Nei primi anni Novanta il mercato delle sportive compatte è dominato da un duo giapponese difficile da ignorare: Toyota Celica, Mitsubishi Eclipse. Auto divertenti, affidabili, con un rapporto qualità-prezzo difficile da battere.
L’Europa risponde a modo suo, con proposte che guardano più all’emozione che alla praticità. E Fiat, nel 1994, risponde con qualcosa che in pochi si aspettavano: una coupé con una faccia che nessuno aveva ancora visto, un motore turbo che non si scusa con nessuno, e un’idea precisa di cosa significhi fare un’auto sportiva.
Anni di creatività
Siamo all’inizio degli anni Novanta, e Fiat è in piena trasformazione sotto la guida dell’amministratore delegato Paolo Cantarella. L’obiettivo è differenziare la gamma, allontanarsi dall’immagine di marchio esclusivamente popolare, proporre vetture che abbiano una personalità riconoscibile.
Per farlo, Cantarella punta tutto sul Centro Stile Fiat, che viene potenziato e riorganizzato sotto la direzione dell’architetto Ermanno Cressoni, già capo del design Alfa Romeo prima di approdare a Torino. Cressoni costruisce intorno a sé una squadra volutamente eterogenea: ci sono americani come Chris Bangle e Mike Robinson, il greco Andreas Zapatinas, e una generazione di giovani designer italiani.
Il metodo di lavoro è quello che Giolito definisce “digital-manual“: i computer cominciano a entrare nel processo, ma si lavora ancora con la modelleria tradizionale, la plastilina, i modelli in scala 1:1 costruiti a mano con la scagliola di gesso. La creatività non è un fine ma uno strumento: ogni scelta stilistica deve avere una ragione funzionale, deve migliorare l’ergonomia o l’efficienza della vettura, non solo l’aspetto. Un principio che nella Fiat Coupé si vede in ogni dettaglio.
Nata dal pianale Tipo 2
La Fiat Coupé non parte da un foglio bianco: la base è la piattaforma “Tipo 2”, già utilizzata per la Tipo e la Tempra, ma anche per la Lancia Dedra e l’Alfa Romeo 155. Una struttura consolidata, versatile, ben conosciuta dagli ingegneri e abbastanza robusta da reggere il peso di un progetto sportivo senza bisogno di stravolgimenti strutturali.
La vettura misura 4,25 metri di lunghezza, 1,77 di larghezza e 1,34 di altezza, con un passo di 2,54 metri. Dimensioni da coupé compatta, con un abitacolo da classica 2+2.
Il design di Chris Bangle
Il gruppo guidato da Chris Bangle, produce qualcosa che al momento del lancio in pochi possono aspettarsi. La Fiat Coupé non assomiglia a niente di già visto. Le superfici sono alte, quasi sproporzionate rispetto a ciò che il mercato aveva abituato, con un terzo volume che si chiude brusco sulla coda tronca rafforzata dalle nervature dei parafanghi posteriori.
La trovata più discussa è quella del cosiddetto “cofango“: il cofano motore si prolunga fino a diventare anche parafango anteriore, creando una superficie unica che percorre tutta la fiancata fino alla portiera. Un’idea che richiede un’ingegnerizzazione non banale ma che diventa immediatamente la firma riconoscibile della vettura.
Ci sono poi i dettagli che guardano al mondo delle corse: la presa d’aria anteriore aggressiva, il tappo del serbatoio cromato a vista con chiusura rapida, i proiettori anteriori con copertura a doppia bolla. Le carenature mentre le maniglie delle porte, invece, scompaiono: incassate nel montante, quasi invisibili, per non spezzare la continuità delle fiancate.
Ufficio Stampa FiatFiat Coupé, la sportiva italiana fuori dagli schemi
Interni e assemblaggio di Pininfarina
L’interno è altrettanto coerente con il tono generale: la plancia presenta una fascia trasversale verniciata nella stessa tinta della carrozzeria, un richiamo esplicito alle sportive del passato che avevano il cruscotto tinta body. Non è nostalgia, è un filo che collega la Coupé a una tradizione italiana precisa, rendendola riconoscibile non solo da fuori.
L’assemblaggio viene affidato a Pininfarina, che cura anche la realizzazione degli interni. Una scelta che permette a Fiat di mantenere il controllo sulla produzione senza moltiplicare le linee nello stabilimento principale. La collaborazione con Pininfarina porta con sé anche un’attenzione alle finiture che non sempre era garantita nelle produzioni di Torino.
La presentazione nel 1993
La prima apparizione pubblica avviene al Salone di Bruxelles del 1993. La produzione comincerà l’anno seguente, nel gennaio 1994, con uno spot pubblicitario che punta tutto sul colore: un giallo pastello vivace, quasi sfacciato, che diventerà il colore simbolo della Coupé per tutta la sua vita commerciale. Il claim è semplice e diretto: “Bentornato Coupé”: un riferimento esplicito alla 128 Coupé, uscita di produzione nel 1980, da cui era rimasto un vuoto che finalmente qualcuno si decideva a riempire.
Il primo anno la gamma è composta da due versioni: il 2.0 turbo 16V da 195 CV, ultima evoluzione sovralimentata del bialbero Lampredi, e il 2.0 aspirato da 142 CV che arriva un momento dopo. Entrambi abbinati al cambio manuale a cinque rapporti e alla trazione anteriore, con il differenziale Viscodrive a giunto viscoso sulle versioni turbo per ridurre il sottosterzo nelle accelerazioni più decise. La turbo tocca i 225 km/h, l’aspirata si ferma a 208. In entrambi i casi, prestazioni da non sottovalutare.
La gamma si rinnova nel 1996
Al Salone di Torino della primavera del 1996 arriva l’aggiornamento più significativo della vita della Coupé: i motori quattro cilindri vengono sostituiti da unità a cinque cilindri 20 valvole. Il nuovo propulsore porta con sé una serie di soluzioni tecniche avanzate: albero controrotante di equilibratura, fasatura variabile, accensione con bobine singole.
La versione turbo arriva a 220 CV, con velocità massima dichiarata di 250 km/h. Una cifra che la rende, in quel momento, la sportiva Fiat più veloce mai prodotta. Per chi cerca qualcosa di meno estremo, viene introdotto anche il 1.8 16V da 131 CV, proposto senza differenziale e in versione base, pensato per abbassare il prezzo d’ingresso nella gamma.
Anche una Limited Edition
Nel 1998 arriva la Limited Edition, prodotta in 1.400 esemplari. Il kit carrozzeria e i dettagli in grigio titanio la distinguono a colpo d’occhio dalla versione standard. Le pinze dei freni Brembo anteriori sono verniciate in rosso. Ogni esemplare porta un badge sullo specchietto con il numero progressivo di produzione: un dettaglio che trasforma ogni Coupé Limited Edition in un oggetto individuale, identificabile, non replicabile.
La Limited Edition porta con sé anche il cambio a sei rapporti con spaziatura più corta rispetto al cinque marce standard, un’evoluzione che verrà poi estesa a tutte le versioni turbo. La serie limitata viene in seguito rinominata “Turbo Plus“, con qualche aggiornamento aggiuntivo derivato dall’esperienza accumulata in cinque anni di produzione.
Per anni la soluzione italiana per il puro divertimento
La produzione si chiude nel 2000, dopo sei anni di commercializzazione e oltre 70.000 esemplari costruiti. Un numero che racconta il successo di un progetto coraggioso: una coupé sportiva proposta da un marchio prevalentemente generalista, in un segmento dominato dai giapponesi, con un design che non chiede il permesso di piacere e una meccanica che nel corso degli anni non smette di evolversi.
Guardandola oggi, la Fiat Coupé ha quella caratteristica delle auto riuscite davvero: sembra vecchia e moderna allo stesso tempo. Le linee sono figlie del loro tempo ma mantengono un’energia che le auto troppo prudenti non riescono a conservare altrettanto bene. Per anni è stata l’alternativa italiana economica per chi voleva una sportiva semplice.