Non lo vogliono definire “contratto” (anche se Luigi Di Maio a fine novembre lo aveva chiamato proprio così), ma servirà un incontro per stilare una “lista di priorità” per arrivare alla fine della legislatura. Mentre in Parlamento sta per iniziare la corsa contro il tempo per l’approvazione della legge di Bilancio, il premier Giuseppe Conte ha garantito che “un minuto dopo l’approvazione della legge di Bilancio” dovrà aprirsi la verifica di governo che è “necessaria” e che dovrà indicare “un cronoprogramma fino al 2023”. Poco prima era stato il segretario Pd Nicola Zingaretti a rilanciare la questione: “Chiudiamo bene la manovra. Poi, con il presidente Conte, lavoriamo ad una nuova Agenda 2020“. Quella che viene evocata è quindi “una verifica”, come un tagliando ritenuto necessario da molti dentro la maggioranza: “Non possiamo stare sospesi ogni giorno a Di Maio o a Renzi”, ha detto a Radio24 l’ex senatore e dirigente Pd Goffredo Bettini.
Conte, interpellato dai cronisti, non ha respinto l’ipotesi: “Io ritengo che ogni cosa abbia il suo tempo”, ha detto. “In questo momento il governo, come sapete, è concentrato e lo sono il Parlamento, il Paese e tutte le forze politiche, nell’esame delle misure contenute nella legge di Bilancio, nel decreto fiscale e dei altri decreti. Questo ci impegnerà fino alla fine del mese. Un attimo dopo mi farò portatore di questa iniziativa, è assolutamente necessario. Perché è vero che abbiamo già dei punti programmatici ben chiari che sono alla base di questo governo, ma è anche vero che non abbiamo scritto quali sono le priorità, il cronoprogramma e quindi, assolutamente, chiederò alle forze politiche di condividere un percorso anche sul piano del cronoprogramma, e delle priorità”.
Il presidente del Consiglio ha anche dato garanzie sull’effettiva tenuta dell’esecutivo fino alla fine della legislatura: “Il Paese vuole chiarezza”, ha detto, “non possiamo permetterci di proseguire con dichiarazioni, diverse sensibilità, sfumature varie, diversità di accenti. Questo si farà a gennaio, adesso parliamo della manovra. A gennaio vedrete che avrete soddisfazione su questo fronte, perché sarò io per primo a chiedere a tutte le forze politiche a fare chiarezza. E attenzione, non è solo un problema di cosa fare a febbraio o a marzo, o nel 2020. Noi abbiamo preso l’impegno a governare questo Paese fino al 2023; alcune urgenze che il Paese ci chiede sono riforme strutturali e non possiamo prendere in giro i cittadini dicendo che facciamo in due o tre mesi una riforma strutturale. Per cambiare il Paese abbiamo bisogno di un po di tempo. Se le forze politiche vogliono rispondere diversamente perché hanno un orizzonte diverso, lo dovranno dire: ci confronteremo, ma non ho in questo momento alcun dubbio che l’impegno che verrà fuori impegnerà fino al 2023″.
Un messaggio quello di Conte che dimostra la totale sintonia con la linea scelta da Nicola Zingaretti: “Chiudiamo bene la manovra economica”, ha scritto su Facebook. “Poi, con il presidente Conte, lavoriamo ad una nuova Agenda 2020 per riaccendere i motori dell’economia, per creare lavoro, per sostenere la rivoluzione verde, per rilanciare gli investimenti, per semplificare lo Stato, per sostenere la rivoluzione digitale, per le infrastrutture utili, per investire su scuola, università e sapere. Alleanza vuol dire condivisione e avere a cuore gli interessi dell’Italia”. Zingaretti ha anche ricordato quanto detto dal commissario Ue Paolo Gentiloni sulla modifica delle regole Ue: “Sono parole importanti sulla modifica delle regole europee per consentire di affrontare al meglio le sfide future per un nuovo modello di sviluppo che mette ai primi posti della nostra agenda la sostenibilità ambientale e sociale. Chiudiamo bene la manovra economica. C’è bisogno di una visione condivisa, come sottolinea anche il segretario della Cgil Landini, di un progetto tra governo, organizzazioni sindacali e imprese per salvare l’Italia”.
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