Nella prima giornata di prove libere a Melbourne, le due SF-26 si sono ben comportate bene, benché tra le due sessioni non è arrivato il salto di qualità atteso. Le ragioni sono principalmente due: una direzione di setup poco redditizia e una certa confusione causata dal traffico in pista. Nel complesso, il venerdì della Rossa può comunque essere giudicato positivo. Nelle FP3 sarà necessario rifinire il lavoro svolto per presentarsi al meglio in qualifica: limare gli ultimi dettagli e comprendere il reale valore della monoposto.
GP Australia Fp1: Ferrari parte solida
L’esordio stagionale del Cavallino Rampante sul tracciato cittadino di Albert Park rappresenta un banco di prova di capitale importanza. Lo fa specie alla luce della rivoluzione regolamentare della F1 2026 che ha ridefinito i paradigmi della categoria. La prima sessione di prove libere della Rossa deve essere interpretata con estrema cautela.
Questo perché il programma di lavoro stabilito dai tecnici di Maranello ha privilegiato la comprensione della monoposto alla mera ricerca della prestazione cronometrica. Nella fase iniziale delle prime prove libere, le due monoposto Italiane erano equipaggiate con le gomme Medium, dando il via a una serie di “run” finalizzati all’apprendimento delle nuove unità propulsive.
L’aspetto che emerge con prepotenza riguarda la gestione ibrida. Un rebus ingegneristico che costringe i piloti a un esercizio di stile e precisione senza precedenti. La vera sfida per Hamilton e Leclerc era l’amministrazione della potenza elettrica lungo l’arco della tornata. Secondo le normative vigenti, la distribuzione dei cavalli recuperati tramite l’MGU-K non è più un automatismo trasparente, ma richiede una simbiosi perfetta tra pilota e software di gestione.
Gli ingegneri di pista hanno monitorato costantemente il modo in cui i ferraristi parzializzavano l’acceleratore, specialmente nelle sezioni più lente del circuito, dove il recupero avviene in modo combinato tra il motore endotermico e il sistema ibrido. È stato individuato come punto critico il tratto rapido compreso tra le curve 7 e 11. Qui, la distribuzione dell’energia diventa un’operazione di alta chirurgia meccanica.
Il fenomeno di clipping era particolarmente marcato, ovvero il taglio della spinta elettrica prima della fine dei rettilinei, specialmente nell’approccio alle curve 9 e 11. Questa necessità tecnica obbliga i piloti ad alzare il piede anticipatamente praticando il lift and coast. Una pratica che, sebbene meno appagante per gli osservatori, risulta cruciale per non esaurire la carica della batteria prima del completamento del giro.
L’uso delle Pirelli Soft non è ancora ottimizzato
Massimizzare il rilascio energetico in uscita di curva ha mostrato progressi sensibili, sebbene i due alfieri della Rossa abbiano testato mappature divergenti per ampliare lo spettro dei dati raccolti. Parallelamente all’elettronica, il focus si è spostato sulla gestione delle coperture Pirelli. Nella fase centrale delle FP1, l’attivazione della mescola Soft ha presentato alcune criticità, in particolare sulla vettura del monegasco.
L’asse anteriore della SF-26 ha faticato a entrare nella corretta finestra di esercizio termico. Un fattore cruciale poiché, malgrado la minore impronta a terra delle nuove specifiche 2026, il completamento del ciclo di isteresi del polimero resta il requisito fondamentale per generare grip. Du buono va detto che le indicazioni provenienti dagli onboard sono state rassicuranti sul fronte del bilanciamento aerodinamico.
A differenza delle difficoltà riscontrate nella passata stagione, la SF-26 ha esibito un handling pulito e una piattaforma stabile. La guidabilità della vettura appare meno nervosa, anche se strettamente dipendente dalla modalità di erogazione della potenza: la transizione verso il “full throttle” deve essere calibrata per non destabilizzare il retrotreno, influenzando direttamente la traiettoria ideale nelle curve a bassa percorrenza.
Gp Australia Fp2, Ferrari: complicazioni per traffico e risposta delle gomme
La seconda sessione svolta nel pomeriggio austtaliano ha visto un cambio di strategia, con l’introduzione della mescola Hard (la banda bianca) per saggiare la consistenza della gomma più dura su lunghi tratti. Hamilton ha riscontrato inizialmente alcune difficoltà nel portare gli pneumatici in temperatura, lamentando un sottosterzo limitante nel terzo settore.
Leclerc, dal canto suo, ha optato per una strategia di preparazione basata su due giri di riscaldamento, cercando di evitare il nervosismo riscontrato sulla vettura gemella, che ha manifestato tendenze sovrasterzanti sia nel primo che nell’ultimo settore. Il contesto delle FP2 è stato reso ulteriormente complesso dalla densità del traffico in pista, dove gestire lo stazione tra le auto non era semplice.
Figuriamoci se nel mentre si deve affinare l’uso del freno motore per lo stoccaggio energetico: ecco che tutto diventa tremendamente più duro. Perlomeno il fenomeno del clipping è apparso meno invalidante nella seconda sessione, permettendo ai ferraristi di migliorare sensibilmente il proprio feeling con la monoposto sotto la guida attenta del propri ingegneri.
Mercedes spaventa la Ferrari: W17 a ritmo indiavolato
L’ultima frazione della giornata è stata dedicata alle simulazioni di gara con carichi di carburante elevati. In questa fase, la Ferrari ha cercato di rispondere al passo impressionante mostrato dalla Mercedes. Sebbene Leclerc sia incappato in un’escursione sulla ghiaia in curva 3, compromettendo uno dei suoi giri lanciati, i dati relativi alla trazione e alle partenze da fermo rimangono eccellenti.
In conclusione, la prima giornata di prove ad Albert Park ha restituito un’immagine della Rossa in piena fase sperimentale. Sebbene la Mercedes sembri attualmente vantare una maggiore pulizia d’esecuzione sia nel giro secco che sul ritmo gara, e Verstappen resti una minaccia latente con una Red Bull apparentemente sorniona, il team di Maranello ha incamerato una mole di informazioni vitale.
La comprensione relativa all’attivazione delle mescole e l’affinamento delle procedure di recupero energetico saranno le chiavi di volta per la qualifica di domani. Stesso discorso per la messa a a punto che va migliorata. La strada verso per ottimizzare della performance è tracciata, e la SF-26 sembra possedere le basi solide necessarie per competere ai vertici della rivoluzione 2026.