, il quale avrebbe rilasciato certificati generici di non vaccinabilità dietro pagamento di una consulenza. Le sue dichiarazioni pubbliche si fondano su una valutazione personale del rischio, basata sull’incidenza relativamente bassa del morbillo registrata in Germania nel 2025. Questa impostazione trascura la dinamica collettiva dell’immunità: la riduzione dei casi è effetto diretto della copertura vaccinale elevata, e l’erosione di tale copertura modifica rapidamente il rischio per lattanti sotto i nove mesi e soggetti immunodepressi.
Sul piano amministrativo emergono vulnerabilità evidenti. In Baviera, durante le visite di ingresso scolastico, gli uffici sanitari sono tenuti a registrare la documentazione presentata, senza una procedura standardizzata di verifica dell’autenticità. La responsabilità operativa ricade spesso su dirigenti scolastici e responsabili di strutture educative, privi di strumenti per valutare la congruità clinica dei certificati. Il ministero federale della Salute ha segnalato un incremento moderato delle coperture dopo l’entrata in vigore della legge, mentre l’inasprimento dei controlli resta competenza dei Länder.
Il punto che emerge con particolare nettezza dall’inchiesta è la corrispondenza tra appartenenza a circuiti di pratica alternativa e coinvolgimento nei casi sospetti di frode vaccinale. Non si tratta di una distribuzione casuale tra le varie specialità mediche: la quasi totalità degli studi finiti sotto osservazione opera nell’area omeopatica, naturopatica o cosiddetta integrativa. Questo dato empirico rafforza un’evidenza già descritta in letteratura e in numerose analisi epidemiologiche: l’adesione a modelli terapeutici alternativi si associa con maggiore frequenza a scetticismo o rifiuto delle vaccinazioni. Quando tale orientamento ideologico si traduce in atti certificativi, il problema esce dalla sfera delle opinioni e incide direttamente sulla protezione collettiva. La frattura tra copertura documentale e copertura immunologica reale assume così una configurazione precisa: una parte definita del mondo sanitario diventa veicolo sistematico di elusione della normativa vaccinale, con effetti misurabili sulla sicurezza epidemiologica e sulla credibilità dell’istituzione medica.