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I dubbi sul tavolo della Federal Reserve: probabile rinvio sul rialzo tassi

Set 21, 2016

MILANO – I dubbi continuano ad aleggiare sul tavolo dei banchieri centrali americani e la Federal Reserve potrebbe optare per un nuovo rinvio del rialzo dei tassi Usa, portati a dicembre a un livello tra lo 0,25 e lo 0,50%, dopo essere rimasti fermi ai minimi storici dal 2008. Da un lato la decisione della Fed servirà a capire in che direzione si muove l’economia americana, ma dall’altro sarà cruciale per l’intero settore finanziario: con i tassi a zero che sono diventati la norma, una graduale inversione di tendenza avrà effetti dirompenti. “Con un potenziale irripidimento della curva dei rendimenti – scrive Crédit Suisse – e un minore supporto per le obbligazioni a lunga scadenza, i crediti finanziari rappresentano un’interessante opportunità”. Se invece i tassi rimanessero ancora fermi gli addetti ai lavori accenderebbero un faro sui “rischi legati alle pensioni e contributi superiori che potrebbero erodere la loro redditività”.

I nodi sul tavolo sono molti. Se da un lato l’economia americana mostra segnali di stabile crescita, con il mercato del lavoro in espansione, dall’altro non mancano i coni d’ombra. John Bellows del gruppo Legg Mason sottolinea che “negli ultimi trimestri la crescita media del Pil reale si è attestata soltanto all’1,25%”: troppo poco per contrastare il calo delle materie prime e generare così spinte al rialzo dell’inflazione, verso i livelli desiderati dalla Fed. Quel che preoccupa è poi il calo continuo registrato quest’anno dalle aspettative sull’inflazione. Oltre alle difficoltà delle altre grandi economie (Europa e Giappone su tutti), una delle cause della mancata crescita dei prezzi è rintracciata da Bellows nel fatto “che la crescita salariale negli Stati Uniti non è riuscita ad aumentare, anche se il tasso di disoccupazione è sceso sotto al 5%. La mancata crescita dei salari è praticamente un mistero, strettamente correlato alla produttività e anche alla prolungata pressione al ribasso sul costo della manodopera dei lavoratori statunitensi in competizione con quelli stranieri, al passaggio dell’occupazione dal settore manifatturiero al commerciale, e alla crescente disuguaglianza”.

“In questa fase – dice Cosimo Marasciulo, head of Government Bonds di Pioneer Investments – le Banche Centrali hanno ancora bisogno di tempo per verificare gli effetti del Quantitative easing. Di contro, però, il rischio che inizia a materializzarsi è che la pazienza dei mercati si esaurisca: gli operatori incominciano a domandarsi se i benefici superino effettivamente i costi derivanti dalle attuali politiche monetarie”. Anche perché ogni meeting della Banche rischia di innescare la volatilità dei mercati, dal momento che manca un vero coordinamento tra le politiche attuate.

Secondo Marasciulo la Bce continuerà ad espandere il proprio Qe causa delle preoccupazioni legate all’inflazione, mentre la Bank of Japan sperimenterà degli strumenti innovativi di politica monetaria, alla luce di una crescita e inflazione che sono ancora asfittiche nel Paese. In effetti, da Tokyo è arrivato un annuncio a sorpresa e la BoJ ha fatto del “controllo della curva dei rendimenti” la sua nuova priorità. La Fed, invece, preparerà il terreno per un aumento dei tassi nel mese di dicembre: “A differenza della Bce e della BoJ, la Fed e la BoE sembrano riluttanti impegnarsi in politiche di tassi di interesse negativi”.

Sulla strada di rialzo dei tassi Usa restano ostacoli: le tensioni sono forti. Negli Usa si avvicinano le elezioni per la Casa Bianca, mentre in Europa come in Giappone l’economia procede al rilento. Le divisioni tra governatori americani restano quindi accese: nelle scorse settimane alcuni hanno più volte aperto alla possibilità di un giro di vite durante il meeting di queste ore del Fomc, il comitato monetario della Fed, ma l’ultimo segnale, quello arrivato da Lael Brainard, è stato un invito alla prudenza con toni “dovish”, da colomba.

Secondo Spdr Etfs “il tono del discorso della presidente della Fed rimarrà un fattore chiave e i suggerimenti saranno oggetto di osservazione. L’aspettativa è che la Yellen manterrà una porta aperta su un possibile rialzo a dicembre, anche se il percorso potrà rimanere graduale”.

Nella serata italiana (ore 20:00) emergerà il responso sul costo del denaro, ma sarà poi Janet Yellen in conferenza stampa a chiarire le idee ai mercati. Un eventuale rialzo del costo del denaro “provocherà problemi al mercato, ma è una cosa salutare in un contesto di normale ciclo economico. Se nel breve periodo ci sarà un aumento del costo dei capitali e una fuga dagli asset più rischiosi, è comunque la cosa giusta da fare”, ha detto Michael Arone, responsabile degli investimenti di State Street Global Advisors. Secondo l’andamento dei future sui Fed Funds, che anticipano le scelte di politica monetaria, non ci dovrebbero essere sorprese: vengono date l’88% di probabilità a un nulla di fatto nella riunione di domani.

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