MILANO – Ore 10:20. I mercati internazionali tornano a guardare agli Stati Uniti, mentre in Italia resta osservato speciale il comparto del credito in attesa di capire come verrà risolta la crisi di governo aperta dalla vittoria del “No” al referendum costituzionale. La reazione degli investitori alle annunciate dimissioni di Matteo Renzi non è stata violenta: dopo le sorprese di Brexit e Trump, dicono nelle sale operative, questa volta i mercati avevano già “fatto il prezzo” a una sconfitta della linea di governo e così il contraccolpo è stato meno forte che in altre occasioni. Resta poi l’ombrello aperto della Bce: dopodomani Mario Draghi potrà annunciare un’estensione del programma di acquisto di titoli da 80 miliardi al mese, garantendo ulteriore supporto ai mercati. A metà mese, invece, toccherà alla Fed prendere atto del buono stato di salute dell’economia Usa e di conseguenza alzare il costo del denaro.

I listini europei trattano così poco mossi, dopo una seduta in cauto rialzo per l’Asia, con il petrolio che ha limato qualche posizione. Milano riesce a segnare un rialzo dell’1%, Francoforte aggiunge lo 0,15%, Londra è invariata e Parigi sale dello 0,2%. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è addirittura sceso sotto 165 punti base, con il decennale italiano che rende meno del 2% sul mercato secondario. Mps ha confermato che le adesioni alla conversione di bond subordinati in azioni ordinarie hanno superato quota 1 miliardo di euro: una base di partenza in linea con le attese per l’aumento di capitale da 5 miliardi complicato dalla crisi di governo. Sulla stampa finanziaria anglosassone prevale proprio il timore per le banche.

Gli economisti incassano il dato positivo sugli ordini manifatturieri tedeschi, che sono aumentati del 4,9% congiunturale a ottobre (indice destagionalizzato) diminuiti dello 0,1% su anno (indice grezzo). Il risultato preliminare è ben al di sopra delle attese e anche settembre è stato ritoccato al rialzo. Dopo il tonfo conseguente all’esito del referendum, il cambio euro-dollaro si è stabilizzato e stamane viaggia a quota 1,075. In risalita anche il cambio sterlina dollaro a quota 1,2744. Si attendono ancora i dati sul Pil dell’Eurozona, mentre a Bruxelles – dopo l’Eurogruppo di ieri – è la volta dell’Ecofin.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha terminato gli scambi in rialzo. Il Mikkei, l’indice dei 225 titoli guida, ha guadagnato lo 0,47% salendo a 18.360,54 punti. Chiusure sotto la parità per le Borse cinesi: a Shanghai l’indice Composite scende a 3.199,65 punti a -0,16%, a Shenzhen l’indice Component chiude a 10.779,77 punti a -0,04%. Chiusura con nuovo record a Wall Street, ieri sera: il Dow Jones ha finito in aumento di 45,82 punti, lo 0,24%, a quota 19.216,24. L’S&P 500 ha aggiunto 12,76 punti, lo 0,58%, a quota 2.204,71 e il Nasdaq è salito di 53,24 punti, l’1,01%. Negli Usa arrivano oggi i dati su produttività e costo del lavoro, bilancia commerciale, ordinativi industriali e di beni durevoli.

Come accennato, il prezzo del petrolio è in calo dopo i recenti rally a seguito dell’accordo Opec: il Wti scende a 51,34 dollari (-0,87%), mentre il barile di Brent a 54,59 dollari (-0,64%).