Ferrari in difficoltà nel venerdì di Suzuka: è questa la fotografia della SF-26 nelle prime libere del Gran Premio del Giappone. Due sessioni che mettono in mostra un’auto non ben bilanciata, in ritardo nel trovare la strada corretta sul setup. Poco feeling dei piloti e una tendenza all’instabilità in percorrenza che limita il rendimento della vettura italiana.
Ferrari a Suzuka, l’analisi delle FP1: SF-26 instabile
Le prime libere del GP del Giappone si sono aperte con segnali che parevano alquanto incoraggianti per la SF-26, nonostante un programma di lavoro intenso. Nel primo run, Lewis e Charles si sono concentrati sul setup di base e sulla gestione dell’energia ibrida utilizzando gomme Hard. L’handling è apparso decente, permettendo ai piloti di fornire feedback cauti ma positivi.
Sono arrivati come sempre i consueti suggerimenti: parliamo di alcuni precisi interventi sul differenziale per gestire meglio la rotazione a centro curva e sui freni per alzare l’efficienza in staccata della vettura italiana. Al termine del primo stint, Mentre Leclerc rientrava ai box, Hamilton ha proseguito il lavoro guidato dai consigli di Carlo Santi per affinare le traiettorie e la gestione della vettura.
La situazione si è complicata nel secondo run con il passaggio alle Soft. Con mappature di potenza più spinte, la Ferrari ha mostrato un’evidente instabilità, specialmente nel primo settore. Leclerc ha faticato a trovare il giro pulito a causa di diverse sbavature e del traffico, mentre Hamilton ha gestito meglio il passaggio pur lamentando un eccesso di rotazione.
Il nuovo asfalto e una finestra di utilizzo degli pneumatici non ancora ottimale hanno reso la SF-26 nervosa, costringendo gli alfieri della Rossa a diverse e continue correzioni sulla traiettoria della monoposto. Nella fase finale della sessione, la squadra ha effettuato un breve long run con maggior carico di benzina. In configurazione high fuel, le monoposto sono apparse più stabili.
Tuttavia il bilanciamento non era ancora ideale a causa dell’evoluzione continua del grip. Questo primo assaggio nipponico si conclude con una mole importante di dati telemetrici da analizzare: l’obiettivo per le FP2, pertanto, era quello di correggere la messa a punto per eliminare le instabilità viste con gomma rossa e permettere a Lewis e Charles il salto di qualità necessario.
Ferrari a Suzuka, l’analisi delle FP2: SF-26 migliora troppo poco
L’inizio della seconda sessione vede i ferraristi scendere in pista con le gomme Medium, mescola snobbata nella prima sessione. L’attivazione del compound si rivela cruciale: grazie alla gomma più dura e a mirate modifiche di setup, i problemi di instabilità della SF-26 sembravano minimizzati. Lewis però fa fatica, mentre Leclerc, dopo qualche incertezza iniziale, trova rendimento.
Ma è il passaggio alle Soft che riaccende i campanelli d’allarme. L’obiettivo era sfruttare l’extra grip per far scorrere l’auto in percorrenza, ma SF-26 si rivela troppo nervosa a centro curva. Leclerc rischia il testacoda con un vistoso snap nello snake, mentre Hamilton è più pulito ma sempre incerto. Le continue micro-correzioni portano modifiche al carico anteriore che però non cambiano le cose.
La sessione si chiude con le prove high fuel, affrontate da entrambi i piloti ancora su gomma Medium. Con il serbatoio pieno la Ferrari si stabilizza maggiormente, anche se Lewis lamenta via radio una certa carenza di rotazione. Inoltre, sostiene di non avere feeling con la vettura, proprio come succede al suo compagno di squadra. Il passo è discreto ma lontano da quello Mercedes.
In sintesi, il bilanciamento della Ferrari è migliorato un pochino rispetto alle FP1, ma la SF-26 resta una monoposto acerba per la pista di Suzuka: il potenziale pare esserci, ma con l’attuale setup deliberato non si è ancora potuto sfruttare. Serve un pomeriggio di analisi per comprendere come modificare la messa a punto per liberare tutta la performance della Rossa.