• 26 Marzo 2026 18:30

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Gli italiani bevono meno vino ma meglio

Mar 26, 2026

AGI – I consumatori di vino in Italia sono poco meno di 30 milioni di persone, il 55% della popolazione. I numeri negli ultimi cinque anni risultano stabili, mentre allargando lo sguardo fino al primo decennio del nuovo millennio (2011), si registra addirittura una crescita di oltre 600 mila unità. I nuovi dati generali sull’eno-platea di consumatori del Belpaese, fotografati dall’Osservatorio Uiv-Vinitaly in occasione della presentazione della prossima edizione della manifestazione di Veronafiere di riferimento del vino italiano (12-15 aprile) tenutasi oggi a Roma alla Camera dei Deputati, forniscono un quadro molto lontano da quanto sin qui immaginato e sostenuto da gran parte del settore, in particolare sui giovani.

Si beve meno, e questo è vero, ma perché – rileva lo studio l’Osservatorio che ha analizzato i consumi negli ultimi due decenni su base Istat e Iwsr – è scesa la quota di user quotidiani, specie di recente, tra le fasce più mature. Oggi si sono invertiti i fattori in maniera speculare: il 61% degli italiani consuma saltuariamente contro il 39% dei “quotidiani”: nel 2006 il rapporto era quasi millimetricamente inverso. Si beve meno ma aumenta la platea. È un’evoluzione che rispecchia il grado di maturità nel rapporto degli italiani con il vino: più consapevoli, più moderati e più in linea con la ricerca edonistica e qualitativa del consumo. Ad allargare la platea sono, a sorpresa, proprio i più giovani, che incidono meno sui consumi solo perché in termini numerici sono inferiori anche solo rispetto a 20 anni fa.

La fascia di età che beve di più

È vero, afferma l’analisi, che i pesi più marcati tra gli user si evidenziano tra le fasce mature/anziane, con una quota al 66% per gli over 45, ma è altrettanto vero che la pur piccola (vale il 7% dei consumatori) fascia 18-24 anni è l’unica ad aver visto crescere significativamente la propria quota: +8 punti percentuali (dal 39% al 47%), a fronte di una stabilità nelle fasce più mature, e una perdita tra i Millennials (29-44 anni) in testa. Un segnale per una coorte che dà stabilità alle proprie abitudini di consumo in modo più graduale, come rileva il responsabile dell’Osservatorio Uiv-Vinitaly, Carlo Flamini: “Guardando i movimenti generazionali, si può dire che il vino acquisti una certa centralità nelle abitudini di consumo man mano che si cresce: se i 18-24enni intervistati da Istat nel 2011 dichiaravano di consumare vino nel 39% dei casi, 13 anni dopo, quando di anni ne avevano 31-37, la quota era salita fino a sfiorare il 60%”. Ciò che è sorprendente, a livello qualitativo, è l’approccio dei giovani. A fronte di generazioni mature più “stanche”, dove la discriminante prezzo la fa da padrona e il fuori casa perde terreno, il rapporto dei giovani con il vino è motivato da curiosità e affermazione di sé, ma soprattutto dal fatto che la bevanda piace. Nelle elaborazioni a base Iwsr “mi piace il gusto” è infatti il primo criterio di scelta per gli under 28 della GenZ (50%), mentre per i Boomers la principale motivazione è legata allo stare a tavola e quindi all’accompagnamento del cibo (70%).

L’approccio dei giovani al vino e i luoghi di consumo

Altro fattore importante nella scelta del vino da parte degli “Zeta” è poi legato alla sfera dell'”io”: “ti rende sofisticato“, “è fashion” sommano infatti il 43% delle motivazioni al consumo, contro il 7% dei Boomers. Da qui la tendenza dei giovani a spendere mediamente di più (18 euro lo scontrino contro una media di 10 euro nel fuori casa) e soprattutto il vino diventa un must fuori dalle mura domestiche. Qui le percentuali di incidenza più alte si ritrovano, non a caso, tra la mini coorte dei giovani: 97% gli Z, 87% i Millennials, mentre i Boomers scendono al 64%. Tra i luoghi più gettonati, il ristorante sembra essere luogo preferito dai più giovani: 76% i Millennials, addirittura 86% gli Z, contro 60% circa per X e Boomers. Il report Profilo e attitudini dei nuovi consumatori di vino in Italia chiude “assolvendo” i giovani dall’essere responsabili del calo dei consumi nel nostro Paese. Le riduzioni a cui assistiamo negli ultimi anni sono frutto dell’effetto di due fattori concomitanti: la saltuarietà generale dei consumi, che interessa oggi anche le generazioni più mature, e la sensibile riduzione dei quantitativi di vino consumati su base quotidiana, la cosiddetta ‘moderazione‘, che vede un abbandono progressivo delle quantità eccessive (oltre mezzo litro) a favore di quantitativi inferiori, 2-3 bicchieri al giorno. Moderazione, come la saltuarietà, oggi più evidente tra le generazioni mature.

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