Il ministro dell’Economia Giovanni Tria boccia i minibot propositi dalla Lega per pagare i debiti arretrati della pubblica amministrazione. «Questa è una cosa che sta nel loro programma: il ministero dell’Economia ha girato un parere negativo», afferma Tria, a margine del G20 finanziario di Fukuoka, in Giappone.
«Penso che in un’interpretazione, quella del debito, non servono. Nell’altra (valuta alternativa, ndr), ovviamente, si fanno i trattati e quindi non possono essere fatti», ha aggiunto Tria, condividendo i giudizi del presidente della Bce, Mario Draghi.

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Boccia: il minibot è uno strumento debito, meglio non incrementarlo
«Dobbiamo distinguere gli strumenti della finanza dai fondamentali del Paese. I minibot sono uno strumento e stiamo dicendo da tempo che non è opportuno incrementare il debito pubblico italiano, vista la sua entità». Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine del convegno dei Giovani imprenditori, ribadisce la posizione degli industriali sul ricorso ai minibot. E insiste sulla necessità di «affrontare tre cose fondamentalmente nel Paese: incrementare la crescita e ridurre il debito e il deficit. Individuare strumenti per finanziare il debito è un’opzione teorica interessante, ma non incide nei fondamentali».
Tria all’Ue: chiariremo e porteremo prove calo deficit
Il confronto con le autorità europee sui conti pubblici «sta andando bene nel senso che aspettiamo che si pronuncino secondo le procedure: il Comitato economico-finanziario e poi si dovrebbe aprire un dialogo con la commissione Ue» ha detto il ministro aggiungendo: «Chiariremo ciò che abbiamo già detto, i nostri programmi, e porteremo le prove di un miglioramento del deficit dell’anno e i miglioramenti per l’anno prossimo».
Poiché si prevede un utilizzo minore di risorse per reddito di cittadinanza e quota 100, quindi «un “tiraggio” minore di queste misure previste», ci sarà «un risparmio per un deficit minore», rileva Tria.
«Ma il deficit minore verrà anche da un aumento che c’è stato in parte non fiscale», aggiunge il ministro, precisando che si tratta di covi «tipo dividendi e altre cose. e da maggiore entrate fiscali».
marco bresolin

Tria: parlare di ristrutturazione debito è da irresponsabili
«Credo che parlare di ristrutturazione del debito sia da irresponsabili. Non credo ne abbia parlato l’amico Padoan perché è una persona responsabile. Però, significa solo creare problemi sui mercati finanziari».
Così il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, risponde a una domanda su alcune provocazioni in tal senso attribuite al suo predecessore Pier Carlo Padoan. «Il debito italiano è sostenibile. C’è un’economia forte. Questo debito ce lo portiamo avanti da circa 30 e non abbiamo mai avuto bisogno di ristrutturare niente. Certo se si mette in discussione la nostra capacità di finanziarie il debito e si fanno dichiarazioni o prese di posizione che minano la fiducia, è chiaro che si creano dei problemi», rileva Tria. «Dobbiamo anche considerare che il costo del nostro debito, sullo stock, continua a diminuire».
Nonostante «il rialzo dello spread avvenuto nell’ultimo anno e poiché questo debito ce lo portiamo avanti da 30 anni, vorrei anche dire che il costo di emissione dei nuovi titoli, in Italia, da un punto di vista storico è ancora molto basso. In modo ingiustificato in base ai nostri fondamentali, paghiamo un tasso di interessi più alto di altri partner», aggiunge.

Nel 2018, «il costo medio di emissione del nostro debito è stato pari a 1,07, quindi non è un costo esplosivo e il costo medio sullo stock continua a diminuire. Non ci sono motivi di insostenibilità».
Il discorso di «irresponsabilità» vale anche per l’ipotesi di patrimoniale: «È una irresponsabilità di chi lo dice, come la storia della ristrutturazione del debito».
Del resto, gli Usa hanno inserito l’Italia tra gli osservati speciali nell’ultimo bollettino semestrale del Tesoro sui partner commerciali: «abbiamo un surplus della bilancia dei pagamenti, monitorano chi ha un eccesso di surplus nella bilancia commerciale», aggiunge Tria che ha avuto un bilaterale con il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin.