AGI – “La sera prima di essere uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del pc di Stasi in cui erano stati catalogati, per genere, i numerosi file pornografici già esaminati all’epoca”. Lo scrivono gli avvocati Gianluigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali della famiglia Poggi, in una nota nella quale fanno riferimento a “un nuovo approfondimento informatico” da loro sollecitato da cui emergono questi accessi della vittima.
“Secondo quanto evidenziato da più parti l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale a una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi”.
La posizione della famiglia Poggi
“Come abbiamo più volte denunciato si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione”, si legge nel comunicato.
Gli accessi alla cartella con i file pornografici
Per questo motivo abbiamo ritenuto di fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi sollecitando un ulteriore approfondimento informatico, dal quale è emerso che la sera prima di essere uccisa, Chiara aveva fatto accesso proprio alla cartella del pc di Stasi in cui erano stati catalogati per genere i numerosi file pornografici già esaminati all’epoca.
Le verifiche richieste alla Procura di Pavia
Qualora la Procura di Pavia lo riterrà opportuno, questo dato potrà essere verificato anche in contraddittorio mediante apposito incidente probatorio, come già successo per l’Estathé rinvenuto sulla scena del delitto e risultato a sua volta riferibile ad Alberto Stasi.
Da parte nostra continueremo ad approfondire celermente ogni ulteriore elemento utile a una ricostruzione ancor più dettagliata dei fatti, nell’interesse della verità e della giustizia”
Cassazione: respinto il ricorso sul caso Venditti
Intanto la Cassazione ha respinto il ricorso della Procura di Brescia che aveva chiesto di avere accesso ai dispositivi informatici (cellulari, hard disk, e pc) dell’ex procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti, nell’inchiesta in cui è indagato per corruzione in atti giudiziari per avere ricevuto dei soldi per chiedere l’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017.
Il sequestro dei dispositivi e la decisione del Riesame
La Procura di Brescia aveva impugnato l’ordinanza con la quale il 17 settembre del 2025 il Tribunale del Riesame aveva annullato il decreto di sequestro nei confronti di Venditti, difeso dall’avvocato Domenico Aiello, e degli ex poliziotti giudiziari al servizio dell’ex magistrato, Silvio Sapone e Giuseppe Spoto.
Tra le altre cose, il Riesame aveva contestato ai magistrati bresciani di non avere indicato le parole-chiave per cercare informazioni utili alle indagini nel mare magnum di informazioni contenute nei dispositivi.
Il rigetto totale della Cassazione
Nel ricorso, la Procura ha esposto alla Cassazione il tema che sono stati ritenuti legittimi in passato decreti di sequestro che non avevano indicato nessuna parola chiave. La ‘risposta’ della Cassazione al ricorso è stata pero’ netta col ‘rigetto totale‘ del ricorso come si legge nel dispositivo.