• 10 Marzo 2026 16:53

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Il caro petrolio spaventa le compagnie aeree, scattano i primi aumenti per i voli

Mar 10, 2026

AGI – Arrivano gli effetti del caro petrolio sui prezzi dei voli: le prime ad annunciare un aumento delle tariffe sono state le compagnie aeree australiana Qantas Airways e neozelandese Air New Zealand ma non sono un caso isolato: a causa del conflitto in Medio Oriente, le compagnie aeree globali devono far fronte ad un improvviso e vertiginoso aumento del prezzo del carburante che rappresenta per loro un quarto dei costi operativi totali.

Prima del conflitto erano di circa 85-90 dollari al barile

Negli ultimi giorni hanno raggiunto i 150-200 dollari. E quindi il maggior costo del greggio non poteva non riflettersi sui prezzi dei biglietti aerei che su alcune rotte sono saliti alle stelle anche a causa della chiusura dello spazio aereo e dei limiti di capacità delle aviolinee stesse. Per questo motivo, Qantas sta valutando anche la possibilità di ridistribuire le sue rotte, visto i suoi voli verso il Vecchio Continente sono pieni ora al 90% rispetto al 75% che di solito si registra in questo periodo dell’anno. Così pure la Cathay Pacific Airways aggiungerà voli extra per Londra e Zurigo nel mese di marzo.

A parte queste due compagnie Air New Zealand ha aumentato le tariffe mentre Hong Kong Airlines ha fatto sapere sul proprio sito web che aumenterà i supplementi per il carburante fino al 35,2% a partire da giovedì prossimo, con l’aumento più consistente sui voli tra Hong Kong e le Maldive, il Bangladesh e il Nepal. Altre società come Vietnam Airlines hanno chiesto alle autorità locali di abolire la tassa ambientale sul carburante per aerei.

Perché British Airways non ha intenzione di aumentare i prezzi

La IAG, proprietaria di British Airways, secondo quanto riferito da un portavoce a Reuters, non ha intenzione invece di aumentare i prezzi dei biglietti al momento, poiché ha coperto gran parte del suo fabbisogno di carburante a breve e medio termine. Ma la scandinava SAS, ad esempio, ha avvertito che potrebbe dover aumentare i prezzi dei biglietti. Secondo il gruppo di analisi aeronautica Cirium, Emirates, Qatar Airways ed Etihad trasportano normalmente circa un terzo dei passeggeri dall’Europa all’Asia e più della metà di tutti i passeggeri dall’Europa all’Australia, alla Nuova Zelanda e alle vicine isole del Pacifico.

Circa il 32% della rete a lungo raggio di Lufthansa coinvolge l’Asia e il Medio Oriente. L’esposizione di IAG, proprietaria di British Airways, è invece inferiore, pari al 17%, poiché i suoi hub dell’Europa occidentale privilegiano i voli verso le Americhe. Le ripercussioni della guerra non si limitano al traffico passeggeri: secondo dati Iata, Qatar Airways ed Emirates sono il secondo e il quarto vettore di merci per volume al mondo, posizionandosi tra FedEx e UPS e a gennaio i volumi tra Europa e Asia sono aumentati del 15% su base annua. Se Doha e Dubai dovessero rimanere chiuse per un certo periodo di tempo, gli spedizionieri dovranno cercare hub e vettori alternativi.

Ad ogni modo, secondo gli analisti le compagnie aeree hanno imparato la lezione dagli shock passati, basti pensare alla pandemia. E la crisi iraniana in corso sarà un banco di prova per verificare quanto bene abbiano imparato la lezione.

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