• 1 Marzo 2026 10:22

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Fiat Multipla Hybrid Power, l’ibrido è nato oltre 25 anni fa

Mar 1, 2026

L’ibrido quando nessuno se lo aspettava, un’innovazione passata in sordina che poi ha rivoluzionato l’auto per come la conosciamo oggi. Chi pensa che le vetture in grado di combinare benzina ed elettrico siano una realtà da pochi anni si sbaglia di grosso. Oltre 25 anni fa Fiat apriva la strada a una nuova idea di mobilità con l’insospettabile e iconica Fiat Multipla Hybrid Power.

È una storia che sa di laboratorio e di visione, di intuizioni che arrivano troppo presto per essere comprese fino in fondo. Una storia che parte da un’auto discussa, divisiva, fuori dagli schemi. E che proprio per questo si presta a diventare terreno fertile per la sperimentazione.

La rivoluzione a sei posti

Era il 1997 quando la Multipla fece la sua prima apparizione ufficiale al Salone di Francoforte. In un’epoca in cui le monovolume cominciavano a diffondersi ma restavano ancora legate a schemi tradizionali, Fiat decise di osare.

Linee fuori dal coro, proporzioni quasi provocatorie, un frontale alto e corto che sembrava disegnato con la voglia di rompere le regole. Ma la vera rivoluzione era dentro. Due file da tre posti, sei sedute vere, non di fortuna. Nessun strapuntino sacrificato in terza fila, nessun compromesso.

La larghezza generosa e la lunghezza contenuta creavano un abitacolo arioso, luminoso, intelligente. Chi l’ha guidata ricorda ancora la sensazione di spazio, la visuale dominante, quella console centrale sospesa che sembrava arrivare dal futuro, tutta orientata al pilota. La Multipla non era bella nel senso convenzionale del termine, anzi molti diranno che non era bella affatto. Eppure era funzionale e tremendamente moderna.

La Multipla che nessuno conosce

Accanto alle versioni benzina, diesel e metano – queste ultime diventate quasi iconiche nel panorama italiano – esiste un capitolo che in pochi conoscono. Nel 2000 Fiat presentò la Multipla Hybrid Power, un progetto sperimentale che oggi definiremmo plug-in hybrid.

All’epoca, però, la parola “plug-in” non faceva ancora parte del lessico comune. E parlare di auto elettrificate significava guardare a un orizzonte lontano. Eppure, quella Multipla poteva viaggiare in modalità completamente elettrica.

Purtroppo ne furono realizzati soltanto 10 esemplari, destinati al Comune di Napoli nell’ambito del Progetto Atena, un’iniziativa mirata alla sperimentazione di soluzioni a basse emissioni in ambito urbano. 

Come funzionava

In città la Multipla Hybrid Power si comportava come un’elettrica pura. Velocità massima di 80 km/h e un’autonomia superiore agli 80 km in modalità a zero emissioni locali. Numeri che possono competere con le ibride moderne, figuriamoci nel 2000. 

Fuori dai centri urbani entrava in gioco il lavoro congiunto dei due motori. La velocità massima superava i 155 km/h e l’autonomia complessiva arrivava a circa 400 km. Prestazioni in linea con le versioni tradizionali, ma con emissioni sensibilmente ridotte.

La propulsione era affidata a un sistema fatto da un motore termico a benzina da 103 CV e un’unità elettrica da 30 kW di potenza. Le batterie invece erano quindici elementi al Nichel-Idruri metallici, tecnologia avanzata per quegli anni, quando il litio non era ancora lo standard dominante.

Ufficio Stampa StellantisL’abitacolo della Fiat Multipla Hybrid Power con il selettore delle modalità di guida

Le “Multimodalità”

Uno degli aspetti più affascinanti della Multipla Hybrid Power era la possibilità per il guidatore di scegliere la modalità di funzionamento tramite una manopola posizionata tra i sedili anteriori. Tre le opzioni:

elettrica: il motore a benzina era spento e scollegato dal cambio. La trazione era affidata esclusivamente al motore elettrico. Silenziosa, fluida, perfetta per l’ambiente urbano;
ibrida: i due propulsori lavoravano in parallelo. L’elettrico interveniva in partenza – sfruttando la coppia immediata – e nelle fasi di accelerazione, affiancando il termico. In decelerazione e frenata recuperava energia, anticipando di fatto il concetto di rigenerazione oggi diffuso su larga scala;
elettrica con ricarica: una soluzione intelligente. La trazione restava elettrica, ma il motore termico funzionava a regime costante per azionare l’alternatore e ricaricare le batterie. Una logica da range extender ante litteram.

Leggendo queste modalità, è impossibile non pensare a quanto fossero avanti. Non solo per l’Italia, ma per l’intero panorama europeo.

Il posto sacrificato

Per integrare il sistema ibrido, un compromesso era inevitabile. Le batterie vennero collocate al centro della fila anteriore, al posto del sedile centrale. La Multipla Hybrid Power passava così da sei a cinque posti.

Un sacrificio simbolico per l’auto che aveva fatto dei sei posti veri la propria bandiera, alla quale rinunciava per accogliere la tecnologia del futuro. È un’immagine che racconta bene il momento storico: la necessità di trovare spazio, fisico e culturale, per qualcosa di nuovo.

Il sistema elettronico di gestione era il vero regista dell’intero schema propulsivo, capace di coordinare motori e flussi energetici in base alle condizioni di utilizzo. Un lavoro di integrazione che oggi diamo per scontato, ma che allora rappresentava una sfida tecnica considerevole.

Un’occasione mancata?

Col senno di poi, viene naturale chiedersi cosa sarebbe successo se Fiat avesse creduto fino in fondo in questo progetto, trasformandolo in una proposta di serie. All’inizio degli anni Duemila il mercato non era pronto. I costi erano elevati, le infrastrutture di ricarica praticamente inesistenti, la sensibilità ambientale ancora in fase embrionale. L’ibrido sarebbe esploso solo diversi anni dopo, trainato da altri costruttori e da normative sempre più stringenti.

Eppure, la Multipla Hybrid Power dimostra che l’intuizione c’era. Che l’idea di combinare efficienza urbana e versatilità extraurbana non era affatto nuova. Che l’industria italiana, spesso accusata di inseguire, in quel caso aveva anticipato. Forse è stata davvero un’occasione mancata. O forse è stata semplicemente una tappa necessaria, un laboratorio viaggiante che ha contribuito – anche se in silenzio – alla maturazione della tecnologia ibrida.

Da “Sarete belli voi” a Michael Schumacher

La Multipla, si sa, è stata al centro di campagne pubblicitarie fuori dagli schemi. Lo slogan “Sarete belli voi” trasformava le critiche estetiche in un punto di forza. Un modo ironico e intelligente per ribaltare la narrazione. Quel linguaggio diretto, provocatorio, raccontava un’auto che non chiedeva approvazione. Un’auto che metteva al centro la sostanza.

Nel tempo, il modello è stato associato anche a testimonial d’eccezione come Michael Schumacher, in un periodo in cui il legame tra tecnologia stradale e competizione era parte integrante della comunicazione del gruppo torinese. È curioso pensare che dietro un design tanto discusso si nascondesse una delle sperimentazioni più interessanti dell’epoca in tema di elettrificazione.

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