• 2 Aprile 2026 17:31

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Granchio invasivo dal Mar Rosso si stabilisce nello Ionio

Apr 2, 2026

AGI – Il granchio indo-pacifico Gonioinfradens giardi si sta rapidamente stabilendo nel Mar Ionio, segnando un nuovo passo nell’espansione delle specie aliene nel Mediterraneo. È quanto emerge da uno studio guidato da Francesco Tiralongo, con Alberto Felici, pubblicato sulla rivista Acta Ichthyologica et Piscatoria. La ricerca documenta la presenza crescente della specie lungo le coste italiane: dopo il primo ritrovamento confermato a Portopalo di Capo Passero nel novembre 2025, sono stati osservati altri 11 esemplari tra novembre 2025 e gennaio 2026, indicando che il fenomeno sta superando la fase di comparsa occasionale.

Componente più stabile dell’ecosistema

“I nostri dati suggeriscono che Gonioinfradens giardi sta passando da presenza sporadica a componente più stabile dell’ecosistema”, spiega Francesco Tiralongo. Questo processo è legato al fenomeno della migrazione lessepsiana, ovvero l’ingresso di specie dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez, favorito da cambiamenti climatici e attività umane.

Per ricostruire la distribuzione della specie, i ricercatori hanno integrato dati scientifici e osservazioni raccolte in collaborazione con pescatori locali. Il ritrovamento di numerosi esemplari in un breve periodo suggerisce che le condizioni ambientali nel Mediterraneo centrale stanno diventando sempre più favorevoli alla sua permanenza.

“L’emergere rapido di questa specie evidenzia quanto gli ecosistemi mediterranei siano dinamici e reattivi ai cambiamenti in corso”, sottolinea Alberto Felici. La presenza di questo crostaceo rappresenta inoltre il limite più occidentale finora registrato per la specie nel Mediterraneo.

L’insediamento di specie non indigene può avere effetti a cascata sugli ecosistemi, tra cui competizione con le specie autoctone e impatti sulle attività di pesca. Sebbene le conseguenze a lungo termine restino incerte, il caso conferma che il Mediterraneo sta diventando un hotspot per le invasioni biologiche.

Gli autori evidenziano la necessità di un monitoraggio continuo, anche attraverso il coinvolgimento di pescatori e citizen science, per comprendere l’evoluzione di questi fenomeni e supportare strategie di gestione adattativa su scala regionale.

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