• 9 Ottobre 2026 19:51

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Garlasco, l’ex consulente di Stasi: “Il riesame sul dispenser può smontare la condanna”

Ott 9, 2026

AGI – “Quegli accertamenti sul dispenser chiesti dalla difesa di Alberto Stasi vanno fatti perché potrebbero smontare uno dei pilastri della condanna”. Ne è convinto Oscar Ghizzoni, che nel 2017, da consulente dei legali di Stasi, svolse le analisi sul portasapone del bagno di casa Poggi nell’inchiesta su Andrea Sempio, poi archiviata a Pavia.

La richiesta dei legali di Stasi: serve riesame sul dispenser

Il tema ora è tornato attuale perché, com’è emerso dagli atti depositati con l’indagine in corso, gli avvocati Giada Bocellari e Antonio De Rensis hanno sollecitato alla Procura l’opportunità di effettuare nuovi “specifici accertamenti” sull’oggetto. Il pensiero di Ghizzoni è che potrebbero essere trovate impronte “dei familiari di Chiara o anche di persone che frequentavano la casa in quel periodo”. “Non sono in grado di dire se il reperto ci sia ancora. All’epoca – ricorda nell’intervista all’AGI – analizzammo una fotografia scattata dai Ris di pochissimi centimetri quadrati e rilevammo due impronte attribuite a Stasi e, cosa molto interessante, contai nove impronte in totale, comprese le due di Stasi, e in più rilevai delle colature di sapone”.

Un dettaglio, quest’ultimo, sul quale Ghizzoni insiste: “Le colature di sapone derivavano dal normale uso di un dispenser col detergente liquido e ci fecero capire che non era stato lavato. Le colature e la presenza di altre impronte dimostravano con certezza che il dispenser non era stato lavato e smontavano la tesi dell’accusa, poi accolta nella sentenza di condanna, secondo la quale l’autore del delitto si era lavato le mani insanguinate nel lavandino. Ma se avesse lavato accuratamente il lavandino le impronte e le colature di sapone sarebbero state cancellate”. Quanto alla ‘rilettura’ dell’inchiesta della Procura di Pavia, Ghizzoni non manifesta dubbi: “Quelli di adesso sono accertamenti molto più approfonditi rispetto a quelli del 2007. Non c’è confronto: penso per esempio all’analisi di tracce e impronte che non venero ritenute utili come l’impronta 33, a quelle sulla spazzatura e alla questione del numero delle scarpe. Direi che sono emersi errori abbastanza evidenti fatti nella prima indagine”. 

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